fondazione turati. 50 ANNI DI VITA E UNA FESTA CON INVITATI POCO ADATTI

Dal rosso-Rossi all’emulo di Benigni Nardella: una “passerellata” di politici che ci hanno ridotto con le toppe al sedere, altro che neo-socialismo!

Rossi il socialista [il tirreno]
Rossi il “socialista rivoluzionario”, che ha massacrato la sanità toscana [Il Tirreno]
GAVINANA. La Fondazione Turati ha celebrato i suoi cinquanta anni e noi ci associamo a questo evento che, oltre che di natura benefica, ha coinciso con un intervento pubblico del rosso-Rossi che ha “sbavato” senza ritegno sul problema Sanità.

Primo appunto agli organizzatori di questa ricorrenza: la presenza di questo politico cialtrone di nome Rossi, ha dato lustro all’iniziativa o l’ha svilita?

Ipse dixit: “Rispetto alla crisi in atto sono i più deboli e i ceti medi a pagare di più. Io credo che non basti definirsi democratici per affrontare il futuro. Credo che l’idea per il futuro stia anche nel socialismo, aggiornato ai tempi. I socialisti ebbero ragione su molti fronti. Credo che vada ricostruita una visione anche per creare un argine alle forze anti sistema”.

A parte certi riferimenti che un comunista come Rossi non dovrebbe permettersi, la domandina è: le forze antisistema sono quelle che combattono per i mantenimenti dei presidi ospedalieri nei territori disagiati e quelle che pretendono di conoscere chi ha rubato quasi mezzo miliardo di euro nell’Asl di Massa? O chi, altrimenti?

Secondo appunto agli organizzatori.

È intervenuto anche uno storico, un certo Ciuffoletti che ha rivendicato la lungimiranza del pensiero di Turati “In lui c’era già il terzo settore, il mutualismo”.

Questo Ciuffoletti si chiama Zeffiro ed il suo pensiero sarà stato certo recepito da Manes, il “re” del terzo settore, della Dinamo e dei pomodori simil rame, per grazia di Dio e volontà del bomba – Renzi.

Terzo appunto agli organizzatori: era proprio necessaria la presenza del simil-Benigni, che si chiama Nardella e “ribalugina” in espressioni delle quali, lui ex cattocomunista, nemmeno conosce il senso? “C’è uno spazio immenso fra Stato e individuo ma non si deve operare una sostituzione dell’uno con l’altro bensì una condivisione”.

Nessuno si è alzato per invitarlo a levarsi dai corbelli dopo tale esternazione?

Nardella violinista
Nardella violinista

Ci dimenticavamo la chiusa finale del rosso-Rossi, esternata in quel territorio che lui e i suoi giannizzeri hanno “politicamente” assassinato a livello sanitario.

“Rispetto alla crisi in atto sono i più deboli e i ceti medi a pagare di più. Io credo che non basti definirsi democratici per affrontare il futuro. Credo che l’idea per il futuro stia anche nel socialismo, aggiornato ai tempi. I socialisti ebbero ragione su molti fronti. Credo che vada ricostruita una visione anche per creare un argine alle forze anti sistema”. Già lo avevamo citato sopra.

Può bastare questo scempio verbale per poter affermare che anche la Fondazione Turati e i suoi rappresentanti si sono, in questa circostanza, asserviti a una logica politica fatta di “lecchinaggi” e di future e non certe prebende, senza comprendere che se il quadro politico dovesse mutare, il ricatto dell’assistenza potrebbe facilmente, ed ope legis, essere trasferito ad altri questuanti “senza fine di lucro?”.

Sì, perché, diciamocela tutta: la Fondazione Turati è opera di quel “signore” che si chiamava Antonio Cariglia, famoso in Pistoia per lo scandalo delle case popolari, che il “padre costituente” e galantuomo On. Prof. Avv. (Lui, sì!) Calogero Di Gloria denunciò e pagò con un ingiusto ed indecoroso – per i più – esilio politico, ma anche per propria e volontaria scelta.

Il sig. Antonio Cariglia fu anche colui che superò dopo dodici anni le forche caudine di “mani pulite” e che, morendo, ha lasciato un contenzioso di successione nel quale i parenti si sono amabilmente e giudiziariamente scannati.

Lino Calogero Di Gloria
Lino Calogero Di Gloria

Vedete che anche le Onlus, cioè associazioni senza fine di lucro, sono molto appetite!

A onore di verità dobbiamo dire che la Turati a Gavinana e a Pistoia svolge un’opera assolutamente  meritoria e riconosciuta da tutti. Anche se i soldi per la sua nascita e il suo sviluppo provengono dalle nostre tasche.

Anche chi scrive se ne serve, perché oramai usare il servizio pubblico è quasi impossibile grazie a Rossi.

Quello che non ci è piaciuto, e lo diciamo in tutta franchezza, è stato lo stantio rituale politico con il quale si è inteso ricordare il cinquantenario della Fondazione di questa meritoria istituzione.

L’evento sarebbe stato molto più bello e sentito se si fosse evitata la presenza di “sguatteri” del sistema e politici di accatto che vengono a promettere e, lo abbiamo sperimentato nei fatti, non mantengono mai.

Presidente Nicola Cariglia, aveva così tanto bisogno di “offrirsi” politicamente nella circostanza?

Se mai avesse un po’ di tempo libero, le rivolgo, da montanino non accettato, una richiesta, a lei che è stato vice Sindaco di Firenze, Presidente dell’Aeroporto di Peretola e tante altre cose ancora: ci dia una mano per l’eliporto che a parole doveva essere già funzionante e per il quale il suo amico sig. rosso-Rossi minacciò l’Abati, allora gran capo dell’Asl3 – quella delle veline osannanti di sistema che predicavano il potenziamento dell’ospedale Pacini –, di prenderlo a pedate nel culo se non lo avesse immediatamente fatto costruire.

Può interessarsi? Sì, sono anch’io un questuante, ma di ben altro spessore, se mi permette, rispetto ai figuri ospitati nel vernissage del cinquantenario della Turati.

Un altro piccolo rilievo che gli organizzatori dell’evento hanno dimenticato: le capacità, l’umanità e il senso di servizio che i “suoi” dipendenti quotidianamente dimostrano nell’esercizio delle loro mansioni e che non è stato dovutamente evidenziato.

Le sembra poco? Forse è arrivato il momento di licenziare qualche suo lustra-scarpe…

[Felice De Matteis]

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