fratelli d’italia. COMPARATISTICA FRA LE «AUTORITÀ COSTITUITE» DI SARCOFAGO CITY

Nei prossimi giorni, magari, vi metto a confronto due documenti con affermazioni tali da far raggricciare la pelle: tanto che, se penso a quanto “tirano per il lesso” (e cito Carducci dell’asin bigio di Davanti San Guido) mi si piglia male…


B-i per H-acca fratto 2 ed ognun si tien le sue


FATE IL VOSTRO DOVERE

«CON DISCIPLINA ED ONORE»

SIETE PAGATI PER QUESTO


 

Non di solo pane vive l’uomo, ma anche di triangoli

 

Ci sono, nel linguaggio comune, vari tipi di fratelli: fratelli di latte, fratelli di balia, fratelli di sangue, fratelli massoni, fratelli uterini, fratelli germani – e magari anche sorelle anatre. Una nuova categoria è individuabile nei “fratelli d’Italia”.

Ovviamente non sto parlando della gente della Giorgina, ma di coloro che, appartenendo ad un ben preciso strato/stato sociale, possono fare quello che vogliono, anche spregiare i loro doveri e rendersi rei evidenti e impuniti di democratici comportamenti a smalto fascio-comunista.

Parlare di Costituzione, di legalità, di correttezza, di trasparenza, di anticorruzione, di terzietà, di imparzialità e altro ancora; e al tempo stesso ammucchiare più materiali da discarica di quelli che finiscono nell’inceneritore di Montale (che secondo i compañeros doveva essere chiuso in questo 2023 che sta finendo) è troppo significativo nel mondo del generale Roberto Vannacci.

Torno alla comparatistica, materia che mi è abbastanza a mano per gli anni del mio insegnamento universitario. E comparo due personaggi in cerca d’autore: il Pm capo Tommaso Coletta e la Segretaria Generale del Comune di Agliana-Pedrito, Paola Aveta.

Il triangolo no, dice Renato. Ma i triangoli fanno parte del mondo naturale in all senses. Ne esistono di equilateri (Totò li chiamerebbe chiatti); isosceli, che dal greco fanno capire di aver cosce di lunghezza uguale (non sarà sessista…?) e scaleni: sgangheri, zoppi, squinternati, eccentrici, scompisciati e quant’altro volete.

Quest’ultimi sono i più adatti agli italiani. Perciò, con un guizzo analogico degno di Italo Calvino, li potremmo definire fratelli d’Italia: tutti differenti, senza pietà. Ma tutti, comunque, triangoli.

Se non erro l’area del triangolo si calcola ancora con la formula base per altezza diviso 2. E per comparare, adopero i due personaggi sopra mentovati come dicevano un teNpo.

Pur essendo scaleni fra loro (Coletta ha certamente più importanza della Paola Aveta), la loro base è simillima. Entrambi laureati in legge, entrambi sofisti del pelo nell’uovo e di quello spaccato in quattro, appartengono al mondo che dovrebbe garantire al cittadino le certezze che nessuno dei due, invece, garantisce.

Coletta, infatti, dovrebbe intervenire per arrestare il malaffare; la dottoressa Aveta, parimenti, sarebbe la vigilatrice anticorruzione del Comune di Agliana-Pedrito.

Lo fanno forse? Ma assolutamente no. Uno blocca gli accessi agli atti con una circolare che è un insulto alla Legge 241/90; la famigerata circolare n. 574 del 14/3/22 utilizzata dal Pm per impedire il diritto di difesa della «gente comune», che tanto diceva di amare e voler servire;

L’altra (che oltre ad essere leguleia è anche figlia di magistrato – dicono – e sorella di avvocato) ti fa dei pipponi tali che si contraddicono più ancora dei ragionamenti di un gigante nano (lo vedete l’ossimoro?) come Margutte: l’Aveta è capace di partire asserendo che il sole “enallumina el mondo”, direbbe S. Francesco, e conclude con un «ma la luce del sole è nera e non fa lume».

La chiesa di sinistra è liberale come lo Zio Stalin

Sia iddu che idda rappresentano – per esprimerci ammodino e secondo Costituzione, art. 21 – la peggiore espressione della burokràzia fascio-comunista che mi ricorda l’infanzia stalinista (lo zio morì il 5 marzo 1953, quando avevo 6 anni) e post-stalinista-krusciòvika: negare sempre, specie l’evidenza e imbavagliare il popolo.

Questa, diciamo, è la base del triangolo. Come vedete è base comune e una dottrina e giurisprudenza comune.

Ora passiamo all’altezza; la qualità della modestia, sia fisica che spirituale (anche qui mi servo della Costituzione per parlare secondo l’art. 21), che caratterizza sia iddu che idda.

Nei prossimi giorni, magari, pubblico e vi metto a confronto due documenti con affermazioni tali da far raggricciare la pelle: tanto che, se penso a quanto “tirano per il lesso” (e cito Carducci dell’asin bigio di Davanti San Guido) mi si piglia male…

Il diviso 2 indica la perfetta equipollenza dell’operato. Ed ecco calcolata l’area del triangolo scaleno e, insieme, l’aria che tira nel Che tempo che fa d’Italia.

Ho detto cose non vere? No. Ho detto cose impertinenti? No. Ho usato espressioni incontinenti? No. Ho solo cercato di rappresentare Pistoia, passandole sul viso solo qualche pezzo di carta vetrata alla sabbia di satira.

Non farà certo ridere, questa satira, né il sostituto Grieco né il suo collega Curreli. Non ridevano – disse Grieco in aula –, forse, però, solo perché non hanno il senso dell’umorismo

Ma la satira non vuole far ridere sempre e comunque: più spesso intende castigare chi si atteggia a duro e puro, ma ha la testa come il muro.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


 

A tutti quelli che lavorano con i sofismi della legge, consiglierei di leggere i tredici libri degli Elementi di Euclide, dai quali possono imparare una scienza che non sembrano possedere se non in tutto, almeno in gran parte: la logica.

La lettura, però, va fatta direttamente in greco, non sul cellulare con cui avvocati & C. spippolano perfino quando sono in aula o con i clienti…


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