fusione comuni montani. AL SUGO, IN BIANCO O AL POMODORO…

«Nell’attesa potremmo tentare di fare funzionare l’Unione dei Comuni, vi pare?»

FUSIONE-IN-CORSOMONTAGNA. Il neo Comune di Limestre, patria della Dynamo Camp e delle sue meritorie iniziative, un tempo frazione del Comune di San Marcello Pistoiese, è entrato a gamba tesa nel dibattito sui risultati referendari dei Comuni di Abetone (dove ha vinto il no alla fusione) e di Cutigliano (dove ha vinto il alla fusione) e in maniera furbesca, attraverso il suo portavoce, dichiara “La Regione rispetti il voto”.

A prima vista potrebbe apparire un definitivo cambiamento di rotta rispetto ai desiderata di coloro che vogliono la fusione dei quattro comuni montani, ma nella sostanza è il disperato tentativo di mantenere viva questa ipotesi confidando nella Regione, giudice ultimo, e nella potente rappresentanza (e interesse?) che Vincenzo Manes ha sul territorio nel quale e per il quale si sta spendendo, da un lato chiudendo stabilimenti e manovalanza, cioè il tessuto sociale e civile del territorio, mentre dall’altro, anche in virtù della sua qualifica di responsabile del Terzo Settore nel governo del bomba-Renzi, ha necessità di arrivare, ope legis, al suo obiettivo: che è poi quello di creare una Dynamo Valley sulla Montagna andando a produrre… pomodori a Fornaci di Barga!

Insomma, uno specchietto per le allodole, buttato là in attesa di grandi e più propizie manovre; a favore del popolo naturalmente, perché come affermava nel 1766 il suo amico Voltaire: “Il popolo deve essere guidato, non istruito”. Mentre presumiamo che il padrone della Dynamo questo pensi, il portavoce del comitato per la fusione a quattro non comprende di essere lui medesimo e i suoi sostenitori: “Sovrano come er popolo sovrano | che viceversa nun commanna mai” (Trilussa).

pomodori al rame - manesStavolta una parte di Montagna ha liberamente espresso la propria opinione; se di questa volontà si vorrà tenere conto, lasciando a ciascuno la libertà di credere di essere nella ragione e non andando a trovare alchimie di spregevole politica nella percentuale in relazione agli abitanti dei due Comuni, al numero dei votanti e “fregnacce” varie, il risultato di fatto è incontrovertibile: no alla fusione dei due comuni.

La fusione non è l’Unione dei Comuni che è ben altra cosa, che potrebbe funzionare e garantire, attraverso la gestione associata di alcuni servizi, il mantenimento delle specificità territoriali, della loro vocazione e delle proprie tradizioni storiche e culturali. Purtroppo, qualcuno non vuole una Unione dei Comuni funzionante perché – questa è la scusa – i finanziamenti sarebbero minori e i problemi maggiori.

Questi signori non hanno ricordo di una certa Comunità Montana e dei disastri compiuti a fronte di possibilità di gestione e intervento sul territorio, che spaziavano dalla sanità alla forestazione, dalle opere pubbliche al recupero del territorio nelle sue varie forme?

La colpa è solo di un individuo, attualmente a processo, o non soprattutto della “politica” e dei politici incompetenti e incapaci che hanno sperperato questa possibilità?

Gira voce, ma tale è e come tale la riportiamo, che la Magistratura abbia messo gli occhi anche su qualche politico: state a vedere che nella cacca, dopo lustri di gestione di sinistra, si ritroverà invece un politico di centro-destra!

Marco Niccolai
Marco Niccolai

Il voto referendario della primavera 2016 a San Marcello e Piteglio avrà un notevole significato politico: solo una stragrande maggioranza in numeri e percentuali a favore della fusione dei due comuni potrebbe dare un senso all’attuale gestione politica; in caso contrario tutti a casa e si torni al voto.

Tutto ciò in attesa che nelle segrete stanze della Regione, alla presenza magari del consigliere regionale Niccolai, che più guardo e più mi appassiono alla fisiognomica, si decida d’ufficio quale avvenire dare a questo territorio che avendo oramai raggiunto i propri minimi termini, dovrà essere almeno parzialmente ricostruito. E dove c’è ricostruzione, ci sono soldi. Dove ci sono soldi c’è immancabilmente guerra di interessi e corruzione pronta a scoppiare – o a fiorire, dipende da come la si vuol vedere.

Nell’attesa potremmo tentare di fare funzionare l’Unione dei Comuni, vi pare? Anche perché se è vero che “si può indurre il popolo a seguire una causa, ma non far sì che la capisca” (Confucio), è altrettanto vero che l’attuale politica “può costruirsi un trono di baionette, ma non ci si può sedere sopra”. O no?

[Felice De Matteis]

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