genetisti. LA POLITICA CHE PASSIONE (DI FAMIGLIA!)

La politica come dotazione genetica. Una carrellata sulle più familistiche liasons che intrecciano il Pd con alcune famiglie. Un caso da studio che potrebbe essere considerato dal genetista premio Nobel Dulbecco o cos’altro?

AGLIANA. La serie degli intrecci familistici che emergono dalle ultime vicende di cronaca merita un rapido affresco per la comprensione delle cuciture sussistenti tra consanguinei, amanti o sodali applicati nella nobile arte della politica al grido tutti insieme appassionatamente che, se retrodatato al 1965, avrebbe fatto riscrivere la trama del celebre musical di Robert Wise.

Incominciamo da Aldo: un veterocomunista indefesso oggi dem fragaiano (la famiglia prima di tutto) due lustri di consigliere Pd e due consiliature come assessore con il Magnanensi.

Nel 2014, la figlia Luisa – che nessuno ha mai veduto prima né eletto – diventa magicamente assessore e, perché no, vicesindaco (se non ora, quando?), e questo in perfetta simbiosi con il Rynocommissario denojanti (un’altra vita nel partito).

Fragai, nel 2014 deve essere rimpastato da Pistoia, è in cerca di una poltrona e la trova; del resto il Pd è come il Presidente verde-giallo onte: non lascia indietro nessuno. Più commissariati di così!

Una Giunta giovane, ma con modi da PCUS…

I cittadini sono stati serviti e molti non l’hanno ancora capito, anzi gli piace quasi. Aldo è anche stato a lungo nel Consiglio direttivo di Auser, e ne è da poco uscito, restandogli addosso qualche conflitto pregresso con le dazioni comunali all’associazione (davvero apartitica, come ci dice la Patrizia?) pesantemente sofferenti di vaìni, proprio sotto la gestione della figliola Luisa che – còlta in fallo di una contraddizione politica tutta rossa – farà inversione a U che, però non ci risulta ancora (!) sulla questione dei nonni vigili?

Già la Luisa. Muta come un pesce (…la dobbiamo torturare?) sta aspettando l’avvio della campagna elettorale per il sostegno – necessario più che mai – del candidato di garanzia Massimo Vannuccini, ovvero “l’antiques che avanza”.

Quando la politica è una missione, i candidati del partito non si discutono: si sostengono, lancia in resta.

La programmazione politica dem – assicurata dalla retroguardia pistoiese del già Sindaco Magnanensi – ha ben coordinato la giunta che in questa consiliatura ha fatto danni come uno stormo di locuste, anche sfruttando l’inerzia di assessori compiacenti (ciechi e sordi) che hanno preferito una fetta di torta alla politica del Bene Comune: criticità gestionali diffuse, proteste e fughe del personale vessato, pesanti oneri legali per liti temerarie (mai vinta una), impianti sportivi malgestiti e al buio, regolamenti associati illegittimi e ripudiati dai dipendenti, vessazioni di consiglieri e negazione della trasparenza con la Dony (non la Nicla, ma la super-stipendiata Segretaria, lo volete imparare all’Urp?) che ci sembra la Bella Addormentata.

Può bastare, per un affresco sintetico.

L’assessore Italo Fontana

Mentre sul Vannuccini, pende la spada della Corte dei conti per la questione del danno erariale di Agisport (impianto di illuminazione del campo sussidiario), l’Assessore Fontana, sempre più confuso, sembra Porcio Catone l’Uticense, al quale hanno affidato infatti la custodia di quel Purgatorio che è oggi l’Amministrazione mangoniana resa bicefala da incredibili dimissioni del Sindaco dal Pd.

La descrizione delle catene familistiche offre altri spunti d’analisi con la cucitura esistente con la Presidente Nuora-in-comuni (anche Avvocato) Rachele Santini; avente il suocero con una scarpa ad Agliana (dove è un affermato immobiliarista ben noto al partito) e l’altra a Montale (dove infatti risiede e vota con la famiglia); e la migliore suocera sindacalista Cgil “molto distratta” Laila Monfardini: quella che sottoscrive pareri sindacali, senza alcun confronto e analisi con gli altri sindacati e dipendenti: non è un dettaglio, ma la conferma dell’analisi.

Francesco Mazzetti e Laila Monfardini, suoceri in comuni della Presidente Santini

Altra figura collaterale è il consigliere Giorgio Cheli (giorgino a San Michele) che aborre l’articolo 21 della Costituzione, ma che con l’associazione Vacchereccia è editore di pubblicazioni sul Circolo del quartiere (primo attore, sempre il Magnanensi: what else?).

Il consigliere, non è conosciuto per dei brillanti interventi in Consiglio ma è molto considerato in Comune, anche per la “Lia-son-con-Divisa” e il certificato di famiglia con il super consuocero (con un’altra della M di quella lobby del cemento che ha fatto indignare il Mangoni, costringendolo alle dimissioni).

Questo ultimo è un professionista molto presente, che non ha esitato a mettere a disposizione i locali di famiglia per allestire la sede del Comitato elettorale del Pd nelle elezioni del 2014.

L’avevate dimenticato? Ricordatèvelo!

Il consigliere Giorgio Cheli anti-giornalisti non attovagliati

Insomma una catena che – semmai si potrà immaginare Santa – nemmeno quella del Sant’Antonio che viene adorato in Parrocchia da Don Tofani, si potrebbe immaginare tanto “connessa” e, last but not least, anche provvista di un autista automunito, senza la licenza “Ncc”(che a lui non serve).

Il consigliere è sempre disponibile dopo quell’episodio di un lustro fa che si disvelò pilota di autovetture (denojantri) e che lo fece ribattezzare “conducente automobilista” subito pronto al trasporto privato, con soldi pubblici.

[Alessandro Romiti]

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