GERI A BALDI: «A VOLTE È MEGLIO STARE FUORI DAL CAMPO»

Fabrizio Geri
Fabrizio Geri

PISTOIA. Lettera aperta di Fabrizio Geri.

Allora, ho letto con qualche perplessità e sgomento l’intervista di Linee Future a Massimo Baldi, il quale non ritiene uno spreco la separazione del referendum “basta trivelle” del 17 aprile dalle amministrative di maggio. Sicuramente lui che porta a casa 6mila euro puliti per non fare nulla (oppure faccia vedere cosa ha prodotto fattivamente, non a discorsi) non ha problemi a reggere l’esplosione del debito pubblico italiano o la pressione fiscale che affligge i contribuenti onesti che pagano i continui balzi e balzelli fino all’ultimo centesimo.

Massimo è giovane, cerca visibilità facendosi vedere abbracciato con Miss Banca Etruria, la signorina Boschi, ed è finito in Consiglio regionale per il rotto della cuffia, ripescato solo perché il suo partito ha – strategicamente? – nominato assessore la nostra Federica (rinviata a giudizio nella vicenda degli appalti truccati).

Si tratta però di quel partito che nel 2009 e nel 2011 urlava ad alta voce che era immorale separare referendum da amministrative, rimproverando al governo Berlusconi di voler solo limitare la partecipazione e boicottare i quesiti referendari.

Massimo Baldi
Massimo Baldi

Ho trovato su google i video con frasi duropuriste e sdegnate di Franceschini, Finocchiaro, Rosato e dello stesso Renzi; dicevano che era meglio dare i soldi risparmiati con un’election day alle forze dell’ordine o alla ricostruzione dell’Abruzzo terremotato.

Evidentemente, arrivando ad oggi, il Pd ha cambiato verso e ciò che allora era immorale e deprecabile, oggi viene accettato. E intanto i tonni abboccano. Ho voluto tracciare questo excursus per invitare Baldi a non avventurarsi sul terreno della green economy perché sono argomenti complicati, non basta pagare qualche premio Nobel e portarlo a iniziative civetta con truppe cammellate al seguito. Un conto sono gli slogan, altro è il governare portando avanti un progetto, un’idea di sviluppo, che il Pd purtroppo non ha.

L’aumento dell’iva sul pellet, i lacciuoli alle rinnovabili, la mobilità di merci su nave e rotaia ancora al palo, gli inceneritori al posto del riciclo, sono tutte marchette finalizzate a mantenere il sistema parassitario di amici degli amici e lobby che garantiscono prebende, incarichi e affari a chi si avvicina al Partito Democratico, una naturale calamita per carrieristi e opportunisti ventenni, trentenni e quarantenni.

Non è un caso se un ministro dei più influenti come Federica Guidi alla guida del ministero allo sviluppo economico e la presidente di Eni Emma Marcegaglia nominata da Renzi, provengono proprio da quelle lobby potentissime che dettano l’agenda, spesso in conflitto d’interessi, sui temi strategici, dalle armi e forniture energetiche alle trivelle e inceneritori.

Quindi con un po’ di esperienza sulle spalle posso permettermi di consigliare al giovane filosofo, usando una metafora popolare, del gergo calcistico, condivisa già con il compianto Marco Vettori, che a volte è meglio stare fuori dal campo, magari per urlare “arbitro becco”, piuttosto che giocare solo perché tesserati, senza toccare palla e prendendosi pure i fischi del pubblico.

Fabrizio Geri

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