giornalisti e verità. LE ALLEGRE COMARI DI AGLIANA

«Nessuno ama la verità di cui tutti parlano e per cui tutti giurano di voler perfino morire mentre prosperano sollazzandosi in più o meno allegra baldoria»

Nessun P[arlar] D[eve]…
LA TRASPARENZA OPACA, di cui ci parla Alessandro Romiti in un suo intervento dedicato ai democratici comuni di Agliana e Montale, ci spinge a battere sempre sullo stesso chiodo: nessuno ama la verità di cui tutti parlano e per cui tutti giurano di voler perfino morire mentre prosperano sollazzandosi in più o meno allegra baldoria.

E i primi a non amarla, rispettarla e onorarla, sono proprio gli uomini delle classi francesi prerivoluzionarie: Nobiltà (oggi politici), Clero (oggi spesso più rappresentato da funzionari di Partito Democratico che non da epigoni dei 12 che seguivano Cristo), Borghesia (vivente e vegetante nel radicalismo sciccoso alla Gad Lerner, Rolex+Parioli; o alla Fabio Fazio, francescanamente insopportabile perché nelle sue tasche i compagni gli infilano milionate di euro affinché ci faccia ammalare di un grave prolasso scrotale accelerato da una Littizzetto che, ormai bien agée, fa ridere solo i “bambini rinvecchiati”, diversamente detti rimbambiniti).

Eh sì, la verità non piace proprio. Oggi la canzone di Antoine non direbbe Tu sei buono e ti tirano le pietre, ma Dici il vero e ti tiran le querele. Non è mai piaciuta, la verità, fin da quando imbullettarono Cristo in croce perché rompeva troppo.

La verità non piaceva ai fascisti, non piaceva ai nazisti, ma – a onor del vero – non piaceva neppure al bravissimo [zi]Peppe Stalin, con i suoi milioni di morti, ebrei e non ebrei, i suoi gulag e la sua rinfrescante Siberia. Non piace a Donald [Duck] Trump, ma nemmeno a Monsieur Macron e a sua nonna.

E non è mai piaciuta nemmeno al glorioso Pci di Togliatti, di Natta, della Nilde e di Napolitano: men che meno ai loro discendenti ibridi cattocomunisti arnigiani o ai preti che la domenica in chiesa predicano non il Vangelo e i suoi contenuti, ma il catechismo anti-Salvini. E lasciatemi dire che, di tutto questo, ne abbiamo piene le palle!

Ma per tornare da dove siamo partiti, alla trasparenza opaca delineata da Romiti – che forse sta sui corbelli perché insiste, come una tartaruga, a battere il carapce sempre sulla stessa cantonata, e perché, pur essendo talvolta impreciso e con qualche sbavatura, stuzzica come un tafano importuno i nervi scoperti e le contraddizioni di un paese che di cose da nascondere ne ha davvero troppe –; alla trasparenza opaca, dicevamo: ci viene in mente che in questi giorni il Comune di Agliana è sotto pressione più delle turbine di un Boeing in decollo perché…

Rossi bargigli e scoccodeanti gallinelle anelano al silenzio coatto

C’è un malumore in giro che fa senso e che prende di mira i due “architetti della sovversione”, i consiglieri Benesperi e Baroncelli, dato che sbandierano troppe verità, come ha pure scritto e sottolineato la leghista appastata Ammannati Palandri: ma soprattutto è scattata l’operazione «caccia a gola profonda», un qualcuno che, da dentro il Comune, rifischia spettegulèss nelle orecchie degli scoràti oppositori di regime.

E ora, aglianesi, pensate allo schifo che fanno quelli che vorrebbero mettere  al barbecue come San Lorenzo quel «gola profonda» che sussurra la verità!

Si mira a una sola cosa; si vuole soltanto acchiappare chi fiata per fargli la pelle: e sapete perché? Perché non ci si chiede se tutto quello che viene fuori dal bottino, è vero e certo e dannoso per chi paga le spese e le tasse (il che molto verisimilmente fa pensare che chi si incazza sia perfettamente a conoscenza di ciò che non è andato e che non va); ma si cerca d’imbavagliare e imbullettare in croce quel povero Cristo che s’è rotto e che strilla che la sinistra aglianese ne ha fatte di cotte e di crude. Peccato, però, che di poveri Cristi, a Agliana, ce ne siano molti più di uno. A bizzeffe.

C’è davvero il pericolo di un cambio di pariglia alla carrozza comunale: e ciò non piace a chi finora ha fatto quel che gli è parso. Ma un rovesciamento non farebbe male, crediamo; se non altro per umiliare politicamente tanti bei galli [non cedroni] dalle penne sgargianti e dai bargigli penduli e menci, e tante belle galline scoccodeanti di politica inconcludenza.

Con una avvertenza per Benesperi e Baroncelli, però: che se, una volta andati al potere, cominciassero a spazzare tutto il sudicio sotto il tappeto della sala, ci sarà sempre una Linea Libera che non perdona niente a nessuno. Tantomeno a quelli che vogliono andare su per lucidare a dovere il pavimento.

È chiaro, centrodestra?

[Edoardo Bianchini]
direttore@linealibera.info


Diritto di critica

«Uno Stato democratico garantisce e tutela il diritto di critica degli organi di informazione e dei cittadini circa l’operato delle persone preposte a funzioni o servizi pubblici.

La valenza offensiva di una determinata espressione deve essere riferita al contesto nel quale è stata pronunciata. Occorre calibrare la portata di una espressione in relazione al momento e al contesto sia ambientale che relazionale in cui la stessa viene profferita.

Non è ammessa una risposta giudiziaria repressiva che estenda la tutela prevista contro la lesione dell’onore o del decoro anche a casi di contestazione dell’operato altrui (Così Sez. 5, n. 32907 del 30/06/2011, Di Coste, in motivazione).

«La causa di giustificazione di cui all’art. 51 cod. pen., sub specie dell’esercizio del diritto di critica, ricorre quando i fatti esposti siano veri o quanto meno l’accusatore sia fermamente e incolpevolmente convinto, ancorché errando, della loro veridicità.

«Il diritto di critica si concretizza in un giudizio valutativo che, postulando l’esistenza del fatto elevato a oggetto o spunto del discorso critico, trova una forma espositiva non ingiustificatamente sovrabbondante rispetto al concetto da esprimere; di conseguenza va esclusa la punibilità di coloriture ed iperboli, toni aspri o polemici, linguaggio figurato o gergale, purché tali modalità espressive siano adeguate e funzionali all’opinione o alla protesta, in correlazione con gli interessi e i valori che si ritengono compromessi (Sez. 1, n. 36045 del 13/06/2014, Surano, Rv. 261122).

«Nell’esercizio del diritto di critica il rispetto della verità del fatto assume un rilievo più limitato e necessariamente affievolito rispetto al diritto di cronaca, in quanto la critica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica. (Sez. 5, n. 25518 del 26/09/2016, dep. 2017, Volpe, Rv. 270284)».

[Cass. Penale Sent. Sez. 5 Num. 8195 Anno 2019 Presidente: Pezzullo Rosa – Relatore: Morosini Elisabetta Maria – Data Udienza: 17/01/2019]


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