GIOVANI? NON È PIÙ POSSIBILE FARE SPORT

Le nuove generazioni di atleti non sono professionali. Il fenomeno è diffuso e riguarda tutte le categorie, appunto, dai professionisti agli amatori sino ad arrivare a giovani e giovanissimi

Giovani e sport 1PISTOIA. Da più parti, di questi tempi, sono gli allenatori (meglio: gli allenatori/educatori) a lamentarsi. “Non è più possibile praticare sport seriamente: le nuove generazioni di atleti non sono professionali”, che attenzione non c’entra nulla con l’essere o meno professionisti (vi sono professionisti, per giunta strapagati, lo vediamo tutti i giorni, che non hanno comportamenti professionali).

Il fenomeno è diffuso e riguarda tutte le categorie, appunto, dai professionisti agli amatori sino ad arrivare a giovani e giovanissimi. La società è cambiata (in peggio, e non lo diciamo perché stiamo invecchiando e quindi sta aumentando in modo considerevole la nostra vis polemica), lo sport si sta trasformando. Nelle metropoli e in provincia.

Prendiamo un esempio, la pallavolo, disciplina sportiva che conosciamo abbastanza bene, almeno a Pistoia e dintorni. Prendiamo la pallavolo, ma potremmo benissimo parlare di calcio, pallacanestro, atletica leggera, ciclismo, ecc. Di tutti: non farebbe differenza alcuna.

In passato, anche a bassi livelli, se appassionati, si faceva a gara per poter entrare in una compagine di volley, che fosse di un settore giovanile o di una prima squadra. All’inizio della stagione agonistica, si garantiva la presenza tutto l’anno, si cercava di saltare il minor numero possibile di allenamenti, si faceva di tutto per entrare nel sestetto titolare. E giù pianti se non ci si riusciva e altri lucciconi se nessuno ci notava una volta sul parquet e via altre lacrime amare se non arrivava la convocazione a una qualsivoglia selezione provinciale, regionale, di Pinco Pallino.

Guai, inoltre, se la scuola, che non ha mai visto, almeno in Italia, lo sport di buon occhio, ci vietava la partecipazione a un torneo con la nostra formazione: erano drammi, anzi drammoni. Certo, c’era meno offerta… di tutto, ma è altrettanto vero che una volta preso un impegno, non si poteva venir meno (e i genitori erano i garanti del club sportivo).

giovani-pallavoloOggi che cosa accade? Che, lamentano appunto gli allenatori/educatori, ragazzi, ma soprattutto ragazze si iscrivano, si allenino (probabilmente scambiando un sodalizio per una palestra, ove andare quando ci va e piace), ma evitino di disputare le partite, perché quando c’è la scusa del fidanzatino, quando quella di una gita con gli amici, quando c’è da fare le 4 di notte e quindi meglio essere in forma per tirar tardi che non per giocare.

Gli impegni si prendono, ma non si rispettano (ma si pretende di esser pagati, laddove scorrono soldi), i comportamenti sono talmente poco ortodossi da lasciare sconcertati.

“Le donne bevono e fumano più degli uomini” e questa dichiarazione, sottoscritta da molti esponenti di sport, di quello del tempo che fu, lascia di stucco (ma a valutare dalle tante foto postate sui social network, beh è vera). Chissà che cosa passa per la testa di femmine o maschi che bevono e si fanno fotografare con una bottiglia in mano: senso di onnipotenza? Il pensiero di dominare il mondo o soltanto di scordarsi dei 3 e 4 beccati a scuola?

È da anni che scriviamo che vorremmo tornare a quote più normali, ma è da anni che assistiamo a una società di disvalori e non di valori, con i soldi, il potere e l’arroganza e la presunzione che la fanno da padrone.

Con i genitori che prima davano, a priori, ragione agli insegnanti e ai tecnici, castigando i figli, e oggi sono i primi a non porre domande agli stessi, ma a lagnarsi con gli insegnanti e i tecnici o con le alte sfere dell’istruzione e dello sport (se non a passare alle vie di fatto spicce). I medesimi genitori che, assistendo alle gare dei pargoletti, urlano, protestano, si sgolano, persino bestemmiano e litigano non contemplando l’errore (ma tutti hanno diritto a sbagliare, devono, arriveremmo a dire, sbagliare per poter crescere sani).

La primavera, cantava 20 anni fa e oltre Battiato, intanto tarda ad arrivare.

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3 thoughts on “GIOVANI? NON È PIÙ POSSIBILE FARE SPORT

  1. Salve, ho letto attentamente e con molto interesse il suo articolo.
    Le premetto che sono una donna di 34 anni e mi considero una sportiva professionista.
    Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di 8 anni ( 1988 ) e praticato ( non solo per il mio pensiero) solamente a livello agonistico, sino all’età di 34 anni (2015)) ovvero fino a 4 mesi fa.
    Ho praticato sempre e solo questo sport il quale, giorno dopo giorno, anno dopo anno, è cresciuto con me e dentro me come una seconda pelle.
    Quando praticavo le giovanili under 14/16/18/21 avevo come esempio di agonismo e passione, le giocatrici grandi, esperte, brave, che amavano questo sport.
    Questo mi incitava, mi faceva innamorare ancora di più, mi appassionava, verso lo sport.
    Ho sempre fatto tesoro di cui che ho appreso e portato come me fino ad oggi.
    Un impegno, come praticare uno sport di squadra e/o singolo deve essere potato avanti. Svolgerlo con dedizione e duro lavoro.
    Affrontare le problematiche con passione che però, a volte ci si deve sacrificare per ciò che si ama e sopratutto, se lo si vuole svolgere a lungo e di qualità !!
    Ho sempre giocato a pallavolo con questo spirito portando avanti con serietà
    un impegno NON SOLO PERSONALE ma, impegno e rispetto per tutto lo staf e la squadra
    Le giocatrici, atlete, sportive, professioniste o amatoriale HANNO PERSO quella LUCE DI PIACERE, NELL’AFFRONTARE UN CONFRONTO e di PRENDERE UN IMPEGNO PORTANDOLO FINO ALLA FINE condito dal RISPETTO.
    Oggi, si pratica sport in maniera leggera, senza passione, senza voglia, con nessuna fame di riuscire e di vincere.
    Non si pratica più il volley di una volta, quello che andava avanti solo PER LA PASSIONE che, dava la carica portandola avanti.
    In questi ultimi quattro mesi, giocando a pallavolo in una serie d che si giocava la promozione, ho cercato di diffondere :” il rispetto per chi fa sacrifici, la passione che dona, l’impegno per migliorare, essere agguerrite ed avere voglia di mettersi in gioco.
    Ho cercato di far capire alle adolescenti che per fare lo sport, questo sport quelle piccole accortezze sono il FONDAMENTALE, la BASE che ogni atleta professionusta o amatoriale DEVE AVERE PER ESSERE CHIAMATI TALI, PER AMORE DI SE STESSI MA, SOPRATUTTO PER AMORE DI QUESTO SPORT ( IL VOLLEY ) che è il PIÙ CATTIVO ed ALLO STESSO TEMPO, il PIÙ PASSIONALE E VITALE di TUTTI.
    HO NOSTALGIA DI QUEL VECCCHIO, AMABILE, GIOCO DI SQUADRA.

    Grazie

    Viviane Mattozzi

  2. Innanzitutto grazie dell’intervento, che mi trova d’accordo. Certo, quando ho scritto il pezzo, mi sono rifatto alle mie esperienze di giornalista da oltre 25 anni. Ho poi cercato un titolo che potesse catturare l’attenzione, far discutere, dibattere. Certo, ho avuto il piacere e la fortuna che è stato letto e, si noti dai “mi piace” e dalle condivisioni sul social network Facebook, anche ritenuto credibile. Apertissimo, comunque, come mi è capitato di scrivere in questi giorni proprio su Fb, alle critiche, di qualsiasi parte di qualsiasi colore: basta soltanto che vengano poste alla mia attenzione e non fatte alle spalle.

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