giovani. “UNA SPECIE DI ARTICOLO…”

La “buona filosofia”...
La “buona filosofia”…

PISTOIA. Salve,
mi chiamo Gaia, ho 19 anni, sono al primo anno della facoltà di Scienze Umanistiche per la Comunicazione e scrivo perché quando sento di avere qualcosa da esprimere agli altri, non posso farne a meno.

Mi piacerebbe che, un giorno, la scrittura fosse alla base del mio mestiere, perciò credo che sia fondamentale mettermi in gioco già da adesso, per ricevere stimoli e costruirmi un’esperienza produttiva.

Vi riporto di seguito un mio pezzo, sarei davvero felice se lo leggeste e mi comunicaste il vostro pensiero.
Grazie infinite,

Gaia Perretta


 

«TRASMETTERE ABILITÀ RENDE ABILI»

 

Eran una notte...
Eran una notte…

 

CI TERREI a raccontarvi una storia. Non è esattamente strutturata come tutte le storie: i confini tra inizio, svolgimento e fine sono molto sfumati. Comunque mi è venuto in mente potesse valerne la pena.

Come scrisse Alessandro Baricco, “non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”, perciò buona lettura a chi nel frattempo è rimasto curioso!

Un anno fa mi capitò per le mani un’occasione, che accettai con la leggerezza di chi sa di non aver niente da perdere e magari tutto da vincere. Era la mia quinta liceo linguistico, un tempo fragile, di un colore scuro, dai contorni sbiaditi.

A scuola era appena resuscitata l’idea del giornalino aperto alla penna degli studenti, così decisi di farmi avanti e mi cimentai. Mi proposero di organizzare un’intervista a qualche professore, lasciandomi carta bianca sul tema.

Non fu difficile sceglierne uno, in un angolo della mia testa martellava il tormento benevolo che appartiene a tutti i ragazzi, la domanda che con più insistenza delle altre implora una risposta, “che cosa farò da grande?”.

Così pensai di vestirmi dei migliori quesiti che avevo, e incontrai il professor Lippi, docente di Fisica, e la professoressa Iacopini, di Religione.

Trafissi la tensione e cominciai.

Professor Lippi, secondo lei, si diventa ciò che si è oppure ciò che si sceglie di essere?

snoopy_scrittore--Ricordo che il professore si prese un attimo, il tempo di uno sguardo a destra nei suoi pensieri, di un respiro sorridente e:

– Come dice De Gregori: “Ognuno è libero col suo destino”. È chiaro che siamo noi a scegliere, ma certe volte è davvero la vita a scegliere per noi, a indirizzarci per certe strade. Io credo che in un certo senso ognuno abbia un proprio destino, ma anche la libertà di deviare e di cambiarlo. Ai miei ragazzi dico sempre: “Scegliete qualcosa che vi va di fare, che vi fa essere felici già solo svegliandovi la mattina”. Bisogna seguire la propria vocazione, anche se non è detto che tutti ce l’abbiano o che tutti la sappiano riconoscere.

Mi anticipò sorprendentemente e glielo chiesi:

Lei come definisce la vocazione?

– La vocazione… è quando fai qualcosa e non ti passa il tempo, perché non senti la fatica di ciò che stai facendo. È quel lavoro che risceglieresti se avessi la possibilità di rinascere. Ecco, io se rinascessi, farei il professore di Fisica. Altrimenti il tennista, perché quando gioco a tennis mi diverto tanto e, come ho detto, non mi passa il tempo.

Risceglierei il professore, perché per me è il lavoro più bello del mondo. Mi piace trovare la chiave giusta per far interessare i ragazzi allo studio, anche coloro che sono inconsapevoli di essere interessati.

snoopy-scrittore-Trasmettere abilità rende abili. Gli alunni, comunque sia, vanno apprezzati e accettati per quello che sono, bisogna cercare di non modificarli, non bisogna mai vederli come si vorrebbe che fossero.

Ascoltandolo, sentii il desiderio che le sue parole fossero la filosofia di vita di tutti gli insegnanti. Disse “trasmettere abilità rende abili” e fu questo il titolo del mio articolo.

Percepii la sincerità di un professore innamorato del proprio mestiere, che ne ha capito l’essenza, il senso profondo, e che punta a restituirli ai suoi studenti, tutti. Un professore al servizio degli alunni, perché sono gli alunni che fanno la scuola, perché devono crescere appassionati, vivaci.

Sulla scia di questo bell’entusiasmo, mi rivolsi alla professoressa Iacopini:

Che cosa significa fare la scelta giusta per il proprio avvenire?

Sicura e stretta nelle sue braccia conserte, mi srotolò davanti il tappeto delle mie paure e dei miei desideri:

– Vuol dire scegliere la modalità con cui concretizzare al meglio le proprie potenzialità e i propri interessi, anche se a 18-19 anni è molto difficile aver chiaro chi si è e chi si vorrebbe essere, soprattutto perché capita che si voglia essere tante cose diverse, quando si è chiamati a sceglierne una.

E come si fa a scegliere?

– Io consiglio sempre di fare la scelta che si sente più vicina, tralasciando la preoccupazione di trovare lavoro un giorno, perché è importante che si abbia piacere anche a studiare; credo che se non si ama ciò che si studia, poi non si riesca nella vita, o comunque che non valga la pena di durare fatica per ottenere un lavoro che non piace. Ai miei figli dico sempre di individuare le loro passioni e di seguirle, perché anche considerando la notevole scarsità di posti di lavoro, tanto vale che si assecondi con passione ciò che ci portiamo scritto dentro.

Tutto ciò mi illuminava, mi incuriosiva, volevo saperne di più, subito.

Quindi, secondo lei, ognuno nasce per andare ad occupare, un giorno, il proprio posto preciso nel mondo? E se nel frattempo si sbaglia strada?

snoopy-scrittore– Forse sono un po’ idealista, ma io credo sia così. Provo a farti un esempio. Una mia ex alunna scelse odontoiatria, una facoltà che, come tutti sanno, porta a sbocchi economicamente soddisfacenti. Ha durato una grande fatica a concludere gli studi, perché non le piacevano, ma è andata fino in fondo anche per accontentare i suoi genitori.

Poi ha lasciato del tutto il campo, perché ha capito di essere interessata al volontariato, alla cooperazione internazionale, e adesso sta entrando sempre di più in questo mondo, che non ha niente a che vedere con ciò che ha studiato. Quindi, come dire, la natura piano piano rifiorisce, pertanto è bene assecondarla fin dall’inizio.

Ecco un’altra verità che sentii subito di condividere appieno: “La natura piano piano rifiorisce”. È questo che tutti dovrebbero tenere a mente durante la costruzione della propria vita. L’infallibilità e l’inscalfibilità del proprio essere. Pur nelle difficoltà del proprio tempo, del luogo in cui ci è dato di vivere, nella società in cui siamo inevitabilmente coinvolti, dobbiamo crederci.

Perché, come dissi alla professoressa, come naufraghi su una zattera già fradicia e al largo nel mare, l’unico modo per arrivare vivi alle coste del lavoro, in futuro, è mantenere forte la speranza.

Snoopy che scriveCosì le chiesi se avesse fiducia nel futuro di noi ragazzi, prossimi all’incerto imbarco, e la sua risposta fu bella, quella che si vorrebbe sempre ricevere, solo perché si ha bisogno di sentirsela dire di tanto in tanto.

– Io cerco di ricordarmi sempre che tutto cambia nella storia, che non c’è mai niente che rimane fisso, e anche questo periodo nero, così com’è arrivato, se ne andrà. Un generale ottimismo io ce l’ho. Forse ciò che si dovrebbe stimolare di più è la creatività, la capacità di pensare in modo divergente. Bisognerebbe cercare di guardare al di là degli orizzonti chiusi a cui siamo abituati, come i mestieri standard, le esperienze standard. È importante la cultura, leggere, aprirsi, conoscere, interessarsi; solo così possono venire fuori delle sorprese positive.

Fu, questa intervista, una sorpresa meravigliosa. Tuttora gusto la soddisfazione che le mie domande fruttarono risposte illuminanti, e anche se è passato un po’ di tempo da questa esperienza, mi sento ancora in dovere di comunicare a tutti qualcosa che ho capito guardando attraverso gli occhi dei due professori.

Non esiste conquista più gratificante di guardarsi dentro, dopo un cammino di lavoro e amore, e trovare l’immagine di sé stretti alla propria vita riuscita.

[*] – Studentessa universitaria, ospite

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