giurlani. E PER IL SINDACO DI PESCIA ECCO LA CORTE DEI CONTI

PESCIA. Non aggiungiamo parola. Pubblichiamo solo una pagina della Nazione e il testo integrale della sentenza perché ognuno si faccia una idea propria.


Sezione: SEZIONE GIURISDIZIONALE TOSCANA
Esito: SENTENZA Numero: 142 Anno: 2019
Materia: CONTABILITA
Data pubblicazione: 05/04/2019
Codice ecli: ECLI:IT:CONT:2019:142SGSEZ

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE TOSCANA
composta dai seguenti magistrati:

Amedeo Federici
Presidente – relatore Nicola Ruggiero
Consigliere Maria Rita Micci
Consigliere ha pronunciato la seguente

SENTENZA nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 60984 del registro di Segreteria ad istanza del Procuratore Regionale nei confronti Giurlani Oreste, rappresentato e difeso, giusta procura in calce, dagli avv. Gabriele Milani e prof. Paolo Carrozza, elettivamente domiciliato nello studio del primo, in Firenze, alla via Vieusseux n. 9.Visto l’atto di citazione depositato il 27 febbraio 2018, ritualmente notificato al convenuto;

Uditi, nella pubblica udienza del 20 marzo 2019, con l’assistenza del segretario Simonetta Agostini, il presidente relatore Amedeo Federici, il rappresentante del Pubblico ministero nella persona del procuratore regionale Mondera Acheropita Rosaria, i difensori costituiti avv. Gabriele Milani e l’avv. Prof. Paolo Carrozza;

Esaminati gli atti e i documenti di causa.

Ritenuto in

FATTO

Giurlani chiamato a risarcire [La Nazione_17 aprile 2019]
Con atto di citazione depositato il 27 febbraio 2018 e notificato il 24 agosto successivo, il Procuratore regionale ha citato in giudizio il sig. Giurlani Oreste, nella sua qualità di presidente dell’Unione nazionale comunità enti montani (U.N.C.M.), nel periodo 2005 – giugno 2016, in quanto ritenuto responsabile di un danno arrecato all’ente di appartenenza quantificato in euro 881.795,96 oltre interessi legali e spese di giustizia. Il danno è correlato al mancato versamento, in favore dell’INPS, degli oneri previdenziali e assistenziali, ex lege predeterminati, e relativo al periodo di carica rivestita dal predetto nell’arco temporale ricompreso tra il 2011 e giugno 2016, in favore dei dipendenti dell’ente (Gestione pubblica ex INPDAP) e collaboratori esterni (Gestione separata INPS).Quest’ultima categoria era costituita da personale esterno incaricato di collaborazioni nei progetti realizzati dall’ente finanziati prevalentemente dalla Regione Toscana, finanziamenti che comprendevano non solo la realizzazione dei progetti, ma, ovviamente, le dovute retribuzioni del personale proprio dell’ente e dei collaboratori esterni incaricati, gravate dai cosiddetti oneri riflessi.Il quadro complessivo degli illeciti comportamenti causativi del danno indicato era ricostruito dagli accertamenti condotti, per delega della Procura, dal Nucleo di P.T. della
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G.di F. di Firenze che depositava dettagliate relazioni il 18 maggio 2017 ed il 18 febbraio 2018, in atti, nonché dalle dichiarazioni rese dal sig. Luca Orsi, addetto alla Segreteria amministrativa di U.N.C.E.M., pure in atti.

Gli accertamenti eseguiti hanno pertanto consentito di appurare come nel periodo indicato, e cioè ricompreso tra il 2006 e il giugno 2016, si fosse verificata una gestione caotica dell’ente, costellata di irregolarità/illeicità diffuse.

I finanziamenti ricevuti dagli enti pubblici erogatori non venivano infatti utilizzati solo per la realizzazione dei progetti specifici per i quali erano stati erogati, bensì in parte per saldare debiti esistenti ricollegati a progetti precedentemente finanziati e realizzati, la cui contabilità finale era risultata evidentemente in eccedenza rispetto alla previsione ammessa e giustificata, ovvero a seguito di una utilizzazione delle provviste finanziarie pervenute per scopi non coerenti con la motivazione dei provvedimenti concessori. La caotica, quanto illecita gestione dell’ente, produceva sofferenze nella liquidità di cassa, che veniva, in pratica risolta con gli omessi versamenti nelle casse degli enti previdenziali ed assistenziali, limitandosi alla liquidazione degli stipendi e delle parcelle (per gli esterni) al netto degli oneri contributivi.

Rispetto al danno contestato in citazione, e quindi relativamente agli omessi versamenti degli oneri previdenziali, in sede di accertamento era emersa una sofferenza calcolata in euro 1.041.014,33 (comprensiva di sanzioni ed interessi), poi ridottasi in virtù di versamenti di euro 317.147,62 effettuati tra il giugno 2016 e gennaio 2017, a cura dell’ente, in virtù di piani di rientro concordati con l’INPS.

In tale periodo la corresponsione di euro 11.150,31 quali quota interessi ha rideterminato il danno accertato nella somma contestata in citazione, e cioè euro 881.795,96 (euro 870.645,65 + euro 11.150,31).

Le acquisizioni investigative e gli atti istruttori compiuti hanno indotto il Procuratore regionale ad individuare, quale responsabile del danno arrecato all’ U.N.C.E.M, il sig. Oreste Giurlani, nella sua qualità di presidente dell’ente, al quale erano ricondotte le direttive di omissione dei pagamenti degli oneri riflessi in favore del personale impiegato, utilizzando i finanziamenti ricevuti e correlati ad altri progetti in precedenza finanziati, anche per il pagamento di debiti pregressi, oltre che per le già ricordate improprie utilizzazioni.

Il libello introduttivo richiama la circostanza che il Giurlani abbia commesso, nella decisione di omettere il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, il reato previsto dall’art.2, comma 1 bis, del D.L. 12 settembre 1983, n.463 convertito nella legge n.638/1983.

La notitia damni era infatti pervenuta al P.R. da nota dell’A.G.O del 19 settembre 2017. Nello stesso atto introduttivo il P.R. riportava, ancora, come nel periodo oggetto di investigazioni, e nel quale si sarebbe verificato l’asserito danno erariale, al Giurlani l’Ente aveva corrisposto, per collaborazioni e rimborsi spese, la somma di euro 578.103,32 e la cui valutazione costituisce ulteriore separato giudizio.

Allo stesso è stato notificato invito a dedurre, cui ha fatto seguito il deposito, in data 15 gennaio 2018, di controdeduzioni tese ad affermare come U.N.C.E.M. non rivesta natura pubblica, ma costituisca un soggetto giuridico privato.

Con riguardo agli omessi versamenti, invece, il controdeducente ha sostenuto come tale evenienza sia da addebitare agli stessi enti che avevano richiesto la realizzazione dei progetti, versando, tuttavia, con ritardi, a volte proprio omettendoli, i fondi necessari. Ne conseguiva che o venivano pagate le retribuzioni degli operatori, al fine di realizzare i richiesti progetti, o venivano pagati gli oneri contributivi.

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A confutazione di quanto asserito in sede di invito, il P.R. indicava, invece, come la Regione Toscana, nel periodo d’interesse, avesse sempre puntualmente corrisposto all’ente le somme necessarie, e, in particolare, nel periodo 2012 – 2016, aveva corrisposto all’ente l’importo di euro 6.395.324,79.

Circa la natura pubblica dell’ente, il P.R.ha richiamato gli artt. 3, 4 e 20 dello Statuto Delegazione Toscana dell’UNCEM che indica le finalità pubblicistiche dello stesso.

Si è costituito in giudizio il Giurlani, con il patrocinio degli avv. Gabriele Melani e prof.avv. Paolo Carrozza, con memoria depositata il 21 febbraio 2019 versando i motivi che si riassumono.

Insussistenza della qualifica di soggetto pubblico attribuita all’UNCEM, sulla affermata (da parte della Procura) della natura pubblica della quasi totalità delle risorse finanziarie dell’ente. Segue una diffusa ed articolata (pagg. 3-11) descrizione, arricchita da copiosi richiami giurisprudenziali, tesi ad affermare come l’UNCEM rivesta, in buona sostanza, una conformazione di c.d. organismo pubblico, in grado di operare come un soggetto privato. A sostegno vengono citati articoli dello statuto (con elencazione delle tre categorie dei soci componenti che comprendono, principalmente, quali soci ordinari con diritto di voto i comuni, montani o parzialmente montani, le unioni di comuni e altre forme associative intercomunali).

Seguono illustrazioni circa la tipologia della natura dell’ente con riguardo sia ai profili “strutturali” che “funzionali”, tenuto conto che, pur in presenza di numerosi soci pubblici, l’ente rimane un soggetto privato, non essendo neppure dotato di personalità giuridica, anzi essendo in realtà un’associazione non riconosciuta, svolgendo essa, sostanzialmente, attività di rappresentanza “sindacale” in favore dei soci presso la Regione e gli altri enti territoriali.

Quanto alle fonti di finanziamento esclude il convenuto trattarsi in prevalenza di contribuzioni a fondo perduto da parte dei soggetti pubblici (con riferimento al bilancio 2012 tale voce assomma a soli euro 322.265,76 mentre le restanti entrate assommano ad euro 2.101.174,57 e discendono ad attività definite “commerciali”).

Nello stesso citato bilancio vengono iscritte numerose entrate, definite “proventi diversi” (v. pag.14), sostanzialmente qualificati come progetti.

Evidenzia ancora la mancanza di alcun controllo diretto dell’Associazione da parte di soggetti pubblici o enti territoriali o organismi di diritto pubblico, né esso può essere destinatario di norme sulla trasparenza (D. Lgs n.33/2013 e D. Lgs n.97/2016) destinato alle PP.AA..

In ogni caso, ad avviso del convenuto, pur in presenza di una competenza giurisdizionale, risulterebbe evidente l’assenza del nesso causale, atteso che era stato il Giurlani stesso a richiedere la rateizzazione del debito nei confronti dell’INPS, dilazione concessa ma non onorata dai successori.

Peraltro sostiene ancora come il conteggio sia errato (v. pag.19 memoria). Inoltre, contrariamente da quanto affermato da parte attrice nell’atto di citazione (“diversamente da quanto affermato dal sig. Giurlani la R. Toscana ha provveduto regolarmente a corrispondere all’UNCEM le somme previste che, per le annualità 2012-2016 ammontano ad euro 6.395.324,79”) gli importi versati (dalla regione) non avevano nulla a che vedere con il versamento degli importi a titolo di contributi previdenziali.

Non sussisterebbe, infine, il reato di omissione dei versamenti pur avendo consegnato il modello 770 quale datore di lavoro, in assenza di reale versamento tributario, occorrendo un elemento di prova posto a carico della Procura. Per tale motivo il

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convenuto è stato assolto dal Tribunale di Firenze in ordine a tale contestazione. Più in generale per gli omessi versamenti il Giurlani risulta indagato, insieme ad altri funzionari dell’INPS, per il reato di cui all’art.2, comma 1 bis del D.L. n.463/1983, ragion per cui chiede, in subordine, la sospensione del presente procedimento fino alla definizione della causa penale, trattandosi di un fatto penale qualificabile come antecedente logico-giuridico idoneo alla definizione del giudizio contabile.

Alla pubblica udienza del 20 marzo 2019 il Procuratore regionale ha contestato la fondatezza delle argomentazioni difensive e le eccezioni contenute nella memoria di costituzione in giudizio del convenuto, in parte già contenute nelle depositate controdeduzioni.

Si è quindi riportato all’atto di citazione chiedendo la condanna del convenuto nei termini di cui al medesimo atto.

I difensori costituiti, e presenti, sono entrambi intervenuti nella discussione orale. In particolare l’avv.prof. Carrozza ha illustrato i profili relativi al lamentato difetto di giurisdizione, ripercorrendo i contenuti della memoria insistendo particolarmente sulla natura privatistica dell’ente, mentre l’avv. Milani, dopo aver anch’esso, al pari del codifensore, richiamato la distinzione tra la c.d. UNCEM nazionale, da quelle regionali, ha specificatamente rammentato che fosse stato lo stesso Giurlani a concordare il piano di rientro con l’INPS, poi non onorato dal soggetto giuridico che si è succeduto, posto che l’UNCEM Toscana è stata posta in liquidazione ed assorbita nell’ANCI Toscana, anche inglobando eventuali cespiti in dotazione.

Entrambi hanno ribadito, infine, la richiesta di sospensione del presente giudizio in pendenza di quello penale per i medesimi fatti, richiesta alla quale, in sede di breve replica, si è opposto il P.R..

Analogo diniego ha espresso alla richiesta di chiamata in giudizio, ad opera del Collegio, del dipendente Orsi Luca, asseritamente indicato dalla difesa come possibile coautore degli ammanchi.

La causa è quindi passata in decisione.

Considerato in

DIRITTO

1.    In via pregiudiziale, il Collegio è chiamato all’esame dell’eccezione di difetto di giurisdizione di questa Corte, proposta dalla difesa del convenuto.

La predetta eccezione risulta infondata e va, come tale, respinta.

A tal riguardo, giova osservare che, da ultimo, le Sezioni Unite della Cassazione, per evitare il rischio di un sostanziale svuotamento – o almeno di un grave indebolimento – della giurisdizione della Corte contabile in punto di responsabilità, hanno privilegiato “… un approccio più “sostanzialistico”, sostituendo ad un criterio eminentemente soggettivo, che identificava l’elemento fondante della giurisdizione della Corte dei conti nella condizione giuridica pubblica dell’agente, un criterio oggettivo che fa leva sulla natura pubblica delle funzioni espletate e delle risorse finanziarie a tal fine adoperate. Si è perciò affermato che, quando si discute del riparto della giurisdizione tra Corte dei conti e giudice ordinario, occorre aver riguardo al rapporto di servizio tra l’agente e la pubblica amministrazione, ma che per tale può intendersi anche una relazione con la pubblica amministrazione caratterizzata dal fatto di investire un soggetto, altrimenti estraneo all’amministrazione medesima, del compito di porre in essere in sua vece un’attività, senza che rilevi nè la natura giuridica dell’atto di investitura – provvedimento, convenzione o contratto – nè quella del soggetto che la riceve, sia essa una persona giuridica o fisica, privata o pubblica -Sez. Un. 3 luglio 2009, n. 15599; 31 gennaio 2008, n. 2289; 22 febbraio

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2007, n. 4112; 20 ottobre 2006, n. 22513; 5 giugno 2000, n. 400; Sez. un., 30 marzo 1990, n. 2611. E’ ricompreso nella giurisdizione contabile anche l’accertamento della responsabilità erariale conseguente all’illecito o indebito utilizzo, da parte di una società privata, di finanziamenti pubblici (Sez. Un 25 gennaio 2013, n. 1774; 9 gennaio 2013, n. 295, 5 giugno 2008, n. 14825) o per la responsabilità in cui può incorrere il concessionario privato di un pubblico servizio o di un’opera pubblica, quando la concessione investa il privato dell’esercizio di funzioni obiettivamente pubbliche, attribuendogli la qualifica di organo indiretto dell’amministrazione, onde egli agisce per le finalità proprie di quest’ultima (Sez. Un., n. 4112/07, cit). Nella medesima ottica, a partire dal 2003, le Sezioni Unite hanno ritenuto spettare alla Corte dei conti, dopo l’entrata in vigore della , u.c., la giurisdizione sulle controversie aventi ad oggetto la responsabilità di privati funzionari di enti pubblici economici (quali, ad esempio, i consorzi per la gestione di opere) anche per i danni conseguenti allo svolgimento dell’ordinaria attività imprenditoriale e non soltanto per quelli cagionati nell’espletamento di funzioni pubbliche o comunque di poteri pubblicistici (Sez. Un., 22 dicembre 2003, n. 19667). Si è sottolineato che si esercita attività amministrativa non solo quando si svolgono pubbliche funzioni e poteri autoritativi, ma anche quando, nei limiti consentiti dall’ordinamento, si perseguono le finalità istituzionali proprie dell’amministrazione pubblica mediante un’attività disciplinata in tutto o in parte dal diritto privato; con la conseguenza – si è precisato – che, nell’attuale assetto normativo, il dato essenziale che radica la giurisdizione della corte contabile è rappresentato dall’evento dannoso verificatosi a carico di una pubblica amministrazione e non più dal quadro di riferimento – pubblico o privato – nel quale si colloca la condotta produttiva del danno (Sez. Un., 25 maggio 2005, n. 10973; 20 giugno 2006, n. 14101; 1 marzo 2006, n. 4511; (così, Cass. Sez. Un. 23 settembre 2013, n. 20075).

In altri termini, ai fini della sussistenza del cd rapporto di servizio, idoneo a radicare la giurisdizione di questa Corte, risulta necessaria e sufficiente una relazione funzionale, per cui il presunto responsabile risulti stabilmente inserito nell’apparato organico e nell’attività dell’Ente, sì da risultare compartecipe dell’attività dell’Ente stesso (in termini, tra le altre, Cass. Sez. Un., 24 novembre 2009, n. 24761; id., 16 luglio 2014, n. 16240). Conseguentemente, “…la giurisdizione contabile va affermata allorché il danno erariale dipenda da comportamenti illegittimi tenuti dall’agente nell’esercizio di quelle funzioni per le quali possa dirsi che egli è inserito nell’apparato dell’ente pubblico, così da assumere la veste di agente dell’amministrazione.” Cassazione Sezioni Unite, 19 maggio 2016, n.10324.

La rassegna giurisprudenziale percorsa trova, infine, un definitivo approdo nel principio di diritto enunciato, in sede di ricorso per asserita carenza di potere giurisdizionale del giudice contabile, della Suprema Corte, Sezioni unite civili, del 31 luglio 2017, n.18991/17 che afferma:

in tema di danno erariale, è configurabile un rapporto di servizio tra la pubblica amministrazione erogatrice di un contributo o finanziamento statale ed i legali rappresentanti di società persone giuridiche private percettrici dei medesimi, ovvero coloro che con loro intrattengano un rapporto organico, che, disponendo della somma erogata in modo diverso da quello preventivato o ponendo in essere i presupposti per la sua illegittima percezione, abbiano frustrato lo scopo perseguito dall’Amministrazione, distogliendo le risorse conseguite dalle finalità cui erano preordinate; e tanto senza che un’eventuale responsabilità della società o di altri soggetti elida di per sé sola quella dei legali rappresentanti stessi, a tutto concedere operando il concorso dell’una e dell’altra ed

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applicandosi l’art. 2055 cod. civ.; e neppure ostandovi la possibilità di costituzione di parte civile, sia perché non è necessario riferire l’art. 75 cod. proc. pen. anche al giudizio contabile, sia perché l’art. 538 cod. proc. pen. può interpretarsi nel senso che al giudice contabile è comunque riservata in via esclusiva la giurisdizione in punto di condanna specifica al risarcimento del danno”.

Tanto premesso, e in disparte le ineccepibili argomentazioni esposte circa la competenza giurisdizionale di questo Collegio, risulta comunque priva di fondamento l’asserita natura privatistica dell’ente amministrato dal convenuto Giurlani, atteso che la natura pubblicistica delle finalità e dei compiti di UNCEM Toscana è chiaramente individuata negli artt. 3, 4 e 20 dello Statuto Delegazione Toscana, approvato dall’Assemblea regionale in data 20 dicembre 1996 (v. pagg. 9 e seg. atto di citazione). E ancora appare rilevante, ad avviso del Collegio, l’iscrizione dell’UNCEM Toscana nell’elenco delle unità istituzionali, redatto dall’ISTAT, che debbono essere qualificate come pubbliche ai sensi degli specifici regolamenti dell’Unione europea e che, quali centri elementari di decisione economica, concorrono, insieme con le amministrazioni pubbliche in senso stretto, all’individuazione del conto consolidato delle PP.AA. e alla definizione dei saldi di finanza pubblica, in relazione ai flussi di trasferimento di risorse finanziarie dal bilancio di soggetti pubblici in senso stretto a quello di soggetti anche di diritto privato, per il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica definiti in ambito nazionale, in coerenza con le procedure e i criteri stabiliti dall’Unione europea.

2.    Ancora in via preliminare occorre esaminare l’eccezione sollevata dalla difesa in ordine alla opportunità di sospendere il presente giudizio in attesa dell’esito di un giudizio penale che vede coinvolto il Giurlani, unitamente ad altri soggetti, per fatti che costituirebbero un antecedente logico – giuridico del giudizio contabile.

Essa va disattesa considerando che la giurisdizione penale e quella civile risarcitoria, da un lato, e la giurisdizione amministrativa – contabile, dall’altro, sono reciprocamente indipendenti nei profili istituzionali, anche quando investano un medesimo fatto materiale, dal momento che l’interferenza può avvenire tra giudizi, ma non fra le giurisdizioni (Cassazione, ordinanza n.4957/05 dell’8 marzo 2005, Cassazione sentenza del 21 maggio 2014, n.11229/14).

Il processo contabile è incentrato sull’accertamento dei danni erariali, quale conseguenza della violazione degli obblighi di servizio da parte degli agenti pubblici, fra i quali si annoverano quelli in rapporto di servizio con l’Amministrazione, mentre il giudizio penale attiene alla violazione dei precetti penali, con la conseguenza che la dichiarazione di prescrizione penale o di non luogo a procedere non fa venir meno la possibilità di una responsabilità contabile, sia pure collegata alla medesima vicenda, ma riguardata con diverse finalità, sulla base di differenti scale di riferimento parametrico per la valutazione della sussistenza degli specifici presupposti oggettivi e soggettivi: cfr. Corte conti Sez. I Centr. 12 marzo 2012 n.122.

Ancor più di recente la Corte dei conti SS.RR n.1/2017 (ord) in data 3 gennaio 2017 ha statuito che le “consolidate affermazioni di principio formulate da queste Sezioni Riunite, coerenti altresì con le statuizioni reiteratamente rese dalla Corte di Cassazione”, sono “nel senso della non ammissibilità di sospensioni ex art. 295 c.p.c. che siano dettate da ragioni di mera opportunità dovendosi, al di fuori dei casi previsti dalla legge, riscontrare – viceversa in modo concreto e stringente – condizioni di dipendenza tra i giudizi da definire. Condizioni che sono state individuate in termini di evidente correlazione logico – giuridica tra gli stessi, sicché la decisione della causa pregiudicata possa dirsi dipendente dall’altra, in relazione all’accertamento di fatti e comportamenti. In questo senso si è affermato che

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“l’ art. 295 c.p.c., stabilendo che la sospensione necessaria deve essere ordinata se la decisione della controversia “dipenda” dalla definizione di un’altra causa, non postula un mero collegamento tra due emanande sentenze, ma richiede l’esistenza di un vincolo di consequenzialità, in virtù del quale uno dei due giudizi, oltre ad essere in concreto pendente ed a coinvolgere le stesse parti, investa una questione di carattere pregiudiziale, cioè un indispensabile antecedente logico – giuridico, la cui soluzione pregiudichi, in tutto o in parte, l’ esito del processo da sospendere, in modo che possa astrattamente configurarsi l’ipotesi del conflitto di giudicati” (Cass. Civ. Sez. Lav. n.2048/2003; Corte conti SS.RR. ord. n.9/2015 e 1/2016)”.

Nel caso di specie non si ritiene sussistano i suddetti connotati di dipendenza, sicché va respinta la richiesta di sospensione.

3.     Ad analogo esito negativo ritiene il collegio doversi esprimere in relazione alla sollecitazione, operata dalla difesa del Giurlani, di una evocazione in giudizio, ad opera del Collegio stesso, del sig. Orsi, già dipendente dell’UNCEM, incaricato di funzioni amministrative, e che ebbe a rendere dettagliate dichiarazioni in sede di accertamenti istruttori eseguiti dalla G. di F. su incarico della Procura regionale (vedasi pagg. 2 e seg. citazione).

Il codice fa divieto di tale procedura con la chiara ed univoca enunciazione contenuta nell’art. 83, comma I°, nè ricorre nella presente trattazione, un’ipotesi riconducibile al comma II°.

4.     Nel merito la richiesta attorea risulta fondata e pertanto va accolta. In disparte la responsabilità penale contestata al Giurlani in altra sede, atteso che l’omesso versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali di cui al D.L. 12 settembre 1983, n. 638 è punito con la reclusione fino a tre anni, lo stesso si è reso responsabile di una dolosa violazione degli obblighi di servizio che a lui incombevano nella sua qualità di datore di lavoro e nelle funzioni espletate al vertice di UNCEM, che permane nella posizione debitoria nei confronti dell’ente previdenziale.

5.     L’importo ascritto al convenuto è stato contestato, dalla difesa, nella sua quantificazione.

La censura, ad avviso del Collegio, non coglie nel segno.

Le acquisizioni istruttorie, operate da Organo qualificato e riversate in atti dal requirente, sono condivisibili nel loro ammontare, e non si ravvisano motivi per uno scostamento in difetto.

PQM

La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Toscana, in composizione collegiale, definitivamente pronunciando:

– respinge l’eccezione di difetto di giurisdizione, affermando la competenza giurisdizionale di questa Corte;
– respinge la richiesta di sospensione del presente giudizio;
– respinge la richiesta di integrazione del contraddittorio;
– condanna a titolo doloso il sig. Giurlani Oreste al pagamento, in favore dell’UNCEM Toscana, della somma di euro 881.795,96.
Sulla somma così definita si aggiungono interessi legali dal deposito al soddisfo. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidati per €. 250,33.= (diconsi Euro duecentocinquanta/33.=).

Così deciso in Firenze, nella camera di consiglio del 20 marzo 2019.

IL PRESIDENTE ESTENSORE
F.to Amedeo Federici

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Depositata il 05/04/2019 p. IL DIRETTORE DI SEGRETERIA
F.to Chiara Berardengo
Sentenza n. 142 / 2019
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[Redazione]

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