GIUSEPPE DONDORI E «LA PIETÀ DI PISTOIA»

lorenzo cristofani
La Pietà di Pistoia, Giuseppe Dondori. Frontespizio
La Pietà di Pistoia di Giuseppe Dondori. Frontespizio

PISTOIA. Una delle più significative pubblicazioni dell’anno recentemente concluso è stata la riedizione, curata da Tommaso Braccini e trascritta da Donata Cei, di un’opera stampata a Pistoia nel 1666: Della Pietà di Pistoia, di fra Giuseppe Dondori.

Il volume nasce per iniziativa della Società Pistoiese di Storia Patria [1] ed è stato finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Si tratta di un testo dato alle stampe per volontà e determinazione di Giulio Rospigliosi, più noto come Papa Clemente IX (1667-1669), perché era rimasto nella forma manoscritta alla morte dell’autore, nel 1650.

Giuseppe Dondori era un frate cappuccino che girò i vari regni d’Italia per le rare doti nella predicazione, richiestissima durante particolari periodi dell’anno come l’Avvento e la Quaresima. Se ne hanno tracce a Bergamo, Piacenza, Fermo, Venezia, Roma, Livorno, Friuli, Urbino, Mantova, Brescia, Rimini, Pisa e persino in Corsica.

Il frate ebbe l’onore di essere eletto Provinciale della Toscana e Guardiano del Convento di Lucca; i lucchesi lo chiamavano addirittura “il loro Apostolo”. Proprio a Lucca organizzò, in occasione della celebre peste del 1630 ricordata dal Manzoni, la solenne processione del Crocifisso dei Bianchi, che nel 1399 aveva infiammato tutta Italia, con Pistoia e Lucca centri più attivi.

La Pietà di Pistoia si presenta come enciclopedia, cioè a schede e voci ben precise: nella prima parte vengono esaminati tutti i luoghi sacri del territorio pistoiese (chiese, monasteri, oratori e istituzioni, laiche ed ecclesiastiche, come ospedali e congreghe); nella seconda sono stilate le biografie dei pistoiesi illustri per devozione, in particolare santi e beati a partire da san Romolo, discepolo di Pietro, vescovo di Fiesole ed evangelizzatore di Pistoia. Circostanza onorata fino agli inizi del 900, in cui ai battezzati in città veniva assegnato come secondo o terzo nome quello di Romolo.

L’autore dichiara ai lettori il suo intento: dimostrare la devozione dei pistoiesi «verso Dio, verso i Santi, verso la patria e verso i prossimi», dimostrando la sua tesi con l’elencare i luoghi di devozione presenti nella città murata, e le numerose personalità spiritualmente eminenti nel corso della storia.

Lo stemma Dondori sulla facciata di villa La Farnia
Lo stemma Dondori a villa Farnia

L’opera, essendo precedente alle soppressioni ricciane, permette una panoramica privilegiata su Pistoia dal punto di vista dell’architettura e dell’urbanistica. Non mancano alcune notizie che oggi hanno il gusto di curiosi aneddoti, come il ricordo di una grossa palla in pietra conservata in S. Jacopo in Castellare, con la cui polvere si curava una particolare malattia della lingua.

Anche i capitoli agiografici ricostruiscono l’antica devozione popolare che per secoli ha plasmato riti e comportamenti della collettività pistoiese; viene ad esempio ricostruita l’esperienza di San Felice, il cui eremo, attualmente oltre il ponte sulla Bure di Baggio, lo avevamo casualmente rinvenuto (vedi foto nel primo allegato, in fondo a questo link) durante i sopralluoghi sulla goricina di Candeglia.

Tra le fonti utilizzate il Dondori, oltre ai manoscritti, si è avvalso anche delle testimonianze di persone autorevoli ed informate, con cui era necessariamente in contatto professionale. L’autore si rammarica però di non aver potuto mettere a frutto le pergamene del monastero di San Michele in Forcole, da poco inventariate e ritenute preziose «come tant’oro».

La comprensione del testo è favorita anche dalla trascrizione di Donatella Cei, che ha normalizzato gli accenti e l’uso delle maiuscole, rivedendo la punteggiatura e sciogliendo le abbreviazioni, e dall’introduzione critica di Tommaso Braccini che ha contestualizzato, anche filologicamente, l’ingente patrimonio.

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[1] La Società Pistoiese di Storia Patria è un’associazione antidemocratica ed illiberale: questa affermazione ha validità fin quando il sottoscritto continuerà ad essere bloccato dal profilo facebook “Il Bullettino storico Pistoiese”, una delle due pagine sul popolarissimo social network amministrate dalla tanto blasonata società. Chi scrive è disposto a rettificare nell’eventualità che i vertici della Società non fossero a conoscenza dell’inaccettabile e puerile azione di censura ma emergesse che la manifestazione di oscurantismo dipende solo dal responsabile addetto alla comunicazione.

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