giustizia o mafia? QUASI UN QUARTO DI SECOLO DI IPEPROTEZIONISMO ILLEGALE E IL MAI-COMANDANTE ANDREA ALESSANDRO NESTI È ANCORA LÌ, BLINDATO DA COMUNE E PROCURA

Il sistema-Pistoia non può andare avanti favorendo gli amici e condannando chi porta alla luce e in discussione fatti e documenti. Le uniche indagini ammodo in questa provincia le fanno i giornalisti d’inchiesta di Linea Libera che finiscono massacrati perché toccano i nervi scoperti della vera, incontrollata corruzione delle istituzioni. La gente non ne può più: il Ministro deve intervenire spaginando gli uffici che, da troppo tempo, fanno solo quello che vogliono per loro fini mai trasparenti



CARA GENTE, QUALCUN DEVE PARLARE

SE IL SARCOFAGO IN MUFFA È DA SALVARE!


 

Ministro, ti devi muovere! A Pistoia possono vivere solo coloro che sono nell’occhio destro dello strapotere della procura! È possibile che in questo paese prima di agire ci debba sempre e comunque essere un Ponte Morandi?

 

Oggi è la ricorrenza ottennale della rimozione del mai-comandante Andrea Alessandro Nesti dal trono usurpato del comando vigili di Agliana. Il Consiglio di Stato, infatti, fece sentire la sua voce ultima e definitiva il 19 febbraio 2015.

Ad Agliana erano tutti in subbuglio, preoccupati, gementes et flentes. Lo era perfino don Paolo Tofani, perché ad Agliana chiesa e stato sono una sola cosa, un connubio indissolubile in nome della vera fede di sinistra. Un tutt’uno.

Sono passati 8 anni e Andrea Alessandro Nesti è ancora lì a recitare la parte della vittima non si sa di chi e di che cosa. Favorito da quasi un quarto di secolo; incapace di vincere un concorso con le proprie forze, è il cocco del potere politico incancrenito di Pistoia e provincia: Pd, Rifondazione e altra sinistra.

Ma è il cocco, anche, del potere giudiziario locale: procura della repubblica di Pistoia, per la quale ha lavorato dall’epoca di Tindari Baglione e dei suoi successori. È il cocco di magistrati che non accettano né fatti né documenti ufficiali per levarsi/ci dai piedi una personalità che ha creato un mare di danni e di guai. E Nesti riscuote uno stipendio che – a nostro avviso – non gli spetterebbe, mentre continua a vivere beato e tranquillo, sicuro e certo che nessuno lo toccherà, iper-protetto. All’interno di un settore nevralgico (protocollo, ufficio legale e segreteria) dove raccoglie i documenti che vuole dal sistema informatico e se ne serve (leggétele le cose che vi giungono, procuratore e giudici penali!) per sfornare le sue disturbate/depistanti “querele di cacca”.

Dalla sua parte di “falsa vittima” si sono schierati, a falange compatta:

Alessandra Casseri non sosteneva Pereira, ma la Blimunda: facendole i complimenti per la lettera a Concita su la Repubblica

• la moglie, sedicente scrittrice-critica letteraria, donna iscritta alle famose S.A. delle letterate d’Italia, personaggio più o meno malevolo e diffamatore, con esternazioni di rabbia sintomo evidente di aggressività e disturbo caratteriale che non è stato smussato neppure dal suo super-elogiato psichiatra Augusto Iossa Fasano, benefattore del marito;

• il cognato, Roberto Fabio, anche colui vigile urbano ex vicepresidente della provincia di Pistoia con velleità di sprechenzidòicch (si dichiara Hütchen per Cappellini su Facebook);

• la Concita De Gregorio, che ospitò la moglie prof. Cappellini/Blimunda dei vari profili fake su Facebook; e, dulcis in fundo,

• l’Alessandra Casseri, segretaria, fino alle pensione, del sostituto Giuseppe Grieco. Costei ebbe anche l’articolo-omaggio sul Tirreno (ecco perché, forse, Massimo Donati, è il portavoce della procura…).

Oltre al Pd e sinistra di vario genere e natura, a livello di strutture amministrativo-dirigenziali, lo hanno sorretto – questo mai-comandante esperto di scacchi – le segretarie comunali Rosanna Madrussan, Donatella D’Amico e, ultima in ordine di tempo, ma non meno importante, la dottoressa Paola Aveta: la più protettiva e garantista dell’illiceità della presenza nestiana in Comune. Dietro questa persona c’è anche l’oscura storia di una lettera anonima forzosamente/forzatamente silenziata dalla sostituta Linda Gambassi che ha motivato le sue decisioni con ragionamenti di una idiozia tale da essere degna di miglior causa. Io le ho chiesto la lettera che non mi hanno mai voluto dare (e per questo mi ero rivolto a lei) e lei, la Gambassi, che scrive che, oltretutto, non le ho neppure dato la lettera di cui parlavo.

Ma come avrà fatto, quella sostituta, a laurearsi in legge (la legge è logica, no?) e poi a vincere anche un concorso in magistratura? O qualcuno ha detto alla Gambassi: «Stoppa questa faccenda. Seppelliscila!». Del resto non è neppure la prima volta che in procura, a Pistoia, si ordina, a certi sostituti, di insabbiare le indagini. E certe storie erano già uscite ed erano ben note a Renzo Dell’Anno e al sostituto Giuseppe Grieco (habemus tabulas, iudices! – traducete per l’avvocata Elena Giunti digiuna di latino).

Una storia per niente chiara, chiusa dalla sostituta Linda Gambassi?

La dottoressa Aveta ha fatto ancor di più per proteggere questo illustre nessuno con nessun diritto, che ha denunciato tutto e tutti, anche in anonimo, chiedendo risarcimenti che non gli aspettavano e che gli sono stati negati dallo stesso giudice del lavoro, Francesco Barracca, con una sentenza assolutamente intangibile: esauriente e ben motivata.

Una sentenza non come le decisioni dei colleghi sostituti della procura e del tribunale penale che, per salvare il naufrago Nesti, ne hanno fatte e ne stanno fando di ogni colore: una vergogna indigeribile di una procura nella quale il capo, il muscoloso Tommaso Coletta che lavora per la «gente comune», è accusato di favoreggiamento e abusi vari finalizzati a proteggere suoi amici di Firenze (Lucia e Luca Turco) con cugina a Pistoia (Cecilia Turco, presidente dell’Ordine degli Avvocati, al momento sul piede di guerra contro di noi).

E guardate che tutto questo non è pia agnizione/invenzione di un cervello ignobile e disturbato. Di quello che qui viene detto, ce ne sono prove inconfutabili, che la procura non vuole prendere in considerazione perché (come il dottor Renzo Dell’Anno proteggeva il suo «fungaiolo prediletto» della Dynamo Camp, il commendator Mauro Gualtierotti) i vari personaggi delle BdG (Brigate della Giustizia) proteggono sua “altezza reale”, il dottor Andrea Alessandro Nesti, per chissà quali mai rapporti che ha intrattenuto con loro.

E per non restare nel vago, facciamo i nomi dei protettori:

  1. Claudio Curreli e la «manuum impositio». Una giustizia da paragnosti quella di Pistoia?

    Claudio Curreli e derivata Gip Patrizia Martucci;

  2. Giuseppe Grieco, sostituto con dente avvelenato contro Linea Libera perché questo giornale seguì e pubblicò tutto il vergognoso processo contro Sandro Mancini, storia che non sarebbe mai dovuta uscire alla luce del giorno, in quanto viziata da nefandezze che avevano accertato vergogne inammissibili di protezionismi che coinvolgevano non solo Mauro Gualtierotti e il suo assessore Ilio Giandonati, ma anche un altro sostituto della procura pistoiese;
  3. Luca Gaspari, giudice monocratico contro Linea Libera, ma già prima ossequioso esecutore dei suggerimenti di Luigi Boccia nel bluff dell’affondamento della Comunità Montana, che non doveva finire con l’affondamento del Pd pistoiese, ma solo con un capro espiatorio, Giuliano Sichi, accusato di un buco da 11 milioni di euro e poi condannato per 150 mila (non ricordo bene). Ma che miracolo, vero?
  4. Luigi Boccia, che passava le querele della Milva Maria Cappellini, moglie del Nesti, al suo collega Curreli prontissimo ad archiviare seduta stante; e attualmente, in aggiunta,
  5. Leonardo De Gaudio e Luisa Serranti a rincalzo e su suggerimento del luogotenente CC di Quarrata, Salvatore Maricchiolo. Questi insieme e all’unisono, hanno combinato un pasticcio micidiale fino al punto di arrestare Lara Turelli, anche come ciambella di salvataggio per il mai-comandante ingestibile e prescelto da Dio a traghettare gli ebrei oltre il Mar Rosso.

 

Il sostituto Claudio Curreli è sempre molto impegnato. Ecco perché forse a volte lascia le sue indagini in mano ai vice procuratori onorari come nel caso dei maltrattamenti a quattro disabili della Maic

A questo punto posso pensare, a bocca aperta, e in virtù dell’art. 21 della Costituzione, tanto elogiata da Roberto Benigni a Sanremo e sorella (come ha detto il pagliaccio sul palco) di Mattarella, che tutto questo iper-protezionismo intorno alla figura di un sostanziale inetto (Nesti, infatti, non ha mai vinto un concorso in vita sua, che si sappia, neppure in altri comuni: neppure a Cassino…) possa rappresentare, quantomeno, una ipotesi di comportamenti discriminatorii, favoreggianti, mafiosi e, in buona sostanza, di fattuale associazione a delinquere perfettamente coordinata fra strutture politico-amministrative e organi giudiziari in evidente sincronismo finalizzato a scopi non leciti? Lo penso e, come mio solito, avendone le prove, lo confermo. Le dimostrazioni si fanno anche per assurdo, no? E non vi pare abbastanza assurdo che uno qualsiasi possa occupare un posto pubblico per quasi un quarto di secolo senza averne diritto alcuno?

Aggiungo che, fra i sostenitori delle intollerabili rivendicazioni del Nesti, vanno inseriti anche due illustri e luminosi fari del foro pistoiese: l’avvocato Andrea Niccolai fammi-crescere-i-denti-davanti, peraltro anche ex presidente della Camera Penale; e la passata e riattualizzata presidentA dell’Ordine degli Avvocati, la signora (Gaspari mi uccide se mi sente…) che in quanto legale del Comune di Agliana, con i suoi saggi e illuminati consigli, all’inizio della questione Nesti fu (e resta) la causa prima e il motore immobile del flop nestiano dinanzi al Tar della Toscana.

Questo – gentile signora Cecilia Turco, fortunata consanguinea della razza protetta da Tommaso Coletta – non lo dico io. Lo scrisse, in una lettera che ci ha fruttato vergognose querele nestiane, lo stesso Andrea Alessandro. Se la rilegga e si vergogni di avere consigliato una risposta al Tar che neppure i ragazzi fragili picchiati alla Maic di Luigi Egidio Bardelli e di Diego Pancaldo, avrebbero mai saputo indicare: la famosa storia dei pizzini (da pizza Margherita, però) a giustificare il presunto errore di calcolo della famosa graduatoria che dava al Nesti la palma della vittoria, non lubrificata però da olio di palma, ma da carta vetrata ad uso igienico. Pretendeva, la Turco, che il Tar le dicesse brava, bis? Non basta aver fatto il liceo Forteguerri per capire le cose. Infatti c’è anche chi manda i propri figli al Cicognini di Prato…

L’Avv. Andrea Niccolai [La Nazione 3 ottobre 2015]. Gli sono cresciuti i denti davanti?
Andrea Niccolai ha fatto di meglio. Perché almeno una volta, grazie a lui, il Nesti ammettendo in aula di aver spedito un esposto anonimo contro la Turelli, è stato salvato dalla stupida (o collusa?) magnanimità del giudice, che non lo ha rinviato a giudizio per calunnia come giustizia vera avrebbe richiesto. Meglio anche se recentemente l’Andrea dei denti-davanti ha sbagliato una querela del Nesti e s’è dimenticato di costituirlo parte civile. Che sculo, povero mai-comandante!

Dal 1999 ad oggi, questo martire, riconosciuto generosamente come diffamato da Linea Libera – un martire che ora ha conquistato anche il cuore del Ciottoli e del Benesperi – è stato, mutatis mutandis (speriamo…), cocco di sindaci (Magnanensi, Ciampolini, e, di striscio, Mangoni) su basi di insussistenza giuridico-amministrativa e con violazioni penali di abusi e turpiloqui legali da far raggricciare la pelle.

E quando, 8 anni fa, il Consiglio di Stato chiuse lo sconcio-Nesti, nonostante il contratto del Nesti parlasse esplicitamente di licenziamento in tronco e senza preavviso in caso di annullamento della graduatoria del suo concorso, il sindaco Mangoni (poi citato in giudizio dal vigilorum genius in sospetto di spinta anche da parte di donna Blimunda), spinto da umana pietà per un cretino rovinato da se stesso e con l’avallo di tutti, ebbe il coraggio di reinserirlo al posto di vigile-semplice: anche qui un bell’errore (pro bono, evidentemente, ma pur sempre errore).

L’avvocato Cecilia Turco [www.demokrazy.eu]. È presidente dell’Ordine degli Avvocati di Pistoia
Il Nesti non era stato né comandante né mai dipendente, dacché il Tar aveva annullato la sua graduatoria. E per giunta, con tutta la melma della protezione, della maldicenza, dell’arroganza, delle cause, delle querele, a rimetterci era stato il secondo in classifica, il dottor Mauro Goduto, fatto rimbalzare da tutti.

Cosa dobbiamo festeggiare oggi, 8 anni dopo? Otto anni di ulteriore favoreggiamento e iperprotezione? La certezza del diritto nelle aule dello «egregio Tribunal Babilonese, con l’avvocato Rumme in presidenza»? La legge uguale per tutti? Il rispetto dovuto alle «autorità costituite»? Dite voi cosa. Possiamo aprire anche le primarie pur senza l’Elly Schlein…

O dobbiamo invece celebrare – davvero con la fascia da sindaco – non la morte di Vannino, ma lo sconcio di una serie di sostenitori, come scrive il sostituto Curreli, di «disegni criminosi» ai danni del popolo bue e dei giornalisti d’inchiesta di Linea Libera fatti condannare e fatti a pezzi da magistrati che non conoscono alcun senso del pudore e non hanno il minimo rispetto della Costituzione più bella del mondo?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


 

NOTA PER LA PROCURA

 

Coletta e De Gaudio. Catone, da vero e giusto censore, avrebbe detto: «Censeo procuram arandam esse salemque seminandum super eam»

 

In questi 8 anni il signore che state proteggendo con una sorta di cordone di tipo sanitario o Red Pass che si voglia, oltre che aver continuato a fare quello che ha voluto grazie alle protezioni di codesto ufficio e del Comune stesso, si è perfino fatto rilasciare certificati medici di stacco dal lavoro per 30 giorni dall’illustre dottor Augusto Iossa Fasano. Aveva bisogno di cure e riposo, non riusciva a concentrarsi sul lavoro ed era confuso.

Questo non gli ha impedito di interrompere la prescrizione medica dello psichiatra e di andarsene a fare un concorso da comandante di vigili a Cassino. Le vedete o no certe implicazioni di natura penale in tutto questo? Perché se non le vedete, cosa ci state a fare nella magistratura penale, le vacanze di carnevale e i fatti vostri?

Non fate i furbi: anche alcuni di noi hanno imparato – e forse meglio di voi – a leggere e scrivere e magari grazie alla scuola post-fascista. Tutto questo ce lo avete in cartaceo nei fascicoli stessi che nessuno di voi ha mai letto e spulciato a dovere.

Chiedete a noi giornalisti di fare serie indagini alla Montanelli? Ma codesta procura – è ogni giorno più chiaro ed evidente – le indagini le fa… solo alla Curreli & C.?

Mi spiego. Come Curreli, quando pianta gli alberini di Falcone e Caponnetto. Lui, palesemente incompatibile in questo tribunale, gioca con l’imposizione delle mani come se fosse un Cristo con i fanciulli: voi, una volta che giunge un atto in procura, non lo leggete neppure. Allungate le mani e… a vibrazione, sentite, da paragnosti, chi è che ha torto e chi è che ha ragione?

Non sarà sempre Carnevale e non potete fare finta di nulla. Arriverà il momento del basta. Dovete smetterla di usare la procura come un tempio massonico o una cupola mafiosa.


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