giustizia & politica. ANALISI SINOTTICO-COMPARATISTICA DEI COMPORTAMENTI DEI GIUDICI PISTOIESI RISPETTO ALLE BUONE REGOLE DEL CODICE DEONTOLOGICO ADOTTATO DALL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI. Parte prima

Divideremo questo lavoro in tre puntate, affiancando, al codice deontologico dell’ANM, i rilievi e gli appunti sui dati reali fatti emergere dai magistrati che hanno generosamente contribuito all’aggressione contro Linea Libera. Se ne potranno giovare, qualora lo vogliano, anche come metodo filologicamente corretto per le indagini di solito quasi sempre svolte solo a metà e solo dalla parte dell’accusa e mai della difesa


Claudio Curreli su Tvl di Luigi Egidio Bardelli. Oltre che capo Agesci-scout è anche coordinatore della rete Terra Aperta che monitora e regola il flusso dei migrandi clandestini. Curreli lavora in penale nello stesso tribunale in cui la moglie, Nicoletta Maria Curci, esercita la funzione di giudice delle esecuzioni immobiliari

A PISTOIA È LA LEGGE A DETTARE LE REGOLE

O SONO LE TOGHE CHE FANNO LA LEGGE?


 

L’ordine di servizio di Coletta ignorato da tutti. 1

 

Linea Libera, giornale on line di stalker condannati dal giudice Luca Gaspari nel famoso «processo politico» messo in piedi in fretta e furia dal sostituto Claudio Curreli in co-produzione con il suo collega Giuseppe Grieco, ha scoperto, in questi ultimi giorni, che, proprio il pubblico accusatore e condannatore (poi dolorosamente smentito) di padre Fedele Bisceglia, è – a quanto si legge anche su questo stesso giornale – il rappresentante pistoiese della ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati, corporazione che raccoglie l’adesione del 96% dei magistrati italiani.

A Pistoia, stando alle notizie on line sul sito ANM, la sezione locale, oltre al portaga-gliardetto Claudio Curreli, avrebbe – come rappresentanti – il sostituto Luigi Boccia quale presidente della sottosezione distrettuale pistoiese; e la giudice Giulia Gargiulo in veste di segretario.

Questa ‘sorpresa’ ci ha spinto ad una ricerca mirata all’esame di una associazione che, a nostro giudizio, non ha alcun senso: perché chi, come i nostri tutori della legge, è il terzo libero potere dello stato – quello giudiziario appunto –, non ha alcuna ragione di associarsi a difesa dei propri diritti, già fin troppo super-garantiti da quella Costituzione (art. 117), che i magistrati dovrebbero saper rispettare a menadito (art. 54 Cost.), ma che, non di rado, sono i primi a tradire – Corte Costituzionale (?) disdicevolmente compresa.

L’Italia è, però, quella libera democrazia del Pd e delle sinistre accoglientiste alla Soumahoro, in cui ancor oggi si arrestano le persone per reati di opinione (vedi Maurizio Costanzo).

E questo non solo ci preoccupa riguardo all’effettiva libertà e democrazia del paese invaso dall’Africa e giullare dell’Europa, ma ci invita, per il nostro senso profondo di profondo rispetto della Costituzione, a parlare pur consapevoli che rischiamo – dinanzi a tanti democratici applicatori della legge – di tornare ad essere arrestati come ci è capitato con ben 104 giorni di domiciliari, inflìttici solo per tapparci la bocca; per non farci, respirare; per asfissiare la nostra capacità di vedere che l’Italia è solo una sentina di corruzione a iniziare dall’amministrazione stessa della giustizia.

L’ordine di servizio di Coletta ignorato da tutti. 2

Così abbiamo scoperto che l’ANM ha un bellissimo codice deontologico e ci siamo permessi di eseguire un’analisi sinottico-comparatistica fra quel che vi si dice e come si sono comportati, nel «processo politico» pistoiese, i tutori delle nostre leggi e della nostra certezza del diritto: vale a dire i sostituti Claudio Curreli e Giuseppe Grieco, coadiuvati, su altri fronti, da colleghi come Luigi Boccia, Linda Gambassi, Luisa Serranti e dallo stesso pubblico ministero Tommaso Coletta (l’uomo che non parlava dei Turco); e infine dal giudice Luca Gaspari, artefice della gloriosa sentenza di primo grado.

Si parte dal rappresentante in loco della stessa ANM, che sembra essere un vero e proprio fiore all’occhiello dei doveri del magistrato. Stiamo parlando del sostituto Claudio Curreli: ma ci espanderemo anche ad altri suoi colleghi presumibilmente facenti parte di quel 96% che sarebbe iscritto all’elenco degli ‘immortali’ dei re persiani di greca memoria. Immortali perché già di per sé cittadini diversi – a causa di tutti i loro privilegi – rispetto ai tutti uguali di cui allo smentibile-smentito art. 3 della Costituzione. Forse perché  i magistrati non sono cittadini italiani veri e propri: e lo si vede perfino dagli aumenti di 2 mila euro di cui li ha gratificati la stessa “destra sociale” al potere.

Chiediamo scusa ad altri magistrati che citeremo nel corso della sinòssi, ma la non-pubblicità degli elenchi degli iscritti all’ANM (non siamo in grado di controllare), non ci ha permesso di essere più precisi di così.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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