GLI EBREI SCAPPANO DAGLI ISLAMISTI, NON DAGLI ULTRAS DELLA LAZIO

La curva della Lazio

PISTOIA. Potrebbe risultare interessante occuparsi della vicenda riguardante alcuni ultras laziali che hanno creato degli adesivi offensivi verso Anna Frank: hanno messo la foto del viso della bambina sull’immagine della maglietta della Roma, pensando così di offendere i romanisti.

Il presidente della Lazio Lotito, già sotto scorta per le minacce ricevute dagli ultras laziali, si è recato in una sinagoga per confermare la presa di distanza della società da quest’evento che puzza di antisemitismo.

Ma, come al solito, i sepolcri imbiancati che popolano questo paese hanno dato un significato a tutta la vicenda decisamente inappropriato.

Si parla di razzismo strisciante tornato in Italia; alcune autorità ebraiche romane si sono dette preoccupate (badate bene, non indignate, ma preoccupate) per questo gesto; le più alte autorità politiche (primi fra tutti il Renzi e la Boldrini) hanno twittato il loro sdegno e il loro disagio nell’aver appreso tutto ciò.

La Presidenta della Camera, su Twitter, ha esternato la sua “preoccupazione per l’antisemitismo negli stadi. Necessario rispondere con durezza. Sottovalutare è darla vinta a razzisti. Solidarietà alla comunità ebraica”. Per intenderci, e per farvi comprendere l’incoerenza di certa gente, si tratta della solita Boldrini che invitò il grande imam dell’Università di Al Azhar del Cairo a tenere una lectio magistralis alla Camera in occasione dell’evento “Islam, religione di pace”.

Peccato che quest’imam, Ahmed Al Tayeb, abbia affermato il 4 aprile 2002 che “la soluzione al terrore israeliano risiede nella proliferazione degli attacchi suicidi che diffondono terrore nel cuore dei nemici di Allah. I paesi, governanti e sovrani islamici devono sostenere questi attacchi”. E nel 2003 confermò dicendo che “le operazione di martirio in cui i palestinesi di fanno esplodere sono permesse al cento per cento secondo la legge islamica”. Preoccupazione per l’antisemitismo negli stadi…

Il presidente Lotito ha detto che uno degli ultras che hanno creato gli adesivi incriminati ha tredici anni. E il gruppo è composto da un numero esiguo di persone. Stiamo sbagliando, peccando di superficialità, se crediamo si tratti di un gesto grave ma certo non di un disegno politico di stampo razzista? E per rimanere in tema social, il profilo Facebook “Siamo fieri di essere musulmani” che conta 60mila seguaci, ha riportato in data 22 luglio il famoso hadit antisemita “l’ultima ora non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: “Oh musulmano, oh servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo”.

Il presidente Ahmadinejad con l’imam Ahmed Al Tayeb

La rivista francese “Express” afferma che è in atto una vera e propria offensiva contro gli ebrei in Francia: essi compongono l’un per cento della popolazione, ma sono vittime del 40% degli episodi razzisti.

Episodi che non hanno visto protagonisti gli Irriducibili laziali, bensì gli islamici francesi. La gauche francese preferisce tacere per evitare di essere tacciata di islamofobia…

E storicamente, il più grande massacratore di ebrei conosciuto come Adolf Hitler andava molto d’accordo con il Gran Muftì di Gerusalemme, importantissima carica islamica, il quale, dopo aver nel 1929 benedetto varie stragi di ebrei e sobillato gli islamici contro quest’ultimi, affermò di “intravedere un nuovo, radioso futuro”, predicendo “l’avvento di una nuova era di libertà per i mussulmani di tutto il mondo” all’indomani della presa del potere da parte di Hitler.

La lista delle prove che non sono quattro idioti ultras laziali ad essere il problema degli ebrei potrebbe continuare ancora, ma è meglio fermarci qui. Ahmadinejad, ex presidente della Repubblica islamica dell’Iran, non produceva adesivi di Anna Frank: dichiarava che “Israele è un albero marcito che deve essere spazzato via dalla faccia della Terra”.

Il pericolo è il razzismo negli stadi…

[Lorenzo Zuppini]

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