grazie al pd. GUARDIE GIURATE, SCHIAVI, INSIEME A MOLTI ALTRI, DEL VENTUNESIMO SECOLO

Con il liberismo degli ultimi vent’anni, assai apprezzato e potenziato dei governi democratici, i dipendenti devono fare solo una cosa: lavorare, non fiatare, non pensare. E meno male che i comunisti volevano creare una coscienza critica nelle masse!
Un mestiere adatto ai novi schiavi del terzo millennio

PISTOIA.  Quale sia stata la condizione di impiego e le relative “regole di ingaggio”, per coloro che svolgevano compiti di vigilanza privata già ben oltre 2000 anni fa non so. La Storia ci racconta di guardie alle dipendenze degli edili, i “Praefecti Nocturni”, operanti fin dai tempi dell’antica Roma.

Oggi la figura della Guardia Giurata viene disciplinata nel Tulps, il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza approvato con il regio decreto del 18 giugno 1931 attualmente ancora in vigore. Stiamo quindi parlando di figure diventate attori principali in quelle che sono le attività di Pubblica Sicurezza, personale che svolge una importante missione di ausilio alle forze dell’ordine. Dal 2010, per effetto del Decreto Maroni (D.M. 269/2010) i compiti degli operatori, concernenti il monitoraggio del territorio, sono stati notevolmente intensificati.

Prendendo atto di quelle che sono le radici storiche, fino ad arrivare ai giorni nostri, mi ero convinto che la cosiddetta “evoluzione”, visto che di epoche da allora ad oggi ne abbiamo attraversate abbastanza, avesse messo a disposizione, oltre a validi strumenti di innovazione, anche un contesto operativo di maggior tutela dei diritti di questi lavoratori.

Al contrario, alla luce di ciò che sto per raccontare, posso affermare che le mie idee a riguardo sono state probabilmente fin troppo ottimistiche.

Recentemente ho incontrato alcuni dipendenti di una nota agenzia, considerata di primo livello, del panorama della sicurezza privata operante sul territorio pistoiese, ma anche presente, in maniera consistente, su diversi appalti che coprono gran parte del territorio regionale.

Questi uomini mi hanno rappresentato il loro grave disagio e l’immane sconforto rispetto a una situazione che, chiunque avesse ascoltato quelle stesse parole e visto quei volti, giudicherebbe assurda e “ai limiti della realtà”.

Mi chiedo come è possibile che a circa 90 anni dall’approvazione del Tulps, anche se in presenza di un CCNL di riferimento probabilmente carente, che cerca comunque di disciplinare il rapporto di lavoro, si deve ancora sentir parlare di un vero e proprio sfruttamento dei lavoratori.

Se, ad esempio, una materia come quella degli straordinari è, paradossalmente mi permetto di dire, trattata nel CCNL in maniera talmente “flessibile” da poter permettere ad una agenzia di far diventare “ordinario” ciò che non nasce per esserlo, sempre per quanto mi viene esposto, io non posso che pormi alcune domande.

Riferendosi ancora all’orario di lavoro

  1. Perché parlando con i lavoratori emerge il fatto che questi istituti “straordinari” divenuti “ordinari” non vengono in alcun modo riconosciuti economicamente?
  2. Perché in più a tutto questo ci si permette di “infierire” ulteriormente su detti lavoratori imponendo loro, ad esempio, turnazioni assurde che sistematicamente arrivano ad interrompere la giornata di riposo?
  3. Quali sistemi di verifica incrociata vengono messi in atto dalle prefetture per verificare la congruenza degli statini orari inviati alla loro attenzione rispetto ai reali fogli di servizio imposti agli operatori?
  4. Perché agli operatori si impone una impropria reperibilità, quantificandola con un valore intorno ad una settantina di centesimi di euro l’ora, fra l’altro neppure questi corrisposti, facendo passare il tutto come una loro disponibilità ovvero utilizzando un concetto diametralmente opposto?
  5. Come mai lavoratori che accusano uno stato di salute gravemente carente documentato, oltretutto confermato dal medico competente (aziendale), vengono comunque comandati su servizi gravosi non tenendo minimamente conto delle limitazioni riportate sui certificati di idoneità alla mansione?

Sul piano tecnico operativo:

  1. Quali sistemi di verifica vengono messi in atto dalle prefetture per monitorare l’effettiva effettuazione e superamento dell’annuale corso di tiro a segno previsto dalla legge 286 art. 1 del 28 Maggio 1981?
  2. Perché gli operatori, che spesso vengono inviati su “allarmi”, in luoghi anche sperduti, non sono neppure dotati di una idonea strumentazione e, al contrario, debbono sentirsi obbligati all’acquisto in proprio di un navigatore satellitare o in alternativa a utilizzare il proprio cellulare per poter assolvere ai loro compiti?
  3. Ma è mai possibile che in caso di incidente con l’autovettura di servizio, oltre alla copertura assicurativa che dovrebbe essere inclusa, visto che si parla di noleggio del mezzo, si provvede sistematicamente a decurtare le quote relative al danno anche dalla busta paga del dipendente?

E ancora altre potrebbero essere le domande…

Al punto tale che mi aspetterei che anche altri soggetti se le facessero anche perché, e voglio sottolineare l’importanza del lato umano, questi lavoratori non hanno potuto, oggettivamente, godere di una buona fetta della propria vita privata.

Sono stati e sono tuttora tenuti per la gola costretti a soffocare qualsiasi loro espressione di protesta utilizzando contro di loro qualsiasi arma a disposizione (turni ancor più disagiati, permessi e ferie negati, minacce di trasferimento o peggio ancora di licenziamento).

Antonio Vittoria, segretario generale Ugl di Pistoia

Potrebbe essere questa la spiegazione di un enorme turnover che si afferma essere la normalità e si concretizza in un continuo flusso di persone in ingresso e in uscita dall’azienda? È cosa del tutto casuale che ciò avvenga proprio in quel contesto così problematico? Le strutture di controllo cosa ne pensano di tutto ciò?

In ogni caso, trovo veramente assurdo, oggi, dovermi trovare di fronte alla mia scrivania un uomo che mi dice di non farcela più, di non riuscire più a vivere serenamente, un uomo che piange raccontandomi che un giorno i suoi figli sono andati loro a cercarlo sul posto di lavoro con un vassoio di dolci perché era più di un mese e mezzo che in casa neppure si vedevano. Tutto ciò mi mette addosso una grande tristezza oltre ad una grossa preoccupazione.

Come si fa ad ascoltare queste cose e rimanere indifferenti? Come si può fingere e non pensare che quella persona che sta di fronte a noi, così provata, così stressata, così disagiata, lavora armata per contribuire a tutelare la nostra sicurezza?

E perché quando sarebbe buonsenso, da parte del datore di lavoro, mettere il più possibile a proprio agio i propri dipendenti, al contrario, gli viene fatto di tutto per rendere la vita dei dipendenti impossibile?

Di questa triste chiacchierata porto dentro di me l’assurda immagine di uomini, di specialisti armati di fronte al proprio dovere, ma disarmati di fronte al datore di lavoro.

Perché lo stato non esiste?

Antonio Vittoria
Segretario generale
Ugl di Pistoia
[redazione@linealibera.info]


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