groppoli. LA BELLA LETTERA N. 7, PENSANDO AD ATENE

Questa è una “bella lettera” nutrita di alloro antico
atene
Atene

PISTOIA. Pubblichiamo la “bella lettera” inviata da Gianpiero Ballotti.

Nella chiusa dei Sepolcri il corso lungo del tempo ha consumato nel “greco” Foscolo l’antitesi fra ellenico e troiano: la città nemica ormai si assimila al canto di Omero e ne condivide la fama.

Con movenza analoga il giovane Leopardi della canzone “All’Italia” si serve della memoria letteraria per collegare la passione attuale all’esemplarità dell’antica Grecia con l’encomio dei caduti alle Termopili e il riferimento al fulgido modello di Simonide.

In un quaderno di poesie scritte ai tempi del Forteguerri, la passione per la Grecia (il greco inteso come lingua) suscitava altri pensieri, meno alti – certo – ma anche molto espliciti. Il titolo è “Itinerari” e questi sono i versi (versacci?):

Il Partenone
Il Partenone

Pensando ad Atene
mi rufolo il pene
e a dirvela tutta
vo a Cileccalcutta

Ripigliatevi.

Sono la crudeltà e la ribellione che percorrono le pagine e le storie di Tozzi (Federigo quello con la g) a costruire la vera modernità di questo scrittore.

Del quale i giovani non conoscono né vita, né morte né miracoli ed è un vero peccato; anche perché oggi più che mai siamo bisognosi di quel molto di crudeltà necessario per capire chi siamo.

La citazione era obbligatoria nel contesto, perché anche ne “Il podere” di Federigo c’è un personaggio: l’avv. Giulio Sforzi il quale ai tempi del liceo aveva riempito un quaderno di poesie.

“Questi era molto giovane: bassotto e quasi tozzo, con il viso sempre in congestione. Saltellava e gesticolava anche camminando; e, per andare al tribunale, si teneva nel mezzo della strada; gonfiando le guance. Si credeva d’avere un grande ingegno; perché, al liceo, aveva riempito un quaderno di poesie; e lo raccontava anche ai colleghi, alzandosi sui tacchi; perché gli dessero più importanza”.

Osservate bene l’uso del punto e virgola, segno di interpunzione ormai dimenticato: più forte della virgola, meno del punto fermo, è un segno importante per dare senso e colore alla scrittura. E soprattutto alla lettura.

“Mentre la mamma cucina il bambino sente la radio”: dove la mettiamo la virgola, dopo la parola “cucina” o dopo “bambino”, tanto per dare ai segni d’interpunzione l’importanza che meritano.

L’occasione mi ha fatto riprendere la lettura del miglior Federigo: “Con gli occhi chiusi”, un romanzo che definirei “antico”; che sta per radicato in una grande civiltà.

Tanto per ritornare al titolo di questa bella lettera, nutrita di alloro antico.

Villa di Groppoli a Pistoia
Villa di Groppoli a Pistoia

Una notizia. Nel prossimo mese di marzo riprenderemo la nostra scuola popolare, la quale nasce fondamentalmente da un, caro, ricordo: l’Università popolare, nata nel dopoguerra immediato e durata poco tempo perché i grandi partiti non la vollero più: disturbava.

La riapriremo per sottolineare la necessità di una maggiore tutela e cura del patrimonio artistico e architettonico cittadino ricordando l’opportunità di facilitarne la disponibilità non solo ai turisti ma anche ai pistoiesi.

Organizzeremo una campagna (anche di stampa perché presto avremo un giornale): fra i beni pubblici non fruibili c’è anche l’ex “Università popolare”, chiusa al pubblico da decenni ed usata come sala prove da una banda musicale cittadina. È in corso Gramsci  144-via dei Cancellieri, 34, istituita nel 1906 nell’ex chiesa “da Sala” che, come scrive Alfredo Chiti nella sua guida del 1931, “dal 1709 al 1712 fu rifatta in un bel barocco su disegno di Giovanni Foggini e del P. Filippo Baldi con pitture, statue, altari, ornamenti di stucchi, pavimento in marmo. Merita di essere custodita e veduta”.

La faccenda è tanto più grave in quanto lo Statuto dell’Università popolare indica esplicitamente i modi e le forme di “diffusione della cultura generale, nel popolo”; un’indicazione normativa elusa dal perdurante stato di impossibilità di un utilizzo pubblico ed articolato, in una città in cui si sottolinea da più parti la mancanza di adeguati spazi per le manifestazioni culturali.

Un altro caso, uno dei tanti, da me ricordato nella conversazione tenuta il 30 gennaio scorso all’Istituto tecnico Pacini e recante il titolo: “Sviluppo economico sostenibile e salvaguardia dei beni comuni”.

Leggiamo sul “Domenicale” del 31 gennaio un articolo su “Pistoia regina della cultura”. L’incipit racconta la storia dell’Accademia dei Ritrovati.

L’Accademia nasce nel 1999 da una proposta degli Amici di Groppoli subito raccolta dal Comune di Pistoia e dalla Fondazione Caript i quali sono – ancora oggi – i tre soci fondatori.

Ne abbiamo parlato all’Assemblea dell’Associazione di Groppoli che ha avuto luogo il 29 febbraio scorso assieme alla presentazione dell’Archivio delle manifestazioni del primo trentennale della vita dell’Associazione (1350).

All’assemblea abbiamo parlato anche della scuola popolare, di liberi libri, dell’accademia del congiuntivo, del progetto “Artes 2016” in preparazione di Pistoia Capitale.

Come da ordine del giorno che dovreste avere già ricevuto.

Un caro saluto a tutti voi.

Gianpiero Ballotti

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