I FENOMENI DELL’ASSEMBLEA ANTIFASCISTA FANNO IL TIFO PER CHI VUOLE AMMAZZARE I POLIZIOTTI

«E l’aspetto più preoccupante non è la solidarietà espressa verso chi ha commesso un reato, bensì la possibilità concessagli di ergersi a paladini della libertà e della democrazia e, per questo motivo, ordinare che chi non gli va a genio venga messo a tacere, sconfinando addirittura nell'apologia di reato»
L’Assemblea permanente antifascista e antirazzista di Vicofaro durante un corteo

PISTOIA. Avete sentito l’ultima? Reggetevi forte perché con questa hanno oltrepassato qualsiasi tipo di confine: l’Assemblea permanente di dormiglioni che vigilano sul fascismo e sul razzismo ha espresso a chiare lettere la propria solidarietà a quella scema di Lavinia Flavia Cassaro, la docente che a Torino, durante una delle solite manifestazioni, ha urlato in faccia alle forze dell’ordine “dovete morireeee!”.

Non soddisfatta, la cretina ha addirittura espresso la volontà davanti alle telecamere di impugnare un giorno le armi contro costoro (i fascisti o le forze dell’ordine? Probabilmente entrambi). Motivo della sparata: le forze dell’ordine starebbero difendendo i fascisti. Lei, paladina della Costituzione antifà (ridaje!), ritiene sia doveroso condannare chiunque osi intralciare i suoi nobili piani.

Il problema, cari lettori, è il seguente: si arriva ad un punto in cui risulta praticamente impossibile rispondere a certe invettive tentando di argomentare razionalmente. Forse manca anche la voglia di cimentarsi in quell’impresa. È come se dovessimo spiegare a tutti coloro che ritengono che la Terra sia piatta, che in realtà è tonda e schiacciata ai poli. Più volentieri, utilizzeremmo lo slogan del Movimento 5 stelle. Ma vaff…

E però l’inutile Assemblea permanente capeggiata da don Biancalani non è come tutti gli altri: ha un ruolo purtroppo importante, ha molto seguito, si moltiplica in tutta Italia in forme diverse e si è auto-attribuita la facoltà di dispensare patenti di legittimità. È necessaria un’argomentazione leggermente più articolata.

Quando mesi fa venne arrestato per spaccio uno dei clandestini accolti da don Biancalani, l’Assemblea antiqui e antiqua intervenne dicendo che la colpa è un po’ nostra perché non diamo a quegli ingrati abbastanza denari, e un po’ del Parlamento perché non ha depenalizzato lo spaccio. Si espose quindi, in maniera inequivocabile, a favore degli spacciatori e del libero spaccio di stupefacenti.

Gli fece eco don Massimo Biancalani, tra lo sconcerto di molti, perché non accade tutti i giorni che un uomo di chiesa si esponga in favore la liberalizzazione delle droge. Adesso, il solito gruppo di persone si schiera dalla parte di un’insegnante che ha apertamente insultato le forze dell’ordine augurandosi che muoiano presto, attribuendogli erroneamente la colpa di prendere le difese dei fascisti.

E l’aspetto più preoccupante non è la solidarietà espressa verso chi ha commesso un reato, bensì la

Il fascismo che l’Assemblea permanente e la docente stanno combattendo: il carabiniere pestato dagli antifascisti

possibilità concessagli di ergersi a paladini della libertà e della democrazia e, per questo motivo, ordinare che chi non gli va a genio venga messo a tacere, sconfinando addirittura nell’apologia di reato. Oltretutto, senza che nessuno tiri loro le orecchie. Noi siamo gli unici che si prendono la briga di contrastarli fermamente, e, sebbene si viva bene anche soli, non è un bel segnale.

La prova della loro ignoranza abissale ce la danno ogni qualvolta dichiarano berciando che il fascismo è un reato. Poveracci. Grazie al cielo, in Italia le idee non sono ancora sanzionate, essendo vietati dalla legge alcuni comportamenti legati al fascismo ma non l’ideologia in sé.

E poi cosa intenderebbero dirci, che mentre un partito, la cui esistenza è prevista e consentita dalla legge, non ha secondo loro diritto d’esistere, chicchessia ha invece la facoltà di inveire contro i ragazzi in divisa augurandogli di morire? Sarebbe questo l’antifascismo d’oggi? Pare di sì.

Siccome noi siamo dei liberali seri, e non solo a chiacchiere, mai chiederemo la loro censura; piuttosto, che si confrontino seriamente e non a suon di comunicati stampa sui temi a loro tanto cari.

Sarà un vero piacere per noi mettere a nudo la loro totale inconsistenza.

[Lorenzo Zuppini]

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