I GUIDOTTI, I MILLER E UN FILO ROSSO CHE NON SI SPEZZERÀ MAI

 

In tv su Rai2 la quarratina Linda Guidotti ha raccontato la storia di sua nonna Giulia quando la sua famiglia salvò una famiglia ebrea. L’incontro con Dasy Miller e il messaggio di Morello ai giovani

Linda Guidotti racconta la nonna Giulia

QUARRATA. “La storia di un filo rosso che intreccia la vita di due famiglie, i Guidotti e i Miller. Siamo nella seconda guerra mondiale, le due famiglie non si conoscono ma tra il 1943 e il 1944 il loro destino si unisce per sempre perché la famiglia Guidotti per un anno intero rischia la vita e nasconde in casa propria i Miller che erano degli ebrei perseguitati”.

Cinquanta anni dopo quegli eventi in una intervista Daisy Miller racconta di quella famiglia che li aveva salvato la vita e a quel punto che Giulia Guidotti venne contattata”.

Questo pomeriggio su Rai2 emozione allo stato puro nel programma “Il filo rosso” di Tonino Quinti e Paola Perego. Per circa mezz’ora alternati da tre servizi registrati sul territorio la quarratina Linda Guidotti, in diretta dagli studi della Rai, ha raccontato sulla televisione nazionale l’incredibile storia di sua nonna, Giulia Guidotti, scomparsa a 100 anni lo scorso febbraio.

“Io credo che quando due persone – ha dichiarato Paola Perego – condividono una storia così intensa il loro filo rosso non si spezzi mai. Giulia Guidotti nel frattempo è diventata nonna ma non aveva mai raccontato a sua nipote Linda di questa famiglia di ebrei che aveva salvato la vita tanti anni prima e Giulia non ne parlava perché per lei questa era una storia assolutamente normale e spontanea ma per Linda sua nonna è sempre stata una nonna straordinaria.

L’incontro tra le due famiglie negli anni Novanta

Prima un servizio dall’esterno con la nipote Linda, intervistata in un uliveto di Buriano.

“Ciao sono Linda, sono l’unica nipote di nonna Giulia, che era la nonna di tutti, però era la mia nonna. Una donna che ha sempre lavorato, non ha mai perso la forza in niente. Con quello che ha passato ha sempre pensato al bene di tutti. Che dire? I ricordi più belli sono il sabato sera quando andavo da lei entusiasta perché si andava a ballare il liscio, perché lei era un amante del ballo liscio. Rimanevo a dormire da lei il sabato sera perché la domenica si ripartiva per le sale da ballo e quindi questa è una cosa che ricorderò per sempre. Manca tanto. C’è proprio il vuoto.

La cosa bella che mi ha insegnato è stato il voler bene a tutti a prescindere, di non odiare mai. Di esserci sempre e comunque per tutti, che una mano si da a tutti e questa era la mia nonna. Credo che questo sia il filo rosso che ci lega e che ci legherà per sempre”

Nella intervista in diretta in studio con la presentatrice Paola Perego, Linda, visibilmente emozionata ha aggiunto altri particolari alla storia raccontando della vita intensa di nonna Giulia e di quella storia tenuta per circa cinquanta anni nascosta a tutti e venuta alla luce solo dopo che era stata contattata per un documentario sulla Shoa curato dal regista americano Spielberg, una intervista tra i superstiti per non dimenticare.

L’intervista

 “Erano gli anni metà Novanta – ricorda Linda Guidotti —  Mia nonna mi disse che dovevano venire a farle una intervista e gli chiesi il motivo perché non sapevo nulla e lì mi raccontò che venivano a intervistarla perché aveva tenuto in casa una famiglia di ebrei .

Quando ospitò questa famiglia Giulia aveva appena 23 anni e vivevano in tanti in quella casa…Però nessuno ha mai esitato. È stato spontaneo e istintivo accoglierla. Il capofamiglia decise di ospitarli e tutti furono d’accordo. Poi i Miller dovettero andare via perché c’era il sospetto che qualcuno si stesse accorgendo di queste quattro persone nascoste in questa casa. Mi raccontò che nell’ultimo periodo dovettero mandarli via perché quando stendevano i panni fuori c’era sempre un panno in più, il vestitino della piccola dei Miller e quindi loro bambine piccolissime non le avevano in quel periodo e quindi quei pochi vicini cominciarono a insospettirsi un pò e quindi per paura li dovettero mandare via”.

Paola Perego ha quindi aggiunto “Era passato un anno e c’erano famiglie come la tua che aiutarono queste famiglie senza pensare che potevano mettere a rischio la propria vita e c’erano altre che purtroppo non lo facevano, anzi facevano spesso le spie. Passano tanti anni e dopo l’intervista che Dasy ha registrato per il documentario per la Shoa Fondation i Miller sono venuti in Italia a casa vostra e c’è stato questo incontro delle due famiglie che sono state tanto unite”..

All’epoca Linda Guidotti aveva quattordici anni.

“Era metà anni novanta. Sono venuti. Erano tantissimi. Non so se erano figli della sorella più grande o di Dasy. Quando Dasy e Giulia si sono viste è stata l’emozione più assoluta, è stato bello, emozionante. Abbiamo fatto un rinfresco in piedi e credo che in quella occasione siamo tornati nella casa dove furono tenuti nascosti. Anche se Dasy se la ricordava benissimo. Non li ho sentiti parlare di quei momenti passati”.

A questo punto in collegamento Skipe dall’America è intervenuta anche  Dasy Miller, una delle due bambine di quella famiglia di ebrei.

Il collegamento dall’America

“Dopo la guerra – ha raccontato parlando in italiano — sono tornata in Italia varie volte e ho visto la Giulia, Morello e un pò di altri. La casa non potrò dimenticarla mai perché era così importante per noi, perché li dentro ci sentivamo sicuri. Avevamo tanta paura che qualcuno ci trovasse ma poi la famiglia era così cara, così buona con tanto amore, con tanto cuore e ci hanno aiutato non solo per darci un posto da vivere e salvarci ma eravamo, siamo amici.”.

Dasy non si ricorda del padre di Linda, il figlio più grande di nonna Giulia. “Era piccolino. I piccoli — ha aggiunto Dasy — non ci avevano mai visto. Non sapevano. Mio padre segnava delle tacche sul muro. Lui è stato nella casa prima che io, mia madre e mia sorella si fosse andati. Eravamo nascosti altrove. Lì ci sentivamo più sicuri. Mio padre faceva una riga sul muro tutti i giorni. Non c’era niente da fare. Era una stanza piccolina con quattro persone. Non so come abbiamo vissuto così tanti mesi. A pensarci oggi è stata una cosa terribile, Poi siamo andati in un altro posto”.

Paola Perego ha quindi introdotto il messaggio inviato da Morello Guidotti: “Noi eravamo una famiglia di dieci persone. Eravamo una famiglia grande e questa famiglia ebrea era di quattro persone: marito, moglie e due figlie. La nostra famiglia specialmente era una famiglia che accettava tutti. È stata veramente per il cuore, per aiutare le persone che erano allo sbando.

Sono sempre state in casa per un anno intero. La cosa importante era che in casa nostra a differenza di altre abitazioni avevamo il bagno e il bagno era proprio adiacente alla stanza dove erano e li era comodo andare e venire. C’era solamente la zia che gli portava da mangiare, dava tre colpi nella porta ed era il segnale, loro aprivano la stanza, gli portavano le posate e richiudevano la porta.

Era pericoloso farli sortire fuori tanto per loro che per noi con tutte le SS che c’erano a giro. Era una famiglia brava, intelligente, onesta e tante volte anche loro dicevano come mai ci succede questo? Ma che siamo delinquenti?. E allora tante volte anche quelle figliole piangevano disperate.

Quando vennero via da casa nostra e andarono in America sono ritornate altre due volte quassù. A rivedere la stanza dove erano nascosti, a rivedere i segni che avevano lasciato per segnare il tempo. Una cosa bella e emozionante ritrovarsi tutti assieme vivi. Fu bello. Mi raccomando a tutti che non succeda più queste cose perché si è patito tanto noi. Io e la mia famiglia. Ormai sono rimasto solo. Quegli altri sono partiti ma fo di tutto finchè non sarò morto per trasmettere queste cose”.

Morello e Dasy

Dasy ha quindi aggiunto altri particolari a quella storia: “Era così strano e difficile. Se si pensa ad ora sembra impossibile. Non potevo andare fuori. Solo una volta sono scesa. Una sera. Mi avevano dato da bere acqua con zucchero. Hanno pensato che la casa era sicura. Era chiuso. Era tardi. Purtroppo qualcuno è venuto alla porta e l’hanno aperta dimenticandosi che io ero nella cucina con loro. Erano amici, erano vicini. Sono venuti dentro e hanno domandato chi era questa bambina e io ero come paralizzata. Gli fu detto che erano degli sfollati. Sono andata su per le scale e ero come impazzita, avevo paura, capivo che era una cosa terribile. Sapevo a cinque anni che non potevo parlare con nessuno, che non potevo andare fuori, giocare”.

Giulia per tutta la vita ha tenuto una foto di lei con Dasy insieme alle foto dei parenti.

“Del passato — ha concluso — mi sono portata dietro che se la gente vuole può essere buona e importante per gli altri. È questa esperienza che me l’ha fatto  vedere…”

Giulia negli ultimi anni della sua vita ha cominciato a raccontare la sua esperienza nelle scuole, agli altri ed è importante perché nessuno dimentichi cosa è stato quell’orrore.

Dal minuto 19,37 al 46: https://www.raiplay.it/video/2021/04/Il-Filo-Rosso-d8dbbbfb-9709-404b-96fc-6fc88cbb951b.html

Andrea Balli 

[andreaballi@linealibera.info]

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