I PISTOIESI E GAZA

Lo striscione
Lo striscione

PISTOIA. In viale Pacinotti, da sabato sera, dal tetto della palazzina dello Slebest, Spazio Liberato Ex Breda Est, il luogo dove associazioni e gruppi pistoiesi sperimentano forme innovative di partecipazione e condivisione, è dispiegato uno striscione di solidarietà verso la striscia di Gaza. Recita: Fermare il genocidio a Gaza. Palestina libera.

È stato appeso anche come necessaria risposta ad una polemica della scorsa settimana nata a seguito della comparsa di un murales, successivamente cancellato dai dipendenti dei cantieri comunali, sulle stesse pareti dello Slebest. Il murales raffigurava una stella di David da cui partiva una corda con un uomo impiccato. Tanto era bastato, nella monotona realtà cittadina, per sollevare polemiche e grida d’indignazione. Persino un’interrogazione all’amministrazione comunale. Fabrizio Zollo, su La Nazione, aveva risposto chiedendo se i tanti “benpensanti” provassero la stessa indignazione per i bombardamenti che i piloti israeliani avevano condotto nelle ultime tre settimane su ospedali, scuole, asili, città e villaggi palestinesi.

Ricordo che qualche mese fa, fuori dallo Yad Vashem, il museo della Shoa di Gerusalemme, la preparatissima guida italiana Rebecca Galante, con cittadinanza israeliana a seguito del matrimonio, una di quelle guide che servirebbero davvero qui da noi per dare valore al tanto svilito patrimonio nazionale, si soffermò a parlare dell’Olocausto ebraico e dell’importanza della memoria per evitare il rischio che un simile genocidio potesse nuovamente colpire l’umanità. Mi venne allora naturale chiedere a voce alta come mai fosse possibile accettare l’occupazione militare della striscia di Gaza, con tutte le relative privazioni, violenze, discriminazioni e barbarie.

Questo episodio, sebbene di natura personale, introduce una domanda ben più pragmatica, operativa ed eventualmente utile per tutta la galassia politico-burocratica che potrebbe e dovrebbe attivare dei seri negoziati per la cessazione della carneficina gazawi (vedi). Ovviamente anche per la politica italiana, che fino ad oggi ha tenuto un profilo eccessivamente timido e silenzioso. Si tratta di una domanda già lanciata dal giornalista del quotidiano israeliano Haaretz Gideon Levy: c’è forse una richiesta più comprensibile, lecita e giusta della richiesta di libertà (vedi qui1 e qui2) per Gaza?

I governanti israeliani – per dirla con Luigi Fioravanti – sostengono che sono stati costretti a fare la guerra, che ad essa non hanno alternativa. Così ripetono i grandi giornali italiani. Non è vero che alla guerra non c’è alternativa: l’alternativa è la pace, e la pace si ottiene con la giustizia: porre fine all’occupazione dei territori palestinesi, che dura da 47 anni, porre fine all’assedio di Gaza che dura da sette anni.

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4 thoughts on “I PISTOIESI E GAZA

  1. PERCHE’ LA SINISTRA E’ SEMPRE STRABICA…

    Palestinesi, prima alleati con i tedeschi per buttare a mare gli ebrei.

    POI…

    La palazzina dello Slebest… “…dispiegato uno striscione di solidarietà verso la striscia di Gaza. Recita: Fermare il genocidio a Gaza. Palestina libera….”

    Sono giornalista e ricercatore: “EFFETTI E CAUSE”

    EFFETTI: il bravo,catto-comunista “… Fabrizio Zollo, ,su La Nazione, aveva risposto chiedendo se i tanti “benpensanti” provassero la stessa indignazione per i bombardamenti che i piloti israeliani avevano condotto nelle ultime tre settimane su ospedali, scuole, asili, città e villaggi palestinesi….”

    CAUSE: Senza cause, non vi sono effetti…

    Il lancio dei missili su Israele, l’uccisione a freddo, di tre diciottenni, usando i bunker, pieni di armi, costruiti sotto ospedali, scuole e civili abitazioni, non dei ricchi palestinesi ma, dei poveracci, oltretutto obbligati con la forza, a non uscire…
    Dopo aver causato distruzione e morte, ora raccolgono i frutti della loro semina…ingrassando i venditori di armi e…

    Credo che basti, per riflettere e confrontarsi, lo farò dopo aver letto e confrontato i vostri articoli…
    Pier

  2. In tutte le cose, esistono le opinioni ed i punti di vista, ed è in nome di questi che si parla di destra, sinistra, benpensanti, cattocomunisti, ecc; (a proposito: perchè tanta gente che dice di riferirsi alla Fede, onestamente, anche a costo di rinunciare a qualche “certezza” e cercando di evitare di tirarlo di qua o di là,non si domanda da che parte starebbbe Cristo in casi come questo e tanti altri?); dall’altra esistono i fatti.
    Io rispetto, anche se non condivido certamente alla cieca quanto afferma Piervittorio, ma i fatti, appunto, in questa guerra come nelle precedenti, parlano anche di un rapporto, mi sembra, di 30-40/1 tra i morti palestinesi, in gran parte civili, e quelli israeliani; frutto del fatto che i missili di Hamas, con tutto quanto di male se ne può e deve dire, al cospetto della contraerea israeliana, sono poco più che petardi e vengono quasi tutti tranquillamente intercettati, mentre certamente non altrettanto si può dire delle cannonate e delle bombe israeliane, che arrivano a colpire dovunque e senza limiti.
    Per cui, mi sembra, ci sia comunque una bella sproporzione di forze in campo… e di uso di queste forze.
    Piero Giovannelli

  3. Amira Hass, storica corrispondente del giornale israeliano Haaretz nei Territori palestinesi occupati (Cisgiordania): “… è il momento di chiedere: aprite il valico di Erez. Israele, al solito, griderà “Sos sicurezza”. Lasciatelo gridare. Non potrà esserci sicurezza per Israele finché non riconosceranno ai palestinesi il diritto alla vita e di vivere con dignità. Non vi è ricostruzione dell’economia palestinese, di Gaza, non c’è nessuna vita, finché la gente e le merci non potranno circolare liberamente. Questo comprende la possibilità di esportazioni da Gaza, studiare nelle università, pregare a al-Aqsa e mangiare l’hummus nella Città Vecchia. La possibilità di viaggiare da Nablus alla spiaggia di Beit Lahia. La Striscia smetterà di essere un enorme campo di concentramento solamente quando ci vorrà un ora di autobus tra Gaza e la Cisgiordania, al costo di 32 shekels andata e ritorno, con uno sconto per i bambini e le famiglie numerose”

  4. Come contributo alla discussione sulla tremenda vicenda dei Palestinesi che, evidentemente, chiama in causa il Sionismo israeliano, propongo questa breve considerazione del portavoce nazionale del PCL, Marco Ferrando.

    Essa si basa su una analisi dei fatti che, a partire dal primo dopoguerra, hanno portato all’attuale tragica situazione.
    So bene per esperienza ormai consolidata che le nostre riflessioni e analisi politiche, purtroppo, molte volte non sono valutate concretamente in base alla realtà dei fatti, e che, anzi, sono scartate, o non prese in considerazione, o valutate negativamente a prescindere, pregiudizialmente.

    Per questo invito chiunque sia interessato al problema di dedicare pochi minuti alla visione e all’ascolto di questo filmato.

    http://pclpistoia.blogspot.it/2014/07/cosa-sta-succedendo-in-palestina.html

    Chissà che non possa suscitare qualche ripensamento alle diverse latitudini politiche.

    Mario Capecchi – PCL Pistoia

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