icone d’italia. GIORGIO PRIMA CHE IL GALLO CANTI

La coerenza di pensiero e di scelte dell’emerito Presidente Giorgio Napolitano fanno onore a tutta la nazione e rafforzano la sua immagine nel mondo
Giorgio il migliorista
Giorgio il migliorista. Si distinse molto a Budapest

ROMA. Ieri, 13 dicembre, di 38 anni fa, correva l’anno 1978, il Parlamento Italiano, approvava l’entrata dell’Italia nello Sme, il Sistema Monetario Europeo, anticamera dell’euro.

Contrario, compatto e indefettibile per il “no” era l’allora Partito Comunista Italiano, antesignano dei Piddioti di oggi: e con esso un tal Giorgio Napolitano, il [d]emerito, Presidente della Repubblica che coerentemente con la sua storia e il passo evangelico del “prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”, ha rinnegato se stesso e la sua fede politica e forse anche più di tre volte, remando sempre in direzione della corrente e a pro suo (compreso quando chiedeva i rimborsi-volo per Bruxelles).

Nel volgere di pochi anni, dal ’44 al ’47, passò dai Guf, i Gruppi Universitari Fascisti, al Pci, il partito della rivoluzione proletaria, come quella scoppiata nel ’56 a Budapest contro “mamma” Urss.

Napolitano il democratico
Napolitano il democratico

Elogiò i carrarmati con la stella rossa che schiacciavano nel sangue i cittadini che chiedevano libertà, dichiarando che l’intervento sovietico «ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo». Un vero grand’uomo!

Il gallo-popolo ha continuato a cantare, ma il segnale è stato ignorato, come avvenuto recentemente per il referendum costituzionale, dopo il quale un governo sconfessato e sputtanato dal furore popolare è stato rieletto tale e quale, con la Boschi, autrice della schifezza, pimpante e ridente in seconda fila come se la figura di cacca non fosse la sua – ma tanto Banca Etruria era salva.

Budapest. E l’Unità scrisse...
Budapest. E l’Unità scrisse…

«Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo» (Bertold Brecht), ma prima di cambiarlo sarà necessario tiragli il collo.

Qui potete scaricare e leggere l’intervento integra di Re Giorgio del 13 dicembre del 1978 pronunciato alla Camera con cui motivò la contrarietà a entrare nel sistema economico europeo.

Evidentemente neppure immaginava che tutto questo gli avrebbe portato – così dicono – ben 900mila € all’anno di pensioni e regalìe.

E alla faccia del popolo lavoratore!

[Marco Ferrari]

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