IL BLUES IN PIAZZA DUOMO E LA ‘ZUCCA’ DEI COMMERCIANTI

Piazza Duomo invasa durante il mese di luglio
Piazza Duomo invasa durante il mese di luglio

PISTOIA. Almeno due clamorosi aspetti tradiscono la mentalità tipicamente provinciale e riottosa al nuovo della comunità pistoiese.In primo luogo il tabù del Blues in piazza del Duomo.

Un nostro recente pezzo, «Spostare il Blues da piazza del Duomo? Il dibattito è aperto», una lettera di un lettore stanco di veder assediata per l’intero mese di luglio una delle piazze più importanti d’Italia, ha scatenato almeno una sessantina di commenti sulla pagina facebook “Non sei di Pistoia se…” e almeno una decina in calce alla pagina online di Linee Future.

Il ragionamento parte dal presupposto retorico e teorico che il Blues è comunque una ricchezza per l’estate e la cultura cittadina, un’eccezionale vetrina e occasione di richiamo a Pistoia.

Il fascino effimero del Blues in piazza Duomo [foto Massimo L. Carradori]
Il fascino effimero del Blues [foto Massimo L. Carradori]

La questione tuttavia si può sintetizzare così: varrebbe la pena spostare questo festival identitario in un luogo più adatto, magari allo stadio o nella zona di piazza Oplà/parco della Rana?

In altre parole: siamo sicuri che un bilancio costi/benefici sull’occupazione permanente di piazza del Duomo, invasa per un mese dal catafalco/tamburlano che oscura palazzo di Giano, da latrine, tribune, impianti (elettrogeno, audio), furgoni, tendoni, porchettari e tant’altro, sia effettivamente vantaggioso, per il Pistoia pride e l’immagine che nel resto d’Italia e d’Europa hanno di noi?

Sicuri che in altra location il festival perda quel fascino e quel prestigio santificato e celebrato con fior fior di video, foto ed emozionanti rappresentazioni grafiche di ogni tipo? Non sarebbe forse vero il contrario, cioè che allo stadio o in piazza Oplà ci sarebbero maggiori condizioni di sicurezza e anche ulteriore disponibilità di posti per i concerti?

Spazio diversamente abili al Blues
Lo spazio per diversamente abili al Blues

Suscita poi sdegno la vista dell’angusto spazio riservato ai portatori di handicap alla base delle tribune sul lato del Tribunale: neppure 30 metri quadrati.

Qualche voce si è levata, circa quest’ultima inaccettabile situazione, ma poi tutto si è riassorbito nel silenzio della città sarcofago. E pensare che la sensibilità sui temi delle barriere architettoniche e dell’accessibilità per i diversamente abili dovrebbe ormai costituire un fatto acquisito per ogni categoria…

I politici, che generalmente sanno sondare gli umori e la pancia della gente, preferiscono non sbilanciarsi circa l’opportunità di restituire la piazza ai visitatori che di luglio vogliono recarsi in una delle candidate a capitale nazionale della cultura. O anche a chi si vuole sposare, laicamente, in Comune senza che il palazzo sia occluso e nascosto dal tamburlano. In generale sembra che anche solo parlare e argomentare la faccenda sia semplicemente irricevibile.

Lo stand del Poker & Scommesse in piazza Duomo
Poker & Scommesse in piazza Duomo

Ma il secondo elemento che denota tutta l’atavica ottusità di una città prigioniera dei suoi stereotipi e dell’incapacità di immaginare un futuro, si ha dal recente comunicato di Commercio Pistoia (“Commercio Pistoia” prosegue la sua battaglia).

Le pletoriche associazioni dei commercianti cittadini, tutte in generale, ricordano i carrozzieri pistoiesi di inizio 900 che alla nascita e diffusione dell’automobile, avevano liquidato l’affare come passeggero.

Infatti non solo non hanno mai avanzato un’idea o proposta seriamente e concretamente utile per qualificare il centro e favorirne l’attrattività, ma addirittura non hanno mai fiatato quando avrebbero dovuto difendere i loro interessi.

Mi riferisco sia al trasferimento di importanti funzioni dalla città storica – ospedale, Agenzia delle entrate e, a breve, la Prefettura –, sia alla proliferazione abnorme di centri commerciali satelliti: Panorama, la nuova prevista Esselunga e tanti altri in Viale Adua, dove, per l’appunto, si è da tempo costituito un “centro commerciale naturale”.Per non parlare dei nuovi negozi al futuro (?) quartiere ex Breda/San Giorgio, alla cittadella della Misericordia (costruita contro ogni principio di ragionevolezza e logica e, forse, di legge) e all’improbabile quartiere dell’area ex Martinelli di via Gonfiantini.

Tutte le categorie del commercio non hanno infine ancora detto pio sulla paventata chiusura, auspicata dalla proprietà, del principale parcheggio a servizio del centro, il Lingottino: quanto possono essere credibili allora questi signori, che, evidentemente, sanno davvero solo chiagnere e fottere come ricorda loro, con levità da filosofo, lo stesso Sindaco Samuele Bertinelli?

Ferite in piazza Duomo. 2
Ferite in piazza Duomo

Non rendendosi conto che mal voluto non è mai troppo, Commercio Pistoia ha annunciato una petizione per la riapertura dei varchi della ztl dalle 18 alle 24: una petizione ridicola alla luce della massiccia affluenza, proprio a partire dalle 20, sulla Sala e vie limitrofe.

Andare a farci un giro per credere. Gli esercenti dei locali della movida lo sanno perfettamente che la zona pedonale è, semmai, un valore aggiunto, e infatti non hanno mai pensato di chiederne l’eliminazione.

Linee Future proverà a coltivare il dibattito e raccogliere pareri sull’opportunità di spostare il Blues da piazza Duomo e restituire alla piazza la sua naturale destinazione monumentale e pubblica (anche di luglio) che avrebbe in qualsiasi altra parte del pianeta…

Specie in una capitale della cultura.

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4 thoughts on “IL BLUES IN PIAZZA DUOMO E LA ‘ZUCCA’ DEI COMMERCIANTI

  1. inibire al godimento pubblico la piazza del Duomo per tutto il mese di luglio mi sembra un’enorme sciocchezza oltreché uno sfregio a quanto di bello ci hanno tramandato, quindi dislocherei sicuramente le manifestazioni canore e perché non utilizzare la piazza della Resistenza e Fortezza annessa? Quel monumento è da sempre in stand by, sono stati fatti mille progetti e proposte sono giunte da molte parti ma niente di fatto.
    Se la superficie non è sufficiente o non adatta alle manifestazioni oceaniche non lo è nemmeno PIazza del Duomo.

  2. Buon giorno Lorenzo….sui commercianti pistoiesi mi sono già espresso nel topic da te citato. Da parte mia stendo un velo pietoso e concordo pienamente. Sul blues idem: io non sono pistoiese di nascita ma a questa città tengo e di questa città m’interesso più di tanti “pistoiesi purosangue” che riempiono i social di tanti inutili bla bla, salvo poi restare totalmente inerti quando si tratta di fare cose concrete ma semplici, tipo tenere pulito davanti al loro portone di casa, uscirsene con un sacchetto e due guanti e , magari prima di una birra sulla Sala, insieme agli amici, raccogliere lungo la strada che percorrono per arrivarci 5-6 rifiuti che regolarmente gli incivili gettano sul selciato. Le stesse cose potrebbero fare occupandosi di un’auiola spartitraffico o a lato marciapiedi, tipo quella ben fotografata a lato della pista ciclabile dell’Arcadia…paghiamo le tasse e ci deve pensare il Comune? Vero, ma se non ci pensa che si fa? Ci teniamo la città così com’è? Quale idea, ammesso che ci sia, abbiamo del concetto di comunità?(e vale anche per voi commercianti, per voi notai, per voi impiegati che usufruite del centro storico…animo…sacchetto e guantino…mentre tornate alla vostra auto…fare piccole cose giuste, gratuitamente, serve anche allo spirito). Il capitolo persone disabili sarebbe da sviluppare e aprirebbe un mondo….un mondo dove i disabili non sono quasi mai il fine, ma il mezzo: per campare con stipendi da fame (i dipendenti spesso impreparati e a volte senza vocazione) e fare tanti bei soldini (le aziende del terzo settore). Lo so che non si deve dire…ma la verità è che dietro agli ultimi della società si è creato un business miliardario (mafia capitale non me la sono inventata io). In ogni caso se pensiamo al milione speso per il “Giardino Volante” senza che venisse pensato per essere fruito anche dalle persone disabili (associazioni e cooperative del terzo settore tutte zitte vedo), la dice lunga sulla distanza che c’è tra le belle parole di Bertinelli e soci e la realtà.
    Massimo Scalas

  3. Pistoia è notoriamente una città rimasta ferma alla mentalità (anche alle infrastrutture) degli anni 50 dove gli ottuagenari che la comandano sono contrari a qualsiasi innovazione,i pistoiesi vorrebbero mantenere la città morta ad uso e consumo solo delle grandi famiglie ricche con la villa in collina.Un giovane che non è figlio di papà e che si ritrova a vivere in codesta città morta non ha altra scelta che emigrare.

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