IL CONSULTORIO NON PUÒ DIVENTARE UN POLIAMBULATORIO

La “Rete13 Febbraio” di Pistoia sottopone alla Asl 3 una serie di questioni. Segnalati problemi e malfunzionamenti sulle lunghe liste d’attesa, le prenotazioni, i servizi non coperti o non disponibili sul territorio. Chiesto il parere sul recente pronunciamento del Consiglio Sanitario Regionale sulla somministrazione della pillola RU486
L'assemblea delle donne della "Rete 13 Febbraio"
L’assemblea delle donne della “Rete 13 Febbraio”

PISTOIA. La Rete13 Febbraio ha diramato un comunicato con sui risponde a quanto affermato dalla ASL3 di Pistoia dopo il presidio di lunedì davanti al Centro Donna.

Ecco il testo integrale:

Ringraziamo l’Asl3 per l’attenzione ai nostri dubbi e alle nostre perplessità e per la disponibilità a confrontarsi anche con le associazioni sul territorio. Possiamo, da subito, cominciare a sottoporre le questioni che più ci stanno a cuore premettendo innanzitutto che il Consultorio non è e non può diventare un semplice poliambulatorio: il principio di accoglienza che è e deve restare alla base del Consultorio è incompatibile con il concetto di rapidità puramente ‘aziendale’ che ha un poliambulatorio.

Nel consultorio la donna deve essere accolta rispettandone i tempi (sempre più limitati a causa del carico di impegni lavorativi e familiari) e rispettando le specificità di ciascun caso e di ciascun percorso, anche il più accidentato. Questo non può essere fatto se le visite si susseguono in tempi da catena di montaggio che non consentono l’attenzione necessaria né a chi ha un appuntamento né a chi si presenta senza appuntamento (come è giusto che si possa fare in un Consultorio).

Inoltre il lavoro del Consultorio non si può ridurre solo al percorso-maternità ma, in linea con le funzioni previste dalla L. n 405 del 29 luglio 1975 e poi ampliate da leggi nazionali e regionali, deve soddisfare le esigenze dell’utenza di qualunque età che richieda i servizi di:

– accoglienza, (anche senza appuntamento perché, lo ribadiamo, il Consultorio non è un poliambulatorio)
– educazione alla sessualità e all’affettività
– informazione sulla contraccezione
– prevenzione di gravidanze e malattie
– interruzione volontaria di gravidanza
– percorso maternità consapevole
– accompagnamento alla genitorialità responsabile
– accompagnamento alla menopausa
– accoglienza, presa in carico psicoterapeutica e sostegno nel percorso giudiziario per le vittime di violenza così come previsto dall’ art. 7 dalla Legge Regionale n. 59/2007
– presenza dell’assistente sociale nel consultorio come previsto dal Piano Sanitario e Sociale Integrato della regione Toscana.

Le problematiche e i malfunzionamenti che vogliamo segnalare riguardano le lunghe liste di attesa, le prenotazioni impossibili (effettuate il primo sabato del mese con un numero di appuntamenti che spesso terminano nella mattina del sabato stesso), i servizi non coperti o non disponibili sul territorio pistoiese per tutta l’utenza che ne fa richiesta, come ad esempio i corsi pre-parto.

Chiediamo che i nuovi spazi che verranno dedicati al Consultorio siano almeno corrispondenti alla metratura totale degli spazi attualmente a disposizione tra Centro Donna e presidio delle Fornaci e che siano in uso esclusivo del Consultorio.

Chiediamo di sapere il numero e la tipologia di operatori e operatrici che lavoreranno al Consultorio dopo il suo spostamento.

Chiediamo di conoscere quali saranno gli orari di apertura del servizio al pubblico e quale tipologia di servizio, sempre in linea con quelli precedentemente descritti, verrà garantita e, come scrivete nel vostro comunicato, potenziata.

Chiediamo inoltre che la Asl3 prenda posizione sul recente pronunciamento del Consiglio Sanitario Regionale che prevede la somministrazione della pillola RU486 al di fuori dell’ospedale, cioè nei Consultori e nei poliambulatori, con conseguente taglio dei costi per la stessa Asl, oltre a un minor danno per le donne che affrontano l’interruzione volontaria di gravidanza. Alla luce del recente documento redatto dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali che condanna il nostro paese per violazione della L. 194 a causa dell’elevato e crescente numero di obiettori di coscienza, ricordiamo infine che l’Asl deve farsi carico di una soluzione riguardo quel 66,66% di ginecologi obiettori presenti con contratto a tempo indeterminato nell’azienda sanitaria, che penalizzano l’efficienza dei servizi e rappresentano un costo aggiuntivo per l’Asl oltre ad incidere negativamente sul sevizio di tutela della salute della donna.

[comunicato]

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One thought on “IL CONSULTORIO NON PUÒ DIVENTARE UN POLIAMBULATORIO

  1. Invito tutte le donne a leggere il comunicato della Rete 13 Febbraio. Il fatto di dar tanto spazio al femminicidio e poi togliere le quote rosa e ridimensionare i servizi alle donne è tipico della nostra società senza un briciolo di coerenza! E’ inutile mettere fuori scarpe rosse e poi trasformare i Consultori in Poliambulatori!

    Elena Drovandi (da Facebook)

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