IL CUORE, FRAGILE, DELLE DONNE

Il dottor Marco Comeglio
Il dottor Marco Comeglio

PISTOIA. È sotto stretta sorveglianza nella Ausl 3 l’iter diagnostico e terapeutico delle sindromi coronariche acute. In particolare in un’ottica di “genere” perché è ormai chiaro che, nell’accesso alla cure e ai trattamenti, ci sono differenze tra donne e uomini. Quello che era un sospetto ora è confermato dai dati disponibili raccolti dai registri cardiologici che sono stati incrociati con quelli del dipartimento di emergenza e urgenza-118: le donne hanno una volta e mezzo in più rispetto agli uomini un infarto senza dolore, oppure se hanno una sofferenza cardiaca tendono a sottovalutarla e in altri casi il disturbo si manifesta in modo atipico.

Questo può incidere sui tempi di accesso alle cure necessarie; un aspetto sul quale si è allertata la massima attenzione da parte dei sanitari: in particolare nei giorni scorsi si è svolto un intervento formativo per gli operatori, nell’ambito delle iniziative promosse dal Centro Salute e Medicina di genere, della Ausl 3, di cui è coordinatrice la dottoressa Sonia Iapichino, hanno partecipato il coordinatore scientifico del centro il dottor Giuseppe Seghieri e la responsabile del coordinamento regionale la dottoressa Anna Maria Celesti.

Il dottor Marco Comeglio, direttore della unità operativa diagnostica ed interventistica del cuore e dei vasi, ha spiegato che nell’infarto del miocardio l’intervento precoce è fondamentale: nella prima ora il paziente deve essere messo nelle condizioni di ricevere il trattamento per evitare disabilità gravi: la terapia deve iniziare non appena giungono i soccorsi a casa e proseguire in ospedale, in emodinamica, con la trombolisi e l’angioplastica primaria, fondamentali per salvare il cuore e la vita delle persone.

Un percorso, ha sottolineato il direttore del dipartimento di emergenza e urgenza dottor Piero Paolini, che nella Ausl 3 ha raggiunto punte di eccellenza grazie all’integrazione tra tutte le strutture e gli operatori (centrale operativa-118, associazioni di volontariato, equipaggio medico e infermieristico, pronto soccorso e unità operative di cardiologia e diagnostica e interventistica del cuore e dei vasi) ma ora si tratta di erogare le stesse procedure “salva vita” nella medesima tempistica anche alle donne, soprattutto alle più giovani dal momento che l’infarto è diventata la prima causa di morte nella popolazione femminile. Un dato più alto che per tutte le forme di cancro in quanto, ormai da anni, le donne accedono regolarmente e diligentemente agli screening di prevenzione (mammografico, pap test, colon retto).

La maggioranza delle donne non è consapevole di essere esposta al rischio cardiovascolare e spesso si rivolgono in ritardo alle strutture di emergenza. Da parte degli operatori, da ora in poi, diventerà una priorità imparare a riconoscere precocemente i sintomi specifici nelle donne e la dottoressa Chiara Seghieri, presentando gli indicatori regionali sull’infarto della Scuola Sant’Anna, ha fatto sapere che gli esiti di infarto saranno monitorati attraverso una valutazione che terrà conto del genere, per capire se nelle Aziende sanitarie sono presenti difformità di trattamento tra uomo e donna.

Il “centro salute e medicina di genere” nella Ausl 3 è stato istituito nel 2013. Sono stati organizzati gruppi interdisciplinari di operatori sanitari, degli ospedali e del territorio, che si occupano, in modo integrato, di affrontare cure e terapie tenendo conto delle differenze che ci sono tra uomo e donna: biologiche, ormonali, ma anche sociali e culturali.

Le donne vivono più a lungo degli uomini (rispettivamente 85 e 80 anni è la media in Toscana) ma la loro salute sembrerebbe è più esposta a rischi. In particolare i medici di alcune specialità si stanno concentrando su alcune patologie: il diabete, l’infarto e l’ictus. Per queste tre malattie, all’interno degli Ospedali della Ausl 3, sono già stati avviati percorsi specifici di prevenzione e studi che stanno facendo emergere importanti evidenze: la valutazione del rischio cardiovascolare, e del diabete in tutte le donne che hanno sviluppato complicanze di questa natura nel corso della gravidanza oggi costituisce una priorità, non solo per la salute della donna ma anche del nascituro. Sulle differenze nella prescrizione e risposta agli antidiabetici e per quanto riguarda la valutazione della tempestività di accesso alla diagnosi e cura nel caso di infarto del miocardio, la Ausl 3 è capofila nei gruppi regionali. L’Azienda sta portando avanti anche una ricerca sull’analisi dei risultati delle “donazioni di organi e trapianti” in ottica di genere.

Su www.usl3.toscana.it i Percorsi della Salute.

[ponticelli – usl 3]

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