il degenero. DESINENZE DI GENERE

L’ultimo che impose l’uso del Voi non è unanimemente apprezzato...
Benito Mussolini
Datevi del Voi!

PISTOIA. La mamma e il babbo aspettano con ansia e accolgono con gioia la prima parola del bambino: sulla pronuncia del primo fonema articolato dal pargolo si costruiscono miti familiari che circolano per mesi tra nonni, zii e conoscenti vari.

Il linguaggio è in effetti la principale attività umana tra quelle superiori.

Apprendere ed utilizzare bene il linguaggio parlato e scritto è fondamentale per la crescita e poi per l’affermazione personale, poiché consente la comunicazione a tutti i livelli conosciuti.

È simpatico anche chi tace, sia chiaro, ma per condividere a pieno e sentirsi parte del consorzio umano dobbiamo utilizzare il linguaggio, la lingua e anzi le lingue, quelle degli altri popoli della Terra, il maggior numero possibile, che, tra l’altro hanno fra loro radici comuni.

Le parole che utilizziamo sono convenzioni, definiscono il mondo materiale e immateriale e consentono di esprimere i sentimenti, i desideri e i sogni – quanto di più impalpabile esista.

Più vario e ricco è il linguaggio e meglio si riesce a dare forma a quanto si intende comunicare: l’Odissea è giunta a noi dopo essere stata raccontata per secoli, la produzione letteraria di Shakespeare o di Dante informano di sé tutto lo scibile, ma se il linguaggio non si evolvesse, non si ispirasse alle suggestioni del tempo che vive, svolgerebbe male la sua funzione perché il mouse al tempo di Dante non esisteva, c’erano i topi a Firenze e anche a Londra, ma il mouse, quello con lo scroll che facciamo scorrere per leggere la pagina sullo schermo del pc, quello non c’era.

Dunque il mouse, l’ecologia, i mass media, il non vedente, l’operatore ecologico, sono esempi di terminologia che segue i tempi e la sensibilità che cambia.

Quello che non è concepibile è che si imponga per legge un linguaggio: c’è chi ama dire uscio invece che porta, o babbo invece che papà, sindaco invece che sindaca, deficiente va bene per maschi e femmine anche se un deficiente è maschio ma una deficiente è femmina (Benigni, però, si chiedeva di che razza era Abele -e… e forse avrebbe preferito Abelo e Abela).

Benito Mussolini
Ma perché oggi tutti danno del tu a tutti? Abbiamo mangiato tutti la pappa insieme?

Una donna che svolge la professione medica sarà ben lieta di essere un chirurgo o deve essere per forza una chirurga? Il filippino che porta a spasso il nonno non è un colf? Dal momento che si tratta di collaboratore familiare sembrerebbe di sì.

Ma soprattutto quale dovrebbe essere il valore aggiunto nel forzare una desinenza a spiegare il genere?

L’ingegnere, se è donna, calcolerà in modo diverso il cemento? La levatrice se è maschio dovremmo chiamarlo levatore? O è un levatrice?

Certo, si può dire ostetrico ma se si vuole uscire dall’equivoco bisogna accettare che pediatra non è femmina perché finisce con la “a” ma è un termine senza genere, come ne esistono molti altri. E dovremmo dire tigro per il maschio della tigre, e tigra per la femmina per non creare un altro Abele -e…?

L’uso del linguaggio è una funzione essenziale per la comunicazione e quindi deve essere libero per definizione: l’ultimo che impose l’uso del Voi non è unanimemente apprezzato, proprio a causa dell’imposizione perché invece il Voi al posto del Lei è molto più europeo, per esempio.

[Paola Fortunati]


 

POERANNÓI, MAESTRINE PETALOSE!

 

Senza parole
Senza parole

NELLA SOCIETÀ SOCIALISTA, che tanto è piaciuta per tutto il 900, ma che ci ha portato «fino a questo segno» – come dice la pòera Lucia del Manzoni, quando si scopre che don Rodrigo la ha sessualmente molestata –, uno dei capisaldi era la famosa “divisione dei compiti”.

Dal 68 in poi, però, tutti sono diventati tutto e, si sa – Cacciari stesso ce lo confermerebbe con quel suo linguaggio un po’ spallato che gli fa allure –, quando tutti sono tutto, finisce che sono nessuno e viceversa.

Il dibattito sulla lingua e il linguaggio, a cominciare dagli scontri fra analogisti e anomalisti – che i più, sono convinto, non sanno cosa siano, come quel mio allievo cinese che dovetti bocciare all’Università perché parlando del riso in Plauto, mi disse che era quello a semìni che si mangia con lo zafferano e/o i funghi… –, è un’assurda ripetizione dell’essere alla Vittorio Sereni: non ha né una testa né una coda, ma continua a girare come il codino arricciolato del maiale tra i due prosciutti senza potersene mai allontanare, almeno fino a quando il suino non finisce in porchetta.

San Tommaso, Dottore della Chiesa
San Tommaso, Dottore della Chiesa

Se i politici volessero fare quel che dovrebbero, governerebbero e amministrerebbero bene le risorse pubbliche; mentre il più delle volte, come si dimostra nei fatti, sanno meglio rubare, grattare e pappare senza mai incorrere in seri problemi di legale eutanasia.

Lì sì che andrebbe fatta una legge: e non per insegnarci – nell’ottica delle maestrine della Cgil – come va detto e come non si deve dire!

Il problema è sempre lo stesso, alla fine: tra cattolici e comunisti hanno fatto più danni al mondo della bomba di Hiroshima. Perché le radiazioni finiscono, ma le capre – come direbbe Sgarbi – rinascono e si moltiplicano di secolo in secolo, nonostante vengano fatte continuamente al forno dai politici magnoni.

Anche questa è – per contrastare in logica San Tommaso – una riprova certa che Dio non c’è, o altrimenti salverebbe i sani dai cervelli malati.

Benigni l’ha capito o l’ha sempre saputo...?
Benigni l’ha capito o l’ha sempre saputo…?

Perché – pensavo in questi giorni meditando sulla Lettera ai Pisoni di Orazio anomalista, ignota a politici e maestrine della Cgil – se dovessimo essere, davvero e con assoluta coerenza, politicamente corretti, dovremmo decidere per decreto anche come definire i sindaci lesbo, quelli omo-maschili e, dulcis in fundo, quelli bisex.

La vita è bella, dice Benigni. Perciò cominciamo, intanto, con l’accogliere dall’ebraico il verbo maschile e quello femminile, signori/e politicamente corretti/e: altra cosa è dire io (maschio) studio (anì lomèd), altra io (femmina) studio (anì lomedèt).

Se non facciamo questo, alla fine, siamo solo dei banìm zonà, cioè dei veri figli di puttana: perché ancora discriminiamo, cari democratici/che delle desinenze da femmine!

Edoardo Bianchini

Vedi anche: http://www.linealibera.info/chetati-deficienta-viva-la-lingua-de-genere/

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