IL FREE JAZZ RIMPIANGERÀ PER SEMPRE ORNETTE COLEMAN

Ornette Coleman
Ornette Coleman

AVEVA INIZIATO a suonare con un sax di plastica perché uno di ottone non se lo poteva permettere. E anche quando è diventato uno dei numeri primi al mondo, Ornette Coleman, quell’aggeggio musicale che aveva solo lui non l’ha più abbandonato.

È morto poche ore fa, Ornette Coleman, a Manhattan, all’età di 85 anni. Una carriera mostruosa, contraddistinta da una quantità industriale di incisioni, dal 1958 al 2011, live, collaborazioni e il segreto di un’unicità sonora mai svelata. Da buon texano venne, inizialmente, influenzato dal R&B, filone sonoro che non abbandonerà più anche se lo utilizzerà per i suoi studi timbrici del jazz, una commistione acustica che lo eleggerà, insindacabilmente, come il padre e l’inventore del free jazz.

Che all’inizio fu, per lui, una dannazione. Miles Davis, ad esempio, lo definì come uno svitato; Dizzy Gillespie, sentendo suonare la sua band priva di pianoforte, aggiunse ulteriore fango, chiedendo ai musicisti se stessero facendo sul serio.

Poi, il jazz, tutto il jazz, si accorse della sua creatività e si genuflesse, fino a celebrarlo. Pat Metheny lo ha voluto con lui nelle sue incisioni più snob; dopo fu la volta di Bobby Bland, i Grateful Dead, Theloniou Monk, Lou Reed e tutti quelli che con il jazz hanno deciso di fare dei conti particolari.

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