IL TRENO DEL FUTURO CON HITACHI? SPERANZA E ASPETTATIVE

Un convegno all’auditorium “Terzani” per capire se Hitachi possa rappresentare una grande opportunità per la crescita della città. E tanta, tanta paura per il futuro...
Uil e Hitachi a Pistoia
Uil e Hitachi a Pistoia

PISTOIA. I gioielli di famiglia oramai sono stati venduti ai giapponesi e indietro non si può tornare. Ora non resta che mettersi nelle mani dei nostri compagni dagli occhi a mandorla. Difficile scommessa sì, ma il passaggio di proprietà della storica AnsaldoBreda rende ottimisti i sindacati e i loro rappresentanti, nella prospettiva di un futuro più roseo per il settore ferroviario.

Paura? Molta. Ma anche speranza di una nuova e migliore opportunità. Almeno molto più grande rispetto a quella prospettata da Finmeccanica, accusata dai sindacati di aver lasciato la Breda a se stessa e di non aver saputo investire nelle sue potenzialità. Il motivo? Non riteneva strategico il settore ferroviario.

“Hitachi può rappresentare un’innovazione per Pistoia – esordisce Simona Gigetti, segretaria Uilm Pistoia –. Come si fa a non capire che il sistema di mobilità sostenibile diviene un punto centrale sul territorio? Il distretto ferroviario è una nostra peculiarità: attraverso tale distretto ci sono 110 imprese in tutta la Toscana. Bisogna incrementare la facilità di spostamento delle persone e valorizzare la forza lavoro. La Uilm è presente in questa sfida, vigilando costantemente, come ogni sindacato ha il dovere di fare, ed aspettando la presentazione del piano industriale ad aprile”.

“Troppe le realtà industriali che abbiamo purtroppo visto scomparire nel nostro territorio – commenta Francesca Cantini, segretario Uil Toscana –. Noi non abbiamo niente contro le multinazionali, purché queste rispettino i lavoratori. Quella di oggi è una giornata dalla quale ripartire, in cui il sindacato deve crescere e lavorare insieme”.

Non è facile passare davanti allo stabilimento di via Ciliegiole e non vedere più la scritta “AnsaldoBreda” all’ingresso. Tutto cambia, tutto muta e intanto un bel pezzo di storia se ne va. Ma, tutto sommato, sembra che la contentezza dilaghi tra sindacati e lavoratori. Hitachi è, oggi, un’oasi in mezzo al deserto.

“Il Governo non ha creduto nelle rotaie e ha investito in altri business, come quello delle armi – sostiene Riccardo Volpi, membro Rsu Hitachi –. La produzione di Etr 1000 finirà nel 2016. Cosa accadrà dopo? Speriamo in Hitachi e accettiamo questa sfida, produttiva e culturale”.

Anche l’amministrazione comunale, dal canto suo, dice di aver fatto e di fare parecchio per lo storico stabilimento: “C’è stato un provvedimento amministrativo di variante urbanistica che ha consentito un investimento importante per la sala prova – commenta la vicesindaco Daniela Belliti – ed un intervento ad uno storico accordo sindacale per la bonifica dall’amianto della struttura. Noi chiediamo all’Hitachi una linea di continuità, come la presenza delle officine San Giorgio a Pistoia”.

Unico dei presenti al convegno a manifestare un certo rammarico per il passaggio ai giapponesi è Andrea Landini, Uil trasporti. “Questa vendita è una grande sconfitta, diciamoci la verità. Quando la Breda era in crisi la Regione andava a comprare i treni in Polonia”.

“Mi chiedo: perché lo stabilimento è stato venduto? – conclude il convegno Rocco Paolombella, segretario generale Uilm –. Vorrei vedere quanti sono capaci di fare un manufatto così importante. L’aereo non può competere con il treno. Si pensa davvero che l’areo possa diventare il mezzo principale per spostarsi in Italia? Il nostro approccio a Hitachi deve essere positivo. Inevitabile, ma positivo”.

[Alessandra Tuci]

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