IMPROVVISAZIONE (DI ALTO LIVELLO)

Antonino Yeknur Siringo, Guy-Franc Pellerin e Marcello Magliocchi
Antonino Siringo, Guy-Franc Pellerin e Marcello Magliocchi

PISTOIA. Forse è il loro ultimo concerto. No, il primo, invece. Ma questo non fa una gran differenza. Per fortuna che prima dell’esibizione, Antonino Yeknur Siringo, al piano, ci ha tenuto a precisare cosa avrebbe fatto, nell’ora scarsa successiva, con Marcello Magliocchi alle percussioni e Guy-Franc Pellerin ai sax nella saletta delle meraviglie della Fondazione Luigi Tronci, a Pistoia: tutto!

Tutto, ma dal principio, Free on three. Da dove nasce la musica e dove può e vuole arrivare, tre destinazioni praticamente sconosciute, ma frequentabili solo da chi la musica la conosce perfettamente; così bene che tra i suoi meandri riesce a condurre, come un nocchiere impavido della tormenta, anche chi non può percepire, captare, ma solo ascoltare.

“Ci siamo conosciuti oggi pomeriggio – ha sillabato Antonino Siringo, riferendosi ai due musicisti con i quali ha condiviso il palco, cercando di spiegare alla platea a che cosa sarebbero andati incontro, tanto i mittenti quanto i destinatari – e abbiamo deciso di mettere in comunione le nostre esperienze; non quelle musicali, ma quelle morali, non quelle estetiche, ma quelle etiche”.

Così è stato: gli spettatori hanno capito perfettamente. Qualcuno ha potuto farlo, altri si sono fidati e, chiusi gli occhi, hanno provato ad immaginare cosa stesse succedendo fuori, in quel preciso istante. Nessuno, ma proprio nessuno, ha potuto fornire ragione e offrire illustrazioni compatibili con la realtà e con le possibilità. Nemmeno i tre musicisti, a onor del vero. Antonino si è inabissato sulla tastiera, confabulando con questa e scegliendo le vittime esentate da epiloghi atroci e gli ignavi condannati a sofferenza eterna; Marcello invece ha provato a giocare sull’imprevisto, scandendo, a morte o a resurrezione, le esecuzioni e i pollici rivolti verso l’alto sentenziati da Antonino; Guy-Franc, francese con ridotte capacità sintattiche italiane, si è fidato ciecamente e senza mai aprire gli occhi, se non per individuare dove avesse poggiato i suoi strumenti, ha seguito il trand, lucidamente folle, ma colto e figlio di studi estenuanti, dei suoi due colleghi.

Luigi Tronci
Luigi Tronci

Anche Luigi Tronci, il padrone di casa, anche ieri sera con bretelle, ringraziando il cielo, nella brevissima introduzione-ringraziamento per la serata, ha pervaso l’atmosfera di ulteriore e mistero, che si è svelata, in tutta la sua bellezza non appena è iniziato il concerto. Un filo unico ininterrotto e ininterrompibile, che ha danzato, alticcio e presuntuoso, lungo una dorsale perigliosa, invernale, sconosciuta.

I tre alpinisti, legati tra loro dalla voglia e dalla consapevolezza di non volere arrivare in vetta, ma senza alcuna intenzione di riscendere a valle, hanno volteggiato sulle punte, fino a quando ne hanno avuto voglia. Poi, improvvisamente, il groove che ha dettato le emorragie emotive, si è interrotto: Antonino, Marcello e Guy-Franc hanno smesso di suonare e si sono fermati, raccogliendo un lungo e rumoroso applauso.

Hanno smesso di suonare, ma non di tessere quella ragnatela sociale con la quale si sono coincidenzialmente conosciuti, nel pomeriggio e nella quale, per sempre, proveranno ad attirare chissà quante vittime.

Freejazz, improvvisazione, freetime? Ieri sera non era importante etichettare strumentalmente la serata; in palio c’era qualcosa di più grande: la dignità dei musicisti e la sapienza degli spettatori.

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