in cauda venenum. SUA SAN[T]ITÀ, BUONA SAN[T]ITÀ & MALA SAN[T]ITÀ

Nel perfettissimo mondo del socialismo medicale rosso-saccardiano funzionano solo le veline di azienda: secondo le quali il salvifico Rossi-care pistoiese è “candidamente” la migliore medicina possibile…
La Nazione – 15 marzo 2017

PISTOIA. Leggo l’avventura di un povero cristiano di don Biancalani e mi sento molto vicino a lui. La potete rileggere qui, nei dettagli; ma i dettagli si riassumono in una manciata di parole: Malasanità, da martedì su una barella: «Il calvario di mia madre».

Non voglio entrare in un campo minato di disagio e dolore. Voglio semplicemente prendere un’altra strada tanto per sbattere in faccia al Signor Granduca Enrico Rossi, la realtà di ciò che ha combinato con la spesa – assurda e inutile – dei quattro nuovi ospedali toscani (il quinto a Livorno Nogarin non lo volle e glielo ricacciò in gola).

Ma voglio anche dare testimonianza diretta di ciò che è la meraviglosa sanità pistoiese: quella che l’ufficio stampa dell’allora Asl 3, guidato in proprio e con una “posizione organizzativa impropria” di se stessa, da Daniela Ponticelli, ha sempre rivendicato quando noi di Quarrata/news (prima) e di Linee Future (dopo) abbiamo invece sempre analizzato senza pietà: con l’obiettività del chirurgo che deve individuare un cancro senza lasciarsi prendere dall’entusiasmo di guardare quante altre meraviglie ci siano intorno a un fegato ingessato di cirrosi e solo perché occorre essere politically correct e ottimisti alla Pangloss per Legge Regionale, secondo il punto di vista del pane delle velinerie dell’Asl.

Anch’io sono un fruitore dell’ospedale, in proprio e per mia madre.

Ospedale San Jacopo. Ora saltano le pulizie…?

In proprio, al San Jacopo, mi sentii sbattere in faccia con molta celestiale eleganza, da una signora allo sportello, un bel “Cazzi sua!” – se mai rileggetevelo e qualche giorno vi racconterò, se ne ho voglia, come è andata a finire nella civilissima Toscana del socialista Pd-dP, a diritto e a rovescio, palindromo; quello che s’è fatto sfilare di sotto il culo 248 milioni di € a Massa, per intenderci. E senza fiatare.

Per mia madre verso la fine dell’estate scorsa, quando , ricoverata d’urgenza per una pericolosa patologia circolatoria, invece che in medicina fu ricoverata per 10 giorni 10, come si diceva una volta, non laddove sarebbe stato fisiologico vederla, ma in chirurgia: dove i medici arrivavano transumando da medicina e quindi “dopo, da ultimo e per forza” successivamente al loro impegno nel loro fisiologico reparto.

Cerchiamo di capirci e di farci capire: medici di prim’ordine e con un savoir faire di prim’ordine: ma indubbiamente stressati di rincorrere i propri ammalati in altri reparti perché – contrariamente a quanto sostenuto dalla velineria dell’Asl – i letti al San Jacopo erano e sono pochi, pochissimi anzi punti rispetto alle reali necessità del territorio.

Oggi a dirlo sono i fatti in sé e la stessa Saccardi-Bud che parla come proprio come noi: allora eravamo solo noi a dirlo (noi giornalisti anomali e anormali, ma svegli) che avevamo, nonostante la nostra cecità politica perché non favorevoli alle “scorregge barocche” del Pd, la vista di gran lunga più lunga e più acuta dei tesserati o fiancheggiatori o accoliti del Pd-dP, la setta di Rossi.

Pd-Dp, il socialista palindromo delle spese inutili
Pd-Dp, il socialista palindromo delle spese inutili

La san[t]ità a Pistoia ha smesso di funzionare accettabilmente quando Rossi ci ha dato e ci ha messo del suo e quando le veline dell’Asl hanno iniziato a raccontare la bella addormentata nel bosco a dispetto dei fanti e dei santi.

Eppure – e mi rivolgo al sacerdote don Biancalani e all’Ordine dei giornalisti, tutore della verità sostanziale dei fatti nei limiti della lealtà e della buona fede – per aver detto il vero sulla san[t]ità con congruo anticipo rispetto ai fatti/effetti, noi siamo stati inchiodati in croce e censurati perché non avevamo rispettato (ci dissero nel giugno del 2015) un collega (?) che della verità sostanziale nei limiti della lealtà e della buona fede se ne (alla Montalbano di Camilleri) catafotteva alla grande.

Meno male che non abbiamo paura – da veri giornalisti – di niente e di nessuno: perché, alla maniera di Socrate (che i più non sanno chi sia),  non dobbiamo più rispetto a degli uomini fallaci e ingannatori piuttosto che alla verità sostanziale nei limiti della lealtà e della buona fede!

P.S. – Stiamo ancora continuando pervicacemente la nostra battaglia legale contro la censura con cui ci hanno incoronati insolentendoci: e se necessario andremo fino in Europa.

In nome della professione che svolgiamo e in cui crediamo senza riserve da ben 50 anni!

[Edoardo Bianchini]

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