IN NOME DEL PAPA RE: IL BALLETTO DEI NUMERI DELL’ASL 3

Patti scritti nel bronzo (Marroni) e… facce di bronzo
Roberto Abati
Roberto Abati

SAN MARCELLO-MONTAGNA. Se volevamo una controprova al fatto che l’Azienda Asl 3 , che da adesso in poi chiameremo solo Azienda (con scopo di lucro: e qui è il guaio!), non sempre dice la verità, si può leggere l’ultimo parto dell’Ufficio veline di questa ditta dove fin dai primi righi, a nostro modesto avviso, ci si vorrebbe far beffa del lettore.

Si dice infatti che “è giunto a conclusione il primo monitoraggio sul Piot di San Marcello”, ovviamente fatto tutto all’interno dell’Azienda e senza un corrispettivo controllo di parti terze, come la Zeno Colò che, se non andiamo errati, si era proposta, rifiutata, di collaborare al monitoraggio. Già questo dovrebbe essere significativo e il dott. Abati, che di queste cose si intende, dovrà convenire che il metodo sa più di Papa Re che di ecumenismo francescano.

Dopo questa iniziale affermazione è tutto uno scatenarsi di numeri, di per sé non piccoli, ma allo stesso tempo fuorvianti: basti dire che 5.268 utenti del pronto soccorso assistiti sono meno del numero dell’anno precedente perché certe figure professionali, molto accondiscendenti, hanno baipassato questo pronto soccorso per inviare direttamente i pazienti al San Jacopo.

Se questa affermazione è falsa, vorremmo essere smentiti. Se il lettore ha pazienza e si rilegge la velina del 3 marzo, pubblicata (vedi) noterà che dai roboanti numeri, che non dicono niente, si passa furbescamente alle percentuali. Un esempio fra tutti: “l’aumento di personale destinato alle cure territoriali ha prodotto un incremento pari al 96% rispetto al 2012 del servizio di assistenza domiciliare […]”. Quanti sono gli assistiti sul territorio, dieci, trenta, cento, trecento? Il giochetto delle percentuali sembra palese e non si comprende perché in questo caso le cifre siano sparite.

Si comprende, invece, perché una collaborazione esterna e gratuita, quale quella offerta dalla Zeno Colò, sia stata rifiutata. Insomma,  il monitoraggio “cosa nostra fu”! Le cifre riportate sono a sostegno dell’opera di disinformazione che vuole arrivare a dipingere l’ex ospedale Pacini come esempio di efficienza e di pronta cura alla persona. Anche se l’ortopedia, di fatto, non esiste più? Anche se la chrurgia, di fatto, non esiste più? E potremmo continuare…

Dott. Abati, lei comprende: tutto ciò è un “misterium fidei” o semplicemente un “modello di integrazione ospedale-territorio”, il tutto rigorosamente al ribasso?

Luigi Marroni
Luigi Marroni. Scrisse i ‘patti’ nel bronzo (ma dei cannoni nemici o delle facce toste?)

In compenso i 150.000 euro previsti sulla struttura a cosa potrebbero e dovrebbero servire?A rifare le strisce del parcheggio davanti all’ingresso dell’ex Ospedale?

Non tutto è perduto perché l’Azienda garantisce soluzioni alternative con i vari Comuni e con i Sindaci (che hanno firmato i patti territoriali senza sapere ciò a cui sarebbero andati incontro) e furbescamente, menzionando ed usando l’assemblea del 28 (quella della Dynamo che poteva benissimo essere fatta in una qualsiasi cabina telefonica, vista la partecipazione…) rigetta al mittente, cioè ai cittadini che vivono la Montagna, “i ricorrenti allarmi sulla sua (dell’ospedale – n.d.r.) soppressione o depotenziamento […] frutto di strumentalizzazioni che risultano di difficile comprensione”.

Alcuni, a suo tempo (Marroni?), parlarono di patti sanitari scritti nel bronzo. Qui, in quanto a facce di bronzo, la scelta non manca.

P.S. – Ma è anche Venturi o sbaglio che parla di depotenziamento…?

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