incendio del cassero. QUALCHE DOMANDA SUI RIFIUTI STOCCATI E SULL’ARPAT

Assemblea per il Cassero. 3. La sala del Francini
Assemblea per il Cassero. La sala del Francini

SERRAVALLE. Fra i primi a muoversi, se non la prima in assoluto, al momento in cui scoppiò l’incendio del Cassero, è stata l’Arpat. Consigliava di non respirare, di tenere le finestre chiuse, di non mangiare verdure, di evitare il più possibile di venire a contatto con il fungo velenoso che si stava alzando in cielo.

Unità di crisi subito per fare il punto della situazione e poi, il 5 luglio, durante una infuocata assemblea al Teatro Francini di Casalguidi, Andrea Poggi dell’Arpat, avvertiva che si stavano facendo tutte le indagini del caso per cercare di capire qualcosa in quel disastro che si era verificato.

«Per adesso – aveva aggiunto – invitiamo a non consumare frutta e verdura coltivata nel raggio di 2 chilometri dalla discarica” (vedi).

Su tutto questo, e dopo gli accesi interventi della gente, si è sviluppato un nugolo di voci, interventi, ipotesi, richieste, domande: ma chi darà una risposta sicura? Chi potrà diradare il fumo – vero e metaforico – che ha avvolto un’intera Piana di qua e di là? Perché la nube tossica ha attraversato, come abbiamo letto e scritto, il Montalbano ed è discesa, come quella dell’angelo della morte della Bibbia, a Lamporecchio, a Larciano, marginalmente a Monsummano e Montecatini. Ma qualcuno parla perfino di… Empoli o dell’Empolese.

Così la gente si è giustamente disperata e ha iniziato a chiedersi cosa ci fosse nella discarica del Cassero. Se lo è domandato anche la Consigliera Fdi-An Elena Bardelli (vedi), ma non è la sola. Eugenio Patrizio Mungai, il Sindaco di Serravalle, ne ha parlato diverse volte – stando a quel che scrive la Bardelli – ma non ha mai detto esplicitamente quali erano i “morti” sepolti in quella che più di vent’anni fa era una valletta amena e sorridente e che è stata trasformata in un… mortorio.

Vogliamo avanzare qualche ipotesi e vogliamo togliere qualche dubbio alla gente di Casalguidi e non solo? Ecco che ci siamo attivati e abbiamo scartabellato qua e là e, dalla massa dei documenti metaforicamente sfogliati, ecco che balza fuori la tabella dei codici Cer ammessi nella discarica del Cassero, divisi nelle tre tipologie individuate: rifiuti speciali non pericolosi; rifiuti speciali pericolosi; rifiuti speciali pericolosi contenenti amianto. Chi è curioso può consultare il documento cliccando qui TabellaCodiciCer.

Certo, non appena aprirete questa tabella resterete di sasso, se non inceneriti: troverete solo numeri, centinaia di numeri. Ma niente paura, non c’è cosa che non si possa decriptare e comprendere.

Unità di Crisi del Cassero
Unità di Crisi del Cassero

Per farlo basterà aprire un altro documento che vi darà le giuste indicazioni: il cui titolo è Cer.pdf. Siamo sicuri che i più curiosi perderanno un po’ di tempo, ma daranno risposte ai loro molteplici interrogativi.

A questo punto torna in scena l’Arpat, l’agenzia regionale della protezione ambientale toscana, deputata, appunto, a fare monitoraggio e rilievi.

Già… ma quale tipo di monitoraggio e di rilievi? Cosa, di preciso? Indicazioni generiche? Analisi? O che altro?

E se si tratta di analisi e di quelle che interessano gli abitanti delle aree a rischio ambientale, in virtù di cosa l’Arpat è deputata a muoversi e a intervenire?

Lo possiamo vedere da un sito, ufficiale, quello di Accredia, l’ente italiano per l’accreditamento, il cui nome è sufficientemente chiaro anche per i più impreparati: in pratica, o si è accreditati con Accredia, o, se non lo si è, siamo semplicemente – in metafora – un “guscio vuoto di cicala”; una cosa che non conta, per intenderci.

Incendio dela discarica del Cassero. 10
Incendio dela discarica del Cassero

Ora i nostri lettori sanno bene che noi siamo non curiosi, ma di più; non impiccioni, ma oltre. E che ci piace girare, guardare, porci e porre domande: non per semplice prurigine, ma per cercare di trovare risposte.

E viaggiando qua e là su Accredia ecco che spunta fuori un altro documento che mettiamo a disposizione di tutti i lettori: Delibera_Csadl_14_07_2010. In fondo al documento si legge Rinuncia all’accreditamento 17025, un passo richiesto e… pensate un po’ da chi? Dall’Arpat – Dipartimento Provinciale di Pistoia.

A questo punto noi proponiamo un quesito (di quelli che non piacciono tanto) alle istituzioni e all’Arpat stessa. E la domanda è la seguente: se l’agenzia regionale della protezione ambientale di Pistoia ha rinunciato ad accreditarsi in Accredia, a che titolo può parlare sull’incendio della discarica del Cassero? E quali saranno le sue legittime mansioni da svolgere dinanzi al disastro iniziato il 4 luglio scorso?

Sul problema dell’accreditamento, leggiamo attentamente questi passaggi ufficiali:

L’accreditamento è un processo tramite il quale un ente di terza parte, indipendente e autorevole stabilisce, ai sensi di norme riconosciute ed applicabili, l’imparzialità e la competenza di un’organizzazione – o di un singolo professionista –, di eseguire specifici compiti.

Per quanto riguarda l’accreditamento dei servizi dei laboratori, la norma internazionale Iso/Iec 17025 definisce i requisiti che un laboratorio deve soddisfare per dimostrare la competenza tecnica del suo personale e la disponibilità di tutte le risorse tecniche, tali da garantire dati e risultati che siano accurati e affidabili per specifiche prove, misurazioni e tarature.

In questo senso, è fondamentale la distinzione tra la certificazione a fronte della norma Iso 9001 del sistema di gestione per la qualità di un laboratorio – rilasciata da un organismo di certificazione – e l’accreditamento ai sensi della norma Iso/Iec 17025 del laboratorio stesso – rilasciata da un Ente nazionale di accreditamento (vedi qui).

Allora, e per concludere, come dobbiamo rileggere la presenza dell’Arpat in tutta la vicenda?

Perché delle due l’una: o ci sbagliamo noi (e ce lo auguriamo in assoluto), oppure l’Arpat finora ha rappresentato una parte che non sembra affatto essere la sua.

Cosa ci dicono il Sindaco di Serravalle, Eugenio Patrizio Mungai, l’Asl con le sue veline rassicuranti, i Vigili del Fuoco e i Sindaci dell’area di ricaduta dei fumi e delle polveri?

C’è solo da sperare che Dio ce la mandi… buona e senza vento.

[Edoardo Bianchini]

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