inceneritore. COMITATO PER LA CHIUSURA: «ARPAT NON RISOLVE, RINVIA»

La Presidente del Comitato per la Chiusura dell’Inceneritore di Montale, Paola Gelli

MONTALE-PIANA. Severo il parere del Comitato antinceneritorista che propone il suo comunicato stampa con delle osservazioni critiche riconducibili ai pareri e alle censure “non risolte” da pparte degli organi di controllo, specificamente Arpat. Questa, nello scorso anno ebbe a redigere una pesante relazione di denuncia sulla malagestione dell’impianto di via Tobagi.

Questo il testo del Comitato per la Chiusura dell’Inceneritore di Montale

Il Comitato regista con parziale soddisfazione la nota di Arpat, per l’evento del blocco dell’inceneritore del 20 agosto scorso, ma denuncia palesi lacune e incongruenze da sommare alla sequela di reticenze, ritardi e omissioni che da sempre distinguono l’impianto di via Tobagi.

Resta incomprensibile capire, come sia stato possibile che dei fumi di un banale incendio di sterpaglie abbia determinato “un corto circuito del sistema Ups”, certo e dimostrato, che il fuoco non si è propagato all’impianto. Sorprende scoprire che dei fumi siano stati tanto dannosi in quanto alla magnitudo e conseguente blocco impianto: qual è la vera causa originaria? Altre sono le cause, evidentemente!

Una parziale soddisfazione del Comitato è riconoscibile nel fatto che, a dieci anni dall’episodio di sforamento colposo del 2007, Arpat abbia fattivamente svolto un rapido accertamento presso l’inceneritore e comunicato agli enti interessati, di “valutare tecnicamente se quantità significative di diossine che…siano potute rimanere adese alle pareti delle camere di combustione e/o alle camicie interne dei camini e/o ai filtri”. Complimenti per l’arguzia: Arpat, dispone il più banale e intuitivo parere, che è reso disponibile per l’esperienza di precedenti incidenti con sversamenti di diossine, già sofferti dalla cittadinanza.

Il fenomeno riferito è tecnicamente noto, come “effetto scia”: è stato quello che ha causato la ripetizione della fuoriuscita nel luglio 2007, portata a definitiva sentenza di condanna proprio alcuni mesi fa con un significativo risarcimento dei danni ai cittadini. Arpat, sembra in difficoltà quando rinuncia a provvedere alle verifiche contingenti e le demanda al gestore inadeguato per la sua certificata “cialtroneria gestionale” così descritta dallo specialistico gruppo di lavoro, inutilmente applicato nel 2016.

Giova ricordare che Ladurner è afflitta da una carenza della “Certificazione Emas” e dunque si è già distinta, oltre che dal palese conflitto di interessi nel medesimo atto di verifica, per una incapacità gestionale dell’impianto come sancito nella relazione finale del Gruppo di Lavoro espressamente incaricato con apposito D. dir. 077 del 2016. In una parola malagestio.

In questa situazione di incompetenza, vaghezza e superficialità gestionale di Ladurner, quali garanzie possono essere portate ai cittadini che si trovano abbandonati ancora nella improvvisazione più casuale descritta al termine della pagina 54 della relazione Arpat che si riporta quì pedissequamente: La continua vaghezza ed incompletezza di risposta del gestore non porta ad avere oggi un quadro chiaro e definito della presenza del blocco in oggetto e della effettiva logica implementata così come non risulta essere presente la registrazione di almeno un segnale che evidenzi nel tempo lo stato di attivazione del blocco.

 

Montale 24/08/2016                                  Comitato per la Chiusura dell’Inceneritore di Montale

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