inceneritore. I POLLI INTOSSICATI E DIMENTICATI

 

Ricadute inceneritore Montale

PIANA.  La vicenda delle uova contaminate da insetticidi antipulci ha calamitato l’attenzione delle autorità sanitarie di tutta Europa e, anche in Italia, non sono mancati gli interventi di autorevoli esperti, igienisti ed epidemiologi che hanno rassicurato tutti con un “tutto va ben…” rassicurando che i controlli proseguono. Le omelette surgelate risultate contaminate, sono appunto due e non hanno una rilevanza statistica di interesse sanitario, siamo infatti on 2 positività su 114.

L’impianto di incenerimento di fanghi della Gida

Comunque, le analisi saranno effettuate sulla intera catena alimentare per escludere ogni contaminazione a largo raggio per escludere minacce alla salute dei cittadini, per la superficialità di qualche allevatore di polli belga che, non sono stati esposte a inquinamento da diossine, ma da un comune e blando antipulci.

Pietro Gabbrielli, già responsabile del Dipartimento Prevenzione di Usl 3

Bene, diciamo noi, ma delle “positività” ai Pccd, delle analisi effettuate nell’area metropolitana sotto ai due inceneritori di Montale e Prato (quello della Gida in via Baciacavallo è artatamente citato come depuratore di fanghi, ma c‘ha un inceneritore inglobato), ce ne dimentichiamo? La situazione non è affatto risolta e nessuno ha spiegato niente sulla contaminazione conclamata dal 2007, anno dello sforamento delle diossine e delle analisi di terreni e animali assai preoccupanti: allora il rapporto era diverso, ci sembra di ricordare 9 su 13, cioè circa i 2/3 delle galline campionate da insospettabili allevatori della piana. Da allora, il silenzio è stato costante e ogni risposta rinviata.

Il 29 maggio 2010, il comitato antinceneritorista presentò la questione consegnando ben due polli “tossici” (provenienti da uno degli allevamenti pratesi campionati) al board pubblico dei sanitari degli organi di controllo riuniti al teatro Moderno di Agliana, ma nessuno ha spiegato altro: tutti rinviano all’indagine epidemiologica – molto contestata – avviata nel 2010 ben sapendo che tra un paio di anni, ci sarà la più controversa e opinabile interpretazione dei risultati. Il lavoro è stato impostato in un modo metodologicamente errato.

Sulla vicenda si è – bene e chiaramente – espressa Elisabetta Chellini di Ispo (Istituto Superiore Prevenzione Oncologica) che in una relazione alla Procura di Pistoia (del2010) ha “certificato” (anche dal Dg Amunni il 6.6.2016 in una intervista) come nei dintorni degli inceneritori (impianti insalubri di 1° classe) si devono sempre allertare le popolazioni a non consumare cibi e alimenti coltivati nel luogo, dimenticandosi però di denunciare ai sindaci la necessità di tutelare la popolazione con delle ordinanze sindacali atte al caso.

Ci torna alla mente un nostro intervento di sei anni fa dal titolo emblematico: non è che i polli siamo noi?

[Alessandro Romiti]

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