inceneritore. I SINDACI CONFERMANO: RESTERÀ APERTO

Abbiamo atteso le ufficiali dichiarazioni della triade rossa dei Sindaci che, su La Nazione di ieri (vedi sotto), confermano il mantenimento dell’impianto al servizio di Ato

 

PIANA. Siamo ormai vaccinati alle predicazioni ipnotizzanti dei Sindaci che, sull’impianto di incenerimento, hanno detto “tutto e il contrario di tutto”, rovesciando nelle delibere dei consigli comunali anche spese giudiziarie liti temerarie e strumentali, nonostante decennali rassicurazioni riportate nei programmi elettorali su una chiusura dell’impianto.

Il Pd, deve cercare di salvarsi, nonostante la clamorosa deviazione di Enrico Rossi che ha imboccato il conveniente binario ambientalista, appena arrivato nella stazione di “Liberi e uguali”: un fantasma politico (lo pronosticammo bene, in tempi non sospetti) che sta riorganizzando la linea politica sul pianale dell’ambientalismo spinto, nonostante i corsi e ricorsi storici.

La Nazione, riporta le sintetiche dichiarazioni dei sindaci dem che rassicurano la comunità metropolitana sul rispetto della data del 2023, come sicura e categoricamente definita, contro ogni “ragionevole dubbio” per la sua chiusura. Noi, non ci crediamo affatto e forti anche dell’autorevole parere del Comitato antinceneritorista proponiamo una analisi delle dichiarazioni rilasciate nella convulsione del momento.

Gli uomini di Ladurner, il secondo da destra l’Ing. Pacitti di Desmos

Mangoni blandisce l’opinione pubblica dicendo che “…la Regione Toscana va in questa direzione… (di chiudere il 2023, ndr)” ma, prosegue “…se dovesse cambiare visione siamo pronti a una lotta dura.” Quindi, non ci va sicuramente: lo spera soltanto, parrebbe dire.

Mangoni, mente sapendo di mentire: la Regione Toscana è il dominus di indirizzo politico e – tramite l’Ato Toscana Centro – ne è anche il gerente de facto, per come definito nel Piano interprovinciale rifiuti quale “impianto strategico di filiera” così designato, approvato e confermato, senza eccezione alcuna. Mangoni prosegue in una serie di eufemismi che sono davvero predittivi della incapacità del Pd di avere mai “pensato di convertire l’impianto”.

Manifestazione contro gli inceneritori a Firenze

L’impianto non ha avuto “lunga vita” – spiega ai taciturni colleghi de La Nazione – facendo una citazione suggestiva: casomai è corretto dire che è in funzione da 40 anni; l’ipotesi di una “dismissione con riconversione” è una mistificazione in termini di progettazione impiantistica: provate voi a dismettere il forno della vostra cucina, facendolo diventare uno sbucciapatate; l’altra predicazione ingannevole di Mangoni è quella che “i tempi per progettare la riconversione ci sono” (!?): ma se non c’è la volontà politica e il programma di indirizzo (Pirg), dove e quando inizierà la fase progettuale di demolizione dei tre forni di via Tobagi?

Spiega ancora che, dopo un lustro di “ripianamento dei deficit gestionali di Cis” (ancora è pendente un arbitrato indeterminato che oscilla da 700mila a 4milioni di euro tra Cis e Ladurner!) adesso l’impianto “produce utili”. Bene ecco un ottimo pretesto che fornirà il motivo di rinnovo alla “lunga vita” per un impianto che è sempre stato ritenuto una risorsa, fin dai

Manifesto degli antinceneritoristi

tempi del Sindaco di ferro Magnanensi.

Ancora più sibillino (o eloquente, vedete voi) è il Sindaco di Quarrata Mazzanti. Questo, forte della insofferenza dei suoi cittadini posti a 6 chilometri dalle canne fumarie (per i quarratini, l’argomento è davvero uncorrect, e viene scansato anche dall’opposizione come fosse appestato) conferma gli impegni, ma quelli presi “soprattutto con i nostri cittadini”. Tradotto: chenonglienepòfregàdemeno a lui e alla sua giunta.

Da Montale, il Sindaco Betti (quello che – intimidito da un fax – ha oscurato atti pubblici e negato la trasparenza e i chiarimenti alle “Commissioni ambiente” con gli sfottò dei dirigenti di Ladurner) richiama come dirimenti e univoche le determinazioni raggiunte dalla bulgara maggioranza montalese in controverse sessioni dei consigli comunali e regionali.

Conclude dichiarando “la sua volontà affinché ci siano atti che riconoscano il nostro indirizzo riguardante l’impianto”. Bravo, bene: è proprio il caso di osservare come, anche in questa vicenda, quando arriva la sera, tutti gatti – e non solo quelli piddìni – si (sono fatti ndr) fanno bigi.

[Alessandro Romiti]

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