inceneritore. LA COMMISSIONE AMBIENTE E GLI ASSENTEISTI ISTITUZIONALI. 3

Federica Fratoni parla con Carla Breschi

AGLIANA-MONTALE. La nota dei tecnici del Coordinamento si è fatta attendere, ma le conclusioni sembrano essere granitiche: l’impianto di incenerimento dei rifiuti di Montale sarebbe carente dei requisiti essenziali e la Regione Toscana, dovrebbe ritirare l’autorizzazione integrata.

Vediamo perché, proponendo noi tre domande “fuori dal coro” alla Regione Toscana, competente per le autorizzazioni e al Sindaco Betti.

La prima domanda: il sistema di gestione ambientale Emas è stato richiesto dalla Provincia e rilasciato da DNV. Se è vera la persistente malagestione dell’impianto (lo attesta Arpat, non noi…) come ha fatto DNV ad avallare questa certificazione fino a oggi?

L’auditor del DNV compila e sottoscrive un rapporto di audit, ma non ha visto o non aveva le competenze per vedere i documenti scritti o cos’altro?

Relatori specialisti di prevenzione, Berti, Fedi e Valiani

Se l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) non è rispettata, né a livello di documenti/procedure né a livello pratico di impianto, la conseguenza è diretta: cade l’Emas; e senza la preziosa certificazione Emas – come dice la nota pubblicità – No Party, certo che l’Aia prevede esplicitamente la presenza di una certificazione, non solo Iso 9001 (ma anche Emas appunto).

La seconda domanda: l’Aia è stata modificata pochi mesi dopo (Ordinanza 1345/2014) aumentando la quantità di rifiuto termocombusto da 120 a 150 tons.

Per fare questo è stata avanzata una richiesta di modifica sostanziale dell’atto della Regione? Ora per modifiche di questa entità, ai sensi del DPR 445/2000 e dell’art. 20 del D. Lgs 152/2006, deve prima esser presentata una procedura di Via (Valutazione di Impatto Ambientale), cosa che la Provincia di Pistoia non ha richiesto, forzando illegittimamente la procedura ovvero appellandosi surrettiziamente al principio di poter far lavorare gli impianti “a pieno regime”.

La terza domanda: la mancanza di collaborazione del gestore all’accesso dell’organo di controllo nell’impianto (lo attesta Arpat nella relazione del dicembre scorso, anche questo non lo diciamo noi) non è una incresciosa circostanza che dovrebbe almeno prevedere delle sanzioni e diffide, invece di una bonaria “pacca sulle spalle” in sede di trascrizione del documento?

Cosa dice l’Aia sulla circostanza? Va tutto bene? Sarebbe anche apprezzabile avere un parere dell’Ispra (Istituto Superiore Protezione Ambiente di Roma) su questa intricata – ma solare – faccenda, chiedendo appunto a quale buon uso è stato introdotto l’art. 20 del decreto 152/2006 che, nel caso di specie, sembra essere clamorosamente ignorato.

Speriamo dunque che il Dott. Andrea Poggi e il Dott. Renzo Berti (questo in tandem con l’Assessore Federica Fratoni, assidua visitatrice istituzionale dell’ex Usl 3 di Pistoia), possa proporre le sue più accomodanti “rassicurazioni e smentite” anche su queste domande nella prossima Commissione Ambiente e, perché no?, anche all’Autorità Giudiziaria.

[Alessandro Romiti]

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