INCENERITORE: NEBBIA FITTA, NON TRASPARENZA

L’inceneritore di Montale
L’inceneritore di Montale

AGLIANA-PIANA. Non è la prima volta che i consiglieri dei Comuni di Agliana, Quarrata e Montale, vengono informati dall’esterno di quello che accade in casa loro: chi scrive ha inaugurato la serie nel maggio 2009 rivelando la presenza di Ladurner nella gestione dell’impianto di Montale.

Le reticenze e i sotterfugi sono regola consueta in via Tobagi e consolidata negli anni: memorabile quella volta (era il 2010) che il dirigente Graziano Tesi rassicurò la cittadinanza sconcertata dallo scandalo della spazzatura “separata e poi riunita” nei camion compattatori e che – ci disse dopo – veniva poi riselezionata dalla società Dife s.r.l. Neanche nel Kentucky avevano mai visto delle bufale così grosse.

Oggi, l’inchiesta ha evidenziato altre amenità: il Cis propugna la trasparenza (ha una sezione apposita nel sito) però si dimentica di pubblicare il “Bando di affidamento” della gestione, nella sezione dei Bandi e Gare, ma anche la convenzione che ha fatto tanto gridare allo scandalo in questi giorni, di cui non v’è traccia.

L’Ato Toscana Centro – ben diversamente – precisa nel suo sito istituzionale che il “bando” (vedete qui a pagina 6) avrà durata di 20 anni (cioè almeno fino al 2035, quindi con un allungo di due anni: non più il 2033).

Insomma, il Cis è un’autentica palude con “rompicapo” resa tale dalla gestione pervasiva del P[artito] D[ominante] che sembra usare l’impianto di via Tobagi come un poltronificio/giocattolino, indifferente alle dure problematiche funzionali con le drammatiche ricadute sanitarie sulla popolazione.

In questo boscabbaccano restano in ombra l’ing. Perruccio e il Commissario Fragai, dirigente plenipotenziario dell’impianto e vero factotum il primo e generale stratega e supervisore il secondo, come dichiarato dall’ex sindaco Scatragli su Il Tirreno.

Resta un mistero se è davvero possibile che Franceschi abbia firmato un atto così impegnativo come è una convenzione, senza che i Comuni-proprietari non sapessero alcunché, come anche i consiglieri tutti dell’epoca e di oggi, che sembrano risvegliatisi da un sonno profondo.

Come mai la famigerata convenzione non è saltata fuori? A Franceschi serve un caldo colpo di phon per la dissoluzione della massiccia nebbia? Chiediamo aiuto al Quirinale o basta andare a Pistoia in via Orafi 1?

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