INCENERITORE. PARLANDO CON LA DOTTORESSA CHELLINI

Perché, se a decidere sulla salute della gente sono chiamati i medici, il più delle volte sono dei “graziati” dalla manna del Dio Partito?
Elisabetta Chellini - Epidemiologa Ispo
Elisabetta Chellini, epidemiologa Ispo

MONTALE. [a. r.] La dottoressa Elisabetta Chellini è stata inclusa, quale relatrice di Ispo (Istituto Superiore Prevenzione Oncologica) nella Conferenza dei Servizi prevista dall’Usl 3 per la qualificazione dell’indagine epidemiologica sulle ricadute sanitarie dell’inceneritore di Montale, disposta oramai da due anni con apposita delibera.

L’incontro con la dottoressa a Villa Smilea ci ha permesso di raccogliere alcune sue considerazioni anche per comprendere il motivo del ritardo della commissione: la partecipazione dell’Ispo è stata richiesta lo scorso luglio 2014, a oltre un anno dalla determinazione del progetto.

Perché non è stata prevista contemporaneamente alle nomine deliberate? Così l’indagine epidemiologica parte già contestata dai Comitati per la mancanza di uno “studio di coorte” e altre anomalie (Montemurlo è assai esposta alle ricadute, ma non è stata inclusa nell’indagine: vi sembra normale?) con chiare criticità rispetto al metodo adottato per lo studio dei dati sanitari, raccolti solo attraverso la “volontaria” risposta dei cittadini.

Altro nostro dubbio, posto all’attenzione della ricercatrice, è la possibilità di un’effettiva indifferenza e indipendenza della Conferenza dalle spire della “politica”, che tende sempre ad assumere la forma del boa constrictor.

Non è sfuggito ai più che il direttore generale di Ispo è Gianni Amunni, già assessore del Pd a Firenze sotto l’allora Sindaco Matteo Renzi, noto inceneritorista.

La dottoressa Chellini ci ha rassicurato circa l’approccio rigoroso ed esclusivamente scientifico che garantirà con la sua partecipazione ai lavori, e ha respinto le paure dei Comitati ambientalisti che temono una valutazione “pilotata” dell’esito dell’indagine: ma ha spiegato anche che lei non potrà né arginare, né impedire il possibile e pervasivo intervento dei politici sulle valutazioni finali.

Ha precisato, inoltre, al riguardo, che la valutazione scientifica dell’indagine finale, sarà sicuramente portata alla revisione di un “ente terzo, autorevole e indipendente”, ancora sconosciuto.

Una domanda, però, sorge spontanea: ma perché in Italia a decidere su tutto – salute e medicina compresa – devono essere i politici e non i medici? E perché, se a decidere sono chiamati i medici, il più delle volte sono dei “graziati” dalla manna del Dio Partito?

È così che si amministra una nazione? E, se è così, come meravigliarsi delle “terre dei fuochi” e delle morti da amianto?

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