inceneritoristi. SI SVEGLIANO I VOLTAGABBANA

Dopo che Enrico Rossi ha deciso di abortire l’inceneritore di Case Passerini, i Sindaci dem della piana si scoprono genuinamente antinceneritoristi e proclamano a gran voce la chiusura di Montale
Giacomo De Lucia presenta il documento di Arpat sulle ricadute dell’inceneritore allo staffa del Dip. Prevenzione di Asl 4, Prato.

MONTALE — AGLIANA. Lacrime di coccodrillo, sono state versate in quantità in questo ultimo mese e tra quelle dei vari amministratori e Sindaci della piana, Mangoni (con Rino Fragai), Betti e Mazzanti (quest’ultimo ha anche inviato la delegazione dei consiglieri alla Commissione Congiunta di Montale del 19 scorso che ci ha sinceramente commosso), quelle che fanno maggiore tenerezza, sono sicuramente le dichiarazioni del Sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini che, oggi, si “schiera con i Sindaci della Piana”.

Lorenzini, ha sempre tenuto il più basso profilo sull’impianto di Montale ed ha chiuso le porte più volte ai componenti del Comitato antinceneritorista.

Il sindaco di Montemurlo, nel novembre del 2016 dichiarava (sala parrocchiale di Oste) che “l’inceneritore non bruciava rifiuti di Montemurlo, che non ne era proprietario e non aveva alcun beneficio economico” quindi per conseguenza, “non c’era da parlarne con nessuno, mancando ogni interesse”.

Al tavolo dei relatori è assente Usl Centro

Oggi, che il Pd scopre la sua vena ambientalista (ne vedremo delle belle!) e chiede con voce forte e chiara la chiusura dell’impianto, anche Lorenzini, si allinea, dichiarandosi incredibilmente antinceneritorista. Che tenero!

Il Sindaco di Montemurlo ha fatto numerose iniziative “inquirenti” scrivendo a mezzo mondo, ma sono state tutte inutili e ridondanti, solo sufficienti a farsi apparentemente premuroso e attento (con ricche notizie sulla stampa organica), anche in coordinamento con il Dipartimento di Sanità di Usl Centro che, sembra aver fatto di meglio, per assicurare il più conveniente silenzio sull’impianto di Montale, negando incontri ai Comitati.

Campi di rape e verdure nei dintorni dell’inceneritore

Quindi, ci vorrà perdonare se vogliamo ricordare da questi schermi dei suoi pregressi, che sono attestati dalla completa assenza dalle commissioni consiliari (ristrette a Montale ed Agliana, ma perché?) mentre è stata assicurata la più coreografica presenza nei tavoli istituzionali, tenuto sempre in Comune di Montale?

A cosa sono dovute queste due velocità?

Lorenzini, sa bene (lo ha detto Arpat al mondo intero), che le ricadute dei microinquinanti organici sono disperse principalmente sul territorio di Oste/Montemurlo e questo fattore, sancito dalle mappe di studio di modellistica di ricaduta, avrebbe dovuto impegnarlo a migliorare l’informazione dei cittadini e non a ridurre l’attenzione sull’inceneritore.

Foto aerea dell’inceneritore di Montale sul confine comunale

Lorenzini, avrebbe dovuto protestare per il colpevole ritardo che gli “organi di controllo” stanno riversando nella definizione dell’indagine epidemiologica, peraltro avviata con errori radicali di tipo metodologico che ne stravolgono la sua validità e quando avvisato delle minacce in corso, avrebbe dovuto aprire un tavolo tecnico di sviluppo degli argomenti e non chiudere le porte ai Comitati.

[Alessandro Romiti]

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