diligenza & omissione. L’EX COMANDANTE NESTI A PROCESSO

Prima udienza a carico del funzionario per vicende risalenti al gennaio 2015. Si proseguirà a febbraio 2020 con l’audizione dei suoi colleghi Lara Turelli e Sonia Caramelli. Storia di una discarica fantasma
La testimonianza del sottufficiale delle Fiamme Gialle che sequestrò la discarica. A destra Nesti e l’avvocato Andrea Niccolai

PISTOIA-AGLIANA. Chissà se l’ex-comandante della polizia municipale di Agliana,  Andrea Alessandro Nesti, ha visto bene l’affresco che ritrae una delle virtù, la Diligenza appunto, che era dinanzi a lui – un po’ sbiadita dal tempo, ma ancora autorevole – sulla parete parete di fronte ai suoi occhi.

Sarebbe stata proprio la Diligenza quella che gli sarebbe mancata, quando era Comandante della Pm di Agliana (siamo nel gennaio 2015) e quando si dimenticò “minoritariamente, relativamente e dunque, banalmente” (questo sembra di capire dall’analisi del metalinguaggio difensivo del principe del foro, Avvocato Andrea Niccolai) di fare il passaggio delle consegne al nuovo comandante Lara Turelli. Eppure Nesti era un “ottimo comandante” (come lo definiva il compagno Fragai) della Pm e Ufficiale di Pg: e allora perché, per lui, non considerare l’aggravante in relazione alla sua navigatissima esperienza lo aveva visto perfino giudicante sotto il Pm Tindari Baglione?

La stima del commissario Fragai è stampata a chiare lettere su La Nazione del 20.2.2015: chi l’avrebbe detto?

La Diligenza campeggiava in aula

Il sottufficiale della finanza che ha svolto l’indagine e sequestrato la discarica nel successivo ottobre ha riferito al Giudice Floris che il capannone di via Terracini ad Agliana era una autentica “discarica a cielo chiuso” dove erano ammassate numerose tipologie di rifiuti indifferenziati e pericolosi, stivati in quantità industriali e rinvenuti nell’indifferenza e remissione del proprietario, poi rinviato a giudizio per la costituzione di una discarica abusiva e che ha riferito di non disporre di alcuna “autorizzazione per la gestione” di rifiuti speciali o nocivi.

L’avvocato. Andrea Niccolai, con la sua elegante barba bianca fashion (nella foto è seduto alla sinistra di Nesti), ha cercato di minimizzare la responsabilità del suo assistito richiamando la ridotta finestra temporale (meno di un mese, ridotto ancora da un solo asserito, ma indimostrato, periodo di malattia dell’imputato) tra il rapporto scritto dei due agenti di Pm, Gianluca Laschi e Ida Marchi, e l’omessa consegna del fascicolo alla Turelli, a lui subentrata il 20 febbraio 2015.

Nesti era presente, silenzioso e compunto: sarà, questa, la causa o l’effetto del lungo semestre di aspettativa dal servizio che si è preso l’11 giugno scorso, all’indomani dell’arrivo del Sindaco del cambiamento, Benesperi?

Un momento del processo

Da destra in linea: il Pm, l’Avv. Niccolai e Nesti

La vicenda processuale scaturisce da un intervento con ispezione del gennaio 2015 da parte della polizia municipale di Agliana e dall’indagine della Guardia di Finanza che, nell’ottobre successivo dispose anche il sequestro del fabbricato di via Terracini.

Il reato contestato al Nesti è previsto dall’articolo 361 c.1 e c.2 del Codice Penale e potrebbe essere aggravato dalla circostanza che l’imputato era – al tempo – comandante dei vigili anche, e in più, ufficiale di polizia giudiziaria. Questa, va però detto, non è stata la sola ed unica mancanza operativa nel periodo, daro che Nesti aveva dimenticato un’altra sciocchezzuola: l’instabilità strutturale del ponte di via Matteotti ad Agliana che, fortunatamente, non è crollato.

In mezzo al pubblico erano presenti l’Avv. Katia Bonari (oggi penalista, ma prima ancora agente di Pm ad Agliana) e l’ex Isp. di Pm Andrea Bini, già in servizio al Comando dissociato di Montale e sindacalista Cisl, interessato probabilmente per le connessioni e relazioni con l’associazione dei Comandi di Pm del Mont-Ana: un’invenzione di politici pistoiesi con il presumibile fine di varare un regolamento di polizia municipale associata costruito ad personam a favore di qualche agente e/o ispettore nel frattempo decaduto dalle qualifiche.

L’agente Gianluca Laschi presta giuramento
L’Avv. Niccolai [La Nazione 3.10.2015]

Le testimoni ancora da sentire sono due, ma interessanti sotto il profilo giornalistico vista la trascorsa contesa nella nomina al ruolo di comandante: si tratta delle ispettrici Lara Turelli e Sonia Caramelli. La prima insediata come “avente titolo” al posto di Nesti, con incarico di responsabile del servizio dal 20 febbraio 2015; l’altra in attesa di un nuovo criterio di assegnazione delle matricole. Ma ne torneremo a parlare.

Uno scorcio dell’aula

Il calendario delle udienze è irrispettoso?

Insomma un processo, quello di ieri mattina, che, se vedesse il Nesti condannato, confermerebbe ulteriormente le sue numerose e documentate “dimenticanze”, tra le quali vale la pena di ricordare, in quel periodo, quella dei “beni fantasma”, ovvero dei motorini sequestrati e dimenticati all’Autofficina Autostrade, o la storia delle polizze assicurative dei motoscooter pagate a vuoto alla compagnia Unipol.

L’Avv. Niccolai non ci ama punto…

Il difensore di Nesti vede Linea Libera (e non è il solo…) come il fumo negli occhi e non gradisce di apparire in foto sulla nostra testata.

Ce lo ha detto a chiare lettere – con l’aplomb più distinto, tipico dei giuristi innervositi – all’uscita dall’aula di via XXV Aprile. Ma l’illustre patrono dovrà farsene una ragione: la cronaca, grazie all’articolo 21 della Costituzione, è fatta anche di immagini oltre che di documenti (che gli avvocati tendono a minimizzare).

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealinea.info]


LA VITA L’È BELA

 

Niccolai si lamentava della “Costituzione dimenticata”… [La Nazione 3.10.2015]
DUE RIGHE, ma proprio due, per i due protagonisti di questo processo: l’ex-comandante Nesti e l’avvocato Andrea Niccolai.

Ambedue con la sindrome da idiosincrasia a Linea Libera, il primo pretendeva che togliessimo le sue foto dal giornale per rispetto della privacy: come comandante dei vigili, ufficiale di polizia giudiziaria e giudice lui stesso sotto la direzione di Tindari Baglione, ex procuratore capo di Pistoia, aveva, purtroppo, studiato alla scuola di una assai discutibile maestrina della Cgil, la dottoressa Donatella D’Amico, fra poco ex-segretaria generale di Agliana; una Giovanna D’Arco della privacy del Mont-Ana, stato indipendente della Piana dove la risposta a qualsiasi forma di accesso è sempre stata: «no, c’è la privacy».

Il secondo, che ha scelto una professione non pubblica, ma addirittura pubblicizzante, che dovrebbe renderlo necessariamente neutro come il deodorante Roberts, è in giro per il mondo web fino da quando la privacy non era stata scoperta (che bellezza! Allora sì che si poteva fare giornalismo, senza tanta fuffa di politically correct!) ed era un bimbo senza denti davanti.

Poi il mondo cambia. Si cresce, l’universo si scaglia contro di noi e ci aggredisce: e le persone devono fare, come si dice, buon viso a cattiva sorte.

Se Valeriano Cecconi ci insegnava, a noi aspiranti giornalisti degli anni 60, ad essere pronti a mandare giù «un cucchiaino di merda al giorno», perché qualcosa di simile non potrebbe toccare anche ai prìncipi del foro?

I denti davanti a quest’ora dovrebbero essergli ricresciuti…

Oggi a me, domani a te, avvocato Niccolai! Non si può sempre fare en plein a Pistoia, per esempio, a Roma o in un Tribunale dei minori: lei ha fatto il liceo classico in sezione B, mi pare; non ha solo partecipato allo Zecchino d’oro! E Giuliano Papini dovrebbe averle insegnato i valori del mondo classico greco-romano, il valore della satira e l’autoironia oraziana, no?

Suvvia!, direbbe Mughini. Non sia scostante dando prima a vedere che si lamenta del non rispetto della Costituzione, ma poi facendo il selettivo fino a sembrare un giurista della discriminazione! Qui non si tratta mica di truffare qualcuno, di dargli o di togliergli un bene, una macchina o una casa. Si tratta di comparire con la propria immagine, pubblica da sempre, in tono “volpe argentata” su un organo di informazione che – anche se a lei non pare – è fra i davvero pochi che onorano l’art. 21 lei sa di cosa.

È vero: non siamo Playboy o Penthouse o Vogue, ma faccia, almeno per una volta, buon viso a cattiva sorte.

Vedrà: Dio gliene gliene renderà merito e salute a tutti.

Edoardo Bianchini


 

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