INDIPENDENTISTI SULLA MONTAGNA PISTOIESE

Carlo Vivarelli del Partito Indipendentista Toscano

SAN MARCELLO-MONTAGNA. Il Sig. Carlo Vivarelli, candidato sindaco del Comune di Limestre, cioè San Marcello-Piteglio  del Partito Indipendentista Toscano ha un pregio indubitabile: si presenta sapendo di non poter vincere ma ritenendo di poter comunque diffondere il suo credo politico ad una popolazione che non comprende di essere ai limiti della sopravvivenza sociale e civile.

Questa popolazione non comprende di “sopravvivere” mentre avrebbe il diritto di vivere perché ancora il percorso a ritroso, quello dei necci e delle castagne è dietro l’angolo, mentre per i “cittadini”, quando verrà il momento, “il casino” sarà peggiore.

Questa popolazione, Sig. Vivarelli, vive ancora in semi tranquillità usufruendo di ciò che  i predecessori, nonni e genitori, hanno accantonato per loro ed accettano, perché neppure lo sanno, che “i figli di” possano continuare la carriera dei padri in qualche azienda profit-no profit, social business e frattaglie varie che dà “ciccia” a pochi alla faccia dei più. I più sono quelli che si alzano la mattina presto, sgobbano, smadonnano e, quando arriva il momento, opportunamente “indotti”, si sentono importanti e per sentirsi tali continuano a votare  Pci, cioè Pds, cioè Margherita, cioè Ds, cioè Pd: come vede è un  percorso  politicamente a ritroso che porta inevitabilmente dal cervello ad altre parti più basse del corpo.

Perché il Pci, quanto meno, partiva se non dal cervello, dal cuore; ma il Pd, no, anzi.

Lei, Vivarelli, queste cose le sta denunciando ma nessuno la seguirà perché il popolo è pecora e pecora resta.

Ha mai visto una pecora che guida un branco di cani e tanto meno lupi? O non è forse il contrario?

Mi liberi dal chiarire che sto parlando di lupi, quelli nobili, non quelli che belano e che in Montagna si sono registrati  anche all’ufficio anagrafe: ci capiamo, vero?

Si ricorda, sig. Vivarelli, il film lacrimevole “Salvate il soldato Rayan”? Dia una mano a ritrovare il soldato Cormio, sparita in maniera badogliana dalla scena politica.

L’hanno fatta fuori, i compagni, dopo averla usata politicamente ed averla colpevolizzata per tutte le puttanate fatte in Montagna fra le quali, oltre quelle che lei denuncia, c’è una ex Casina di Vetro, altrimenti chiamata Maeba, che grida vendetta specialmente fra noi vecchiardi che lì, in quel posto, avvertimmo nella nostra gioventù strane emozioni e pulsioni. Adesso l’unica pulsione è che “anche” quel luogo sia divenuto un cesso pubblico.

Sig. Vivarelli, lei (il “tu” è un’altra usanza comunista che non sopporto quando non ci si conosce) dimostra di avere amore per il suo territorio anche se, mi permetta, è piuttosto sbilanciato sulla parte marescana e gavinanese del territorio; è umano e comprensibile.

Adesso che hanno innaturalmente accoppiato i comuni di San Marcello e Piteglio, questi compagni che di accoppiamenti innaturali  politici si intendono, cosa può dirci di Prunetta, Calamecca, Crespole e Lanciole?

Se è in difficoltà può chiedere a Luca Marmo candidato Pd nel suo comune, che suona l’organo o la chitarrina nel coro parrocchiale e che, terminata la funzione, si toglie l’abito bianco da diacono ed indossa quello rosso di compagno.

Dinnanzi a questa  commistione di ruoli e funzioni che presuppongono un sentire ed un, di conseguenza, agire ed operare, cosa si attende lei?

Vogliamo tornare al famoso “bicchiere e martello” con prevalenza del primo sul secondo di san marcellina memoria e l’incapacità a ricordare davanti ad un Gip o più furbescamente a scappare (solita storia del nostro popolo!)?

Per farla breve, sig. Vivarelli, io che non sono un giornalista ho lo spazio che anche lei su questo libero giornale può pretendere: lo usi.

Io che non sono giornalista per mia libera scelta, posso permettermi di scrivere ciò che voglio perché questo giornale è “libero” e io non sono, appunto, un giornalista: ne approfitti.

Del vero candidato a sindaco Pd al Comune di Limestre-San Marcello-Piteglio, quello imposto dai poteri forti, avrò modo di scrivere al momento opportuno.

Io – e lo dico sinceramente per personale e vissuta storia politica che solo nel Comune di San Marcello ha trovato a suo tempo ristoro – la invito ad una semplice considerazione: in un comune limitrofo, anch’esso unificato, allora, pur di levarci di torno il Pci, furono fatti accordi sottoscritti con il diavolo (la Dc) ed il progetto andò in porto.

Oggi che è possibile toglierci dai piedi tutto il ciarpame che non si perita neppure a richiamarsi al vecchio Pci (dove c’erano tante persone pulite e per bene), la sua lista civica è coraggiosa, encomiabile e degna di considerazione.

Però potrebbe finire per fare la funzione del marito tradito che per fare dispetto alla moglie si evira!

Penso che le buone idee ed i buoni progetti che lei esprime nella sua lista, purtroppo non supportata da indigeni, possano trovare attenzione, accoglienza e riconoscimento ad operazione conclusa: quella di toglierci di torno i servi dei nuovi padroni che sono nati servi e moriranno servi con il nuovo padrone di turno e che solo sulle divisioni che fra uomini liberi debbono esserci, stanno giocando; in cambio di qualche posticino per mogli e figli.

Ci siamo capiti, sig. Vivarelli? A buon intenditor…

[Felice De Matteis]

[Dopo l’intervento di Vivarelli su La Nazione del 26 maggio]

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