inquinamento-alimenti. NELLA PIANA TEORIA E PRATICA NON COINCIDONO. 2

Le agenzie di certificazione biologica degli alimenti non prendono in considerazione gli impianti di incenerimento dei rifiuti, in contraddizione con il parere di Usl Centro e Ispo

PISTOIA-PIANA. [a.r.] Il paradosso che emerge dalla nostra inchiesta condotta presso le due principali agenzie di certificazione è chiaro e inquietante: ciò che è “biologico” non è salvo dalla possibilità di essere contaminato da microinquinanti ricaduti dalle emissioni di impianti di industrie insalubri di 1° grado, quali sono gli inceneritori, le siderurgie e i cementifici.

Questo è ribadito – con sbalorditiva evidenza – dalle opinioni degli esperti dei principali enti certificatori delle produzioni “biologiche”, per le quali molti consumatori stravedono e che ritengono l’unica provvigione di alimenti degna di considerazione sebbene abbia dei costi di acquisto maggiori fino al 100%.

L’inchiesta è stata svolta presso Icea (Ist. Certificazione Etica e Ambientale) di Bologna, presso Aiab (Ass. Italiana Agricoltura Biologica) e la Regione Toscana, che hanno restituito queste risposte, per prima quella di Alessandro Pulga per Icea, che scrive:

La normativa europea in materia di produzioni biologiche definisce le tecniche di produzione, i prodotti ammessi per la difesa delle colture e la fertilizzazione, e impone all’agricoltore misure di protezione rispetto a possibili contaminazioni derivanti da altre produzioni agricole intensive.

L’Italia ha la particolarità di aver definito un “limite di legge” in merito ai residui di antiparassitari dei prodotti biologici; grazie al D.M. n° 309/2011 è stato definito un limite di legge di accettabilità per le “contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili di prodotti fitosanitari in agricoltura biologica”. Tale decreto stabilisce 0,01 mg/kg quale limite inferiore, inteso come “soglia numerica” al di sopra della quale non è concedibile la certificazione di prodotto biologico”.

Tale limite, però, è riferito solo ai prodotti antiparassitari (pesticidi) per i quali la normativa europea (Reg. CE 396/2005) ha fissato degli Lmr di sicurezza (limiti massimi di residuo) per la commercializzazione e il consumo umano.

Non sono previsti invece parametri specifici riguardanti i contaminanti ambientali (che comunque sono pesantemente criticati dall’Ispo e dall’Usl Centro, come abbiamo dimostrato nei documenti allegati al precedente articolo della serie – n.d.r.).

A tale riguardo i prodotti biologici devono rispettare i medesimi parametri di sicurezza presi a riferimento per i prodotti convenzionali. Pertanto nel caso in questione i controlli da effettuare e i parametri da considerare sono gli stessi dei prodotti convenzionali.

Una volta dimostrato che ci sono le condizioni di sicurezza ambientale per svolgere l’attività agricola (anche tramite autorizzazioni pubbliche) la normativa del biologico non prevede specifici vincoli.

La logica della normativa è quella di premiare l’agricoltore e il prodotto biologico per il minore impatto ambientale del metodo di produzione agricolo, indipendentemente dal contesto circostante (che deve rispondere ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa per tutti gli altri prodotti).

Chiaramente occorre tenere presente che il consumatore biologico e, conseguentemente, anche le aziende che commercializzano i prodotti biologici, sono particolarmente sensibili anche a questi aspetti di sicurezza e potrebbero decidere di selezionare i clienti in relazione a questi aspetti.

Rimango a disposizione per ogni necessità e chiarimento.

Alessandro Pulga – Icea

Vedi anche: http://www.linealibera.info/inquinamento-nella-piana-teoria-e-pratica-non-coincidono-1/

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