inquinamento. VERDURE E AGENZIE BIO, LEGAMBIENTE E USL: AMMALATEVI SERENAMENTE!

Oggi le coltivazioni sotto tiro sono quelle dei contadini asiatici, ma l’inceneritore è lo stesso e continua a sparare le sue emissioni mortali che non interessano a nessuno
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MONT-ANA. Intanto fissiamo un concetto: le coltivazioni nei pressi di un inceneritore sono esposte alle ricadute di microinquinanti, che, anche se sono apparentemente contenute e trascurabili (attenti: vengono misurate sul metro cubo di aria espulsa dal camino, ma a Montale sono 80.000 metri cubi normalizzati per ogni ora, cioè quasi due milioni al giorno) poi, inesorabilmente, ricadono sulle aree di prossimità d’impianto, con la deposizione particellare sulle verdure a foglia larga.

L’Ispro (Ist. Sup. Prevenzione e Ricerca Oncologica) ha spiegato bene e chiaro che, per la prevenzione dai tumori, dobbiamo evitare di esporci a questi alimenti “intossicati” da infinitesime quantità di veleni cancerogeni, ma che sono persistenti e continuamente riversati nel piatto, anche tramite la biomagnificazione alimentare degli animali da cortile. Però, l’Ispro non sollecita la chiusura dell’indagine epidemiologica entrata in un cul de sac.

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Ciò detto, ci ha colpito il sequestro effettuato sui terreni di prossimità al confine dei due Comuni di Montana, nella zona del cavalcavia che collega in due Comuni, nei confronti di cittadini asiatici.

Avevamo parlato anche noi della questione di questo anomalo insediamento agricolo, ubicato proprio fuori dall’ombrello di ricaduta del camino di impianto: una vasta superficie da sempre coltivata è quella sul lato sud della strada, di proprietà del potente Francesco Mazzetti che l’ha da sempre destinata a tale uso (e infatti, l’amico chef Pierfrancesco Mazzetti è anche un focoso sostenitore dell’incenerimento dei rifiuti, pro-Cis, pro-Magnanensi, pro-Fragai e, oggi, da quando abbiamo scoperto la vicenda dell’ex-cementificio di Montale e quella della buvette, anche pro Ferdinando Betti: i così detti, misteri della Fede, ma nel Pd).

Campi di rape e verdure nei dintorni dell’inceneritore (campi di proprietà Mazzetti)

Ma torniamo alle verdure dell’area di confine tra Montale e Agliana. Non vi sembra davvero paradossale che le agenzie di certificazione dell’etichetta “Bio” (e Legambiente pure, con Daniele Manetti che si occupa di discariche e polveri fini) non rilevino la presenza di impianti di tipo insalubre?

Si accaniscono sulle questioni di qualità, descritte dalla normativa e la loro risposta disincantata – a fronte della domanda del perché – è caratteristicamente molto “politically correct”: ciò che non è richiamato nella legge, non rileva alla nostra attenzione di biochimici; ci interessano le qualità degli inquinanti e non le micro-quantità che, comunque, sono seguite dalle competenti Usl (e qui si riapre un’altra ferita sofferta dal Comitato antinceneritorista).

Aldo Fedi, già direttore del Dipartimento Prevenzione della ex Usl 4 e già Segretario di Sel a Pistoia, disse al Comitato antinceneritorista: “Non possumus”

Insomma, ai coltivatori dell’area di prossimità agli impianti di incenerimento, ci sarebbe da impedire ogni attività agricola, ma per la palese esposizione alle ceneri d’impianto e solo dopo, per le altre ragioni riconducibili all’uso indiscriminato di pesticidi: un’intossicazione “democratica” e tutelata dagli organi di controllo, che si avvalgono ipocritamente delle leggi incapienti.

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]


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