INTENSITÀ DI CURA AL SAN JACOPO, ESPERIENZA DI RIFERIMENTO NAZIONALE

Il cortile interno del San Jacopo
Il cortile interno del San Jacopo

PISTOIA. A livello nazionale si guarda anche all’esperienza dell’intensità di cura applicata al presidio San Jacopo di Pistoia, per ridisegnare la futura programmazione sanitaria. La nuova struttura ospedaliera, ed il modello organizzativo che in essa si è sviluppato, sembrano aver catturato l’attenzione e l’interesse dei tanti operatori ed esperti del settore nell’ambito del convegno nazionale che si è svolto sabato scorso a Roma, all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Una piccola delegazione della Ausl3, composta dalla dottoressa Lucia Turco, direttore sanitario, dal dottor Giacomo Corsini responsabile della sezione gestione aziendale servizi insieme alla collaboratrice, l’ingegnere Rosalia Santonastaso, hanno illustrato ai colleghi, provenienti dalle diverse realtà ospedaliere, il modello assistenziale del San Jacopo dove non ci si ricovera più nei reparti differenziati per disciplina specialistica ma nei livelli primo (intensivo e sub intensivo), secondo (ciclo continuo, week surgery) e terzo (post-acuti).

Una riorganizzazione che era già stata sperimentata nel vecchio ospedale, ma limitatamente all’area chirurgica, a partire dal 2010 e che ha trovato la sua piena corrispondenza nella realizzazione del nuovo ospedale aperto nel luglio 2013: un monoblocco, con gli accessi differenziati ma le funzioni integrate, ad alto contenuto tecnologico ma con un comfort alberghiero umanizzato, dove le diverse aree, raggruppate in modo omogeneo, facilitano i percorsi di cura e l’intervento degli operatori.

Quella del San Jacopo è veramente una delle esperienze più avanzate, ragion per cui molti colleghi professionisti si sono già fatti avanti per venire a conoscerla da vicino, e capire meglio come funziona operativamente dal suo interno.

Il presidio ospedaliero pistoiese (400 posti letto, 13 sale operatorie, 5 sale travaglio parto, 20 posti letto di osservazione breve intensiva, 13 posti per la dialisi, realizzato con un investimento pari a 151.000.000) a due mesi dalla sua apertura aveva già incrementato gli accessi al pronto soccorso ed i ricoveri; l’appropriatezza, la completezza della continuità assistenziale, unite alla non trascurabile ed ottima collocazione urbanistica (è vicino all’autostrada e alla superstrada ed è quindi facilmente raggiungibile) sono, infatti, tutti elementi di forte attrazione.

La dottoressa Turco ha sottolineato che tutta l’azienda deve sentirsi lusingata per il fatto che l’ospedale San Jacopo rappresenti un esempio a cui riferirsi, ed il risultato ottenuto deve essere motivo di orgoglio per tutti gli operatori che lavorano negli ospedali della Ausl3, che in questo ultimo anno si sono impegnati straordinariamente per far funzionare al meglio il San Jacopo.

“Con loro – ha detto – mi congratulo, anche per come ogni giorno sanno affrontare problemi e criticità ancora dovuti ad un fase di assestamento che, comunque, non influenza la qualità e la sicurezza delle cure prestate”.
[scritto da daniela ponticelli, lunedì 29 settembre 2014 – ore 14:30]

 

LE ‘BOMBE’ AI TEMPI DEL ‘BOMBA’

 

Marc Chagall, Violinista verde (1923)
Marc Chagall, Violinista verde (1923)

SPIACE SINCERAMENTE – credeteci – dover intervenire in coda a questa nota-stampa di una collega con cui abbiamo lavorato per anni e a cui vogliamo bene. Ma quando ci vuole ci vuole.

Di quello che si dice in questa «sviolinata aziendale», noi non ritroviamo un dato (uno) oggettivo: è tutto detto a gratis e dietro le dichiarazioni del Direttore Sanitario, parte in causa. Non c’è un nome a cui fare riferimento (per una qualche verifica) quando si legge che «Quella del San Jacopo è veramente una delle esperienze più avanzate, ragion per cui molti colleghi professionisti si sono già fatti avanti per venire a conoscerla da vicino, e capire meglio come funziona operativamente dal suo interno».

Al contrario, anche se in un gran silenzio che non fa – lasciatecelo dire – onore ai medici dell’ospedale, pur se terrorizzati dal «patto del silenzio» a cui sono costretti per democratica decisione unilaterale dell’Asl e della sanità del signor rosso-Rossi, restano davvero (come direbbe quel santo di Marroni) «scolpite nel bronzo» le affermazioni più che chiare dell’Intersindacale Medica (vedi), che – pur chiamata da noi in diverse occasioni – si è resa latitante e irreperibile, e non ha mai risposto ai nostri inviti a chiarire ancora di più: qualità assoluta e irrinunciabile per un sindacato, crediamo.

Forse in una cosa sola sta la verità di questa nota-stampa: nel fatto che la sanità italiana si avvia a diventare come quella toscana; cioè giocata al ribasso della qualità ma non della quantità dei prelievi forzati dalle tasche dei toscani.

Per i quali – dobbiamo dirlo – il mal voluto non è mai troppo datoché, pur venendo trattati come sanculotti straccioni, gente spregiata e dileggiata, continuano imperterriti a intravedere, nella «sanità rossa», la punta avanzata del bene del popolo, e s’incaponiscono a votare, perciò, sempre nella stessa direzione, come le tartarughe quando insistono nel picchiare il carapace nello stesso punto, se vogliono passare tra due pietre, e fino a spezzarselo con la necessaria e conseguente inevitabile morte. Ma se così ha da essere, «Avanti, Asburgo-Lorena!» anziché Savoia.

Uno strumento caro al potere: il tromboviolino o violinofono
Uno strumento caro al potere: il tromboviolino

E tutto questo mentre si restringono le prestazioni a vantaggio dell’incremento di una neosovietico-finanzistica proliferazione della burocràzia della sanità: a suon di centinaia di migliaia di euro sottratti alle persone e infilati in tasca ai Dirigenti – spesso, purtroppo, solo di se stessi, come accadde nella scassata Società della Salute di Pistoia.

L’altro problema è legato al «dovere di scrivere» degli addetti-stampa che lavorano in queste «aziende alla Marchionne» che oramai sono le Asl-Ausl o come diavolo volete.

Ma qui deve intervenire l’Ordine dei giornalisti e pronunciarsi opportunamente in merito. Vigilando giorno e notte – crediamo – su quali siano e su quelle che sono le vere condizioni dei colleghi che “informano” in nome del potere, metàstasi dell’antipotere della gloriosa rivoluzione del 68.

Vogliamo, nel frattempo, provare a chiedere qualche informazione su questo “radioso modello sanitario pistoiese” al Crest (Valerio Bobini), alla gente della Montagna Pistoiese e delle zone periferiche della Toscana (isole comprese) e – non so… – al Comitato Gavinana di Firenze, per sentire – come una volta si diceva fra la gente della fu sinistra – anche «il parere della base»…?

Edoardo Bianchini

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17 thoughts on “INTENSITÀ DI CURA AL SAN JACOPO, ESPERIENZA DI RIFERIMENTO NAZIONALE

  1. Sarebbe il caso che la ASL 3 facesse i nomi dei medici e degli esperti con i quali si sono incontrati e hanno parlato a Roma.
    Il 7 Marzo, sempre a Roma, in occasione dell’assemblea organizzata dall’Associazione Dossetti, parlarono alcuni medici proprio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma del modello assistenziale sull’intensità di cura e lo ritennero sulla base delle esperienze degli anni ’90, applicato praticamente solo nei paesi del Nord America fallimentare, quindi superato e sostituito con quello tradizionale.

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