INTERSINDACALE MEDICA: «ASL 3? SEMPRE PEGGIO!»

Quando la politica cura anche il corpo
Quando la politica cura anche il corpo

PISTOIA. Riceviamo dall’Intersindacale Medica di Pistoia:

Avendo preso atto che

  • – le problematiche inerenti l’incongruenza dei nuovi modelli organizzativi, più volte denunciate in passato, non solo non sono state affrontate ma stanno creando criticità sempre più rilevanti sia per la corretta gestione e sicurezza dei pazienti che degli operatori sanitari
  • – l’atteggiamento sempre più chiuso e verticistico dell’azienda è sempre più votato al risparmio piuttosto che alla efficienza con nulla o quasi attenzione alle perplessità espresse dal personale che lavora quotidianamente sul campo, l’intersindacale medica
  • – le scelte regionali penalizzano sempre di più la sanità e i medici della Asl 3 rendendo sempre più ampio il divario con altre aziende regionali

l’Intersindacale Medica Asl 3 ha deciso di denunciare all’opinione pubblica le problematicità in cui operano i professionisti medici in questa provincia
A nome e per conto dell’Intersindacale Medica

Dott.ssa Maria Benvenuti

CON LA NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

CRESCONO LO STRESS PSICO-FISICO

E LE RICADUTE NEGATIVE SULLA QUALITÀ DELL’ASSISTENZA

 

L'ospedale di Pescia
L’ospedale di Pescia

Nonostante lo spirito costruttivo e di responsabilità che l’Intersindacale Medica Asl 3 ha finora mantenuto, a garanzia della difesa del Ssn, dei cittadini e dei legittimi interessi che rappresenta, dobbiamo amaramente constatare come da parte dell’azienda domini la prassi del rimando e della inconcludente concertazione a tempo indefinito e di come prevalgano nelle relazioni sindacali la propaganda ideologica e la messa in atto di scelte decise a tavolino e calate dall’alto, piuttosto che risposte tecniche supportate da documentazioni.

Sebbene apparentemente pertinenti al rispetto della professionalità degli operatori e dei loro diritti contrattuali, queste problematiche hanno tuttavia importanti ricadute sulla qualità e quantità dei servizi offerti ai cittadini, veri datori di lavoro di ogni dipendente del Ssn.

Parliamo di problemi quali il modello organizzativo per “intensità di cura”, privo di sufficienti evidenze scientifiche in termini di esiti clinici che ne giustifichino l’adozione rispetto alla già consolidata organizzazione dipartimentale.

Si assiste ogni giorno ad una frantumazione dei luoghi fisici delle unità operative, con l’integrazione multi professionale che si trasforma in anarchia delle varie professioni sanitarie, ed un crescente malessere che serpeggia tra i medici sempre più ridotti a “macchine banali” titolari dei processi diagnostico/terapeutici (fino a quando?) ma distanti da quelli gestionali affidati ad altre figure (ingegneri “clinici”, dirigenti infermieristici).

Medici: solo «macchine banali»?
Medici: solo «macchine banali»?

Il lento ma inesorabile dimezzamento dei primariati, all’interno degli ospedali, servizi territoriali e della prevenzione, crea unità operative “guidate” a distanza di varie decine di chilometri da un unico “primario” provinciale, togliendo ai medici, ai pazienti e ai loro familiari un riferimento certo e continuativo sotto il profilo della responsabilità organizzativa e clinico-professionale.

Tale nuova organizzazione del lavoro ha aumentato nettamente il carico di lavoro dei medici dedicati all’assistenza con sensibile incremento dello stress psico-fisico che può avere una ricaduta negativa sulla qualità dell’assistenza.

Tutto ciò in un contesto di impossibilità a definire con l’azienda questioni anche banali come il monte ore, il regolamento delle presenze del personale e il tipo di turnazione, con la genesi di situazioni ibride gravate da possibili implicazioni medico-legali e di responsabilità professionale.

La mancanza di programmazione a lungo termine del lavoro porta a situazioni paradossali, prova ne siano

  • i recenti annunci a mezzo stampa in periodo elettorale di servizi di eccellenza quali la terapia del dolore, poi nei fatti lasciata nel più totale abbandono e disorganizzazione;
  • gli annunci di riorganizzazione dei servizi territoriali, essenziali per il funzionamento di un ospedale che vuol esser per acuti, e di fatto gravemente carenti o addirittura depotenziati, vedi il caso delle cure palliative domiciliari per i malati oncologici o dell’hospice di Spicchio, a tutt’oggi ancora non funzionante;
  • la decisione di centralizzare a Pistoia servizi importanti come la pediatria e dover continuare con un servizio pediatrico depotenziato nei locali del Pronto Soccorso di Pescia, perché comunque la popolazione residente continua a rivolgersi al suo ospedale.

E che dire dell’annosa vicenda del parcheggio dei dipendenti gratuito per chi lavora a Pistoia, mentre per chi lavora a Pescia esiste un dazio annuale di 120 euro, con l’aggravante che non sono previsti parcheggi neanche per il personale reperibile in urgenza o in consulenza?

Caro parcheggi ai nuovi ospedali toscani...
Caro parcheggi ai nuovi ospedali toscani…

Per giunta i medici della Asl 3 sono discriminati rispetto ai colleghi delle altre aziende nel riconoscimento delle progressioni di carriera, sia giuridiche che economiche, rendendo la nostra azienda poco attrattiva per non dire espulsiva in particolare per i “giovani medici” che rappresentano l’investimento per il futuro, considerando che blocco del turn over prima e la prospettiva dell’esodo pensionistico dei dirigenti medici e sanitari pubblici poi porterà il Ssn ad un impoverimento complessivo in termini professionali, culturali e organizzativi.

Dove è andata a finire la scelta etica della fedeltà per il servizio pubblico? Che segnale diamo alle future generazioni di medici e dirigenti sanitari pubblici? Quali principi nelle scelte lavorative e nei comportamenti professionali sosteniamo?

F.to Anaao Assomed, Aaroi Emac, Cgil Medici, Cisl Medici, Fassid, Fials Medici, Fvm, Uil Medici

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