interviste. NEROZZI: «IL PD? TERRÀ APERTO L’INCENERITORE»

Il Presidente Nerozzi è candidato con Mangoni
  • La partita elettorale si sta polarizzando su un argomento caratteristico che sembra però dimenticato: l’inceneritore.
    L’impianto verrà chiuso nel 2023?

Si tratta di una tematica che ha ipotecato la salute dei cittadini, che dopo quarant’anni di incenerimento – con i primi 25 a canna libera – sarebbe tutt’altro che conclusa: è ragionevole ritenere che, con la vittoria del Pd, sarà tenuto aperto in sostituzione di quello di Case Passerini che non vedrà la luce.
Agliana e Montale, sono state oggetto di un baratto elettorale quando nel 1978 si videro destinatari dell’inceneritore sul loro territorio: un impianto che non sarebbe stato possibile insediare a Prato o nei Comuni medicei, trattandosi di “impianto insalubre classe 1”.
Grazie ai dirigenti del Pd (Rino Fragai) e i Sindaci Ciampolini-Magnanensi è stata progettata l’esecuzione del raddoppio nel 2006: è stato così che le amministrazioni “inceneritoriste” hanno ipotecato il territorio e lo sarà ancora, se non ci sarà una presa di coscienza degli elettori con un cambio di amministrazione.

  • Il Sindaco uscente Mangoni, ha fatto una denuncia molto forte, accusando i due sindaci precedenti di aver sostenuto con favore l’ampliamento dell’impianto di via Tobagi. Cosa può dirci sul fatto?

Mentre alcuni candidati lo vogliono solo “chiudere a parole” – specialmente il coordinatore di Agliana insieme-Pd Guido Del Fante – il Sindaco Mangoni ha dimostrato di aver bloccato l’ampliamento deciso dalla coppia Ciampolini-Magnanensi, permettendo l’attuazione delle condizioni per una chiusura nei prossimi anni.
L’impianto è dannoso e anche i medici di famiglia, come Guido Pastacaldi e Ferdinando Santini, hanno ben richiamato (lo fecero in una assemblea dell’Ottobre 2016ndr) le criticità ricadute sulla popolazione che con alcuni fattori epidemiologici dimostrano la sussistenza di un inquinamento diffuso.

  • Dunque, qual è il suo autentico pensiero per la questione “smaltimento rifiuti”?

L’impianto di Montale potrebbe avere vita breve se il “ristoro ambientale” dell’Ato, fosse destinato alla sua riconversione: oggi quale candidato di una lista civica, lontana dai manovratori del Pd, posso esprimere liberamente la mia visione e il mio impegno politico futuro che si incentra nella chiusura anticipata dell’impianto e la realizzazione di un progetto per il riciclo del tipo esistente nel triveneto.
Contemporaneamente al progetto e al bando per la riconversione – da prevedersi per la fine del 2020 – l’impianto si avvierà alla dismissione: dare valore e qualità all’ambiente per offrire alle persone la possibilità di vivere in armonia con il territorio.
È questa una condizione sconosciuta nella Piana, ottenibile solo recuperando e trasformando il rifiuto in materia prima per ridurre di smaltimento.

  • Lei è anche un esperto in “Sicurezza sul lavoro ed epidemiologia” dunque, ha avuto modo di formarsi un’opinione sull’effettiva minaccia dell’impianto sulla salute dei residenti?

Certo, sono allineato con il parere dell’Ordine dei Medici di Pistoia, sancito in più di un convegno o seminario. La tecnica dell’incenerimento dei rifiuti è dannosa per un inquinamento ambientale che è costante e incomprimibile anche con le migliori tecnologie.
Bisogna convertire il sistema e passare da un sistema termico a un sistema di differenziazione spinta, a freddo.

L’inceneritore di Montale
  • L’indagine epidemiologica disposta dalla Usl nel lontano 2010, poi attuata nel 2013, è ancora da concludere. Quali sono le vere cause di questa omissione?

L’indagine è stata solo utile a rinviare e prendere tempo per mantenere lo status quo e imbonire gli ambientalisti. Questa regia è assicurata negli anni, dai vari amministratori piddìni Magnanensi, Ciampolini e Fragai, quest’ultimo padre del detestato Piano interregionale dei rifiuti.

  • Cosa dire dei “Ristori ambientali” che sono stati intercettati tutti dal Comune di Montale, ancorché le ricadute siano da sempre spalmate su un territorio di oltre 100.000 abitanti, vista la “filiera alimentare”?

Quella del Ristoro ambientale è una pagina vergognosa dell’Ato Centro Toscana che dimostra in modo inequivocabile come la gestione politica sia fatta in maniera solo utile al soddisfacimento di interessi di parte e nessuna soddisfazione per il raggiungimento del Bene Comune.
Le Amministrazioni che hanno approvato il regolamento di Ato, hanno impedito una ripartizione equa dei risarcimenti, che oggi sono impiegati dal Sindaco Betti solo per tagliare le erbacce.

  • Lei ha sempre detto che vede la politica come un “servizio” per il bene comune e, dunque, qual è il senso della sua ricandidatura con il Sindaco Mangoni, fuoriuscito dal Pd e in lizza con ben tre liste civiche?
    Non poteva farsi prima questo esperimento?

Non avrei dato l’accordo a questa intervista se non ci fosse un’autentica emergenza politica: la tornata elettorale deve essere accompagnata da una informazione trasparente e autentica sui fatti che il Pd ha taciuto, se non addirittura mistificato, per il perseguimento di interessi che niente hanno a che vedere con il Bene Comune.
Stando dentro al partito ho sofferto e posso dire che, se anche hai delle buone idee e argomenti, non li puoi esprimere. È come andare contro i mulini a vento: loro rifiutano il confronto e la dialettica e di democratico hanno solo il nome.
Lavorare con spirito di servizio è una mia esclusiva prerogativa che mi ha visto costretto alle dimissioni dal Pd quando sono state superate le misure della decenza e della tollerabilità.
Questa intervista vuol essere anche un appello, affinché i cittadini perplessi dinanzi alle polemiche politiche, opache e spesso incomprensibili, sappiano bene “chiaro e forte” che la misura è stata colmata e dunque Agliana dovrà davvero cambiare per resuscitare a una nuova realtà, sia sociale, che ambientale, cercando di intercettare contributi europei per progetti ambientali di valore.

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]


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