intoccabili. AL MOMENTO DI RINASCERE PER SENTIRCI SICURI DOVREMMO FAR DOMANDA DI VENIRE AL MONDO IMPARENTATI CON UN PM

Il collega di Libero Paolo Ferrari – autore dell’inchiesta che ha acceso un riflettore su Tommaso Coletta – avrà il nostro «dossier Pistoia». Potrà così rendersi conto che certi episodi non sono né circoscritti né spazialmente limitati: fanno parte del dovere della politica e del popolo sovrano di dare finalmente inizio alla “smacchiatura del giaguaro” di bersaniana memoria


A proposito di «autorità costituite» e sconci istituzionali in una Italia di democratici e costituzionalisti politicamente corretti


SE NON AVETE IN VOI “SANGUE D’AUTORE”

LA VITA VI SARÀ PENA E DOLORE…


 

Alessandro Romiti si appresta a entrare alla redazione di Libero in via Luigi Majno 42

 

Non si è fatto prendere dallo sconforto della torrida giornata del 19 luglio. Il nostro Alessandro Romiti si è presentato alla redazione milanese di Libero, quotidiano garibaldino, in cerca di Paolo Ferrari, autore dell’articolo che sembra aver scoperchiato la vicenda della untouchable Lucia Turco e della posizione del procuratore capo di Pistoia, Tommaso Coletta, ancora a Firenze al tempo in cui si sarebbero verificati i fatti.

Il PM Tommaso Coletta. Certi sottoufficiali dovrebbero essere denunciati e perseguiti perché non rispettano le «autorità costituite». È questa la situazione evidenziata dall’articolo di Libero?

Romiti ha lasciato alla redazione redazione milanese (smobilitata dal caldo torrido) un corposo fascicolo digitale per rappresentare la situazione non unica, che vede Pistoia assegnataria di un gruppo di sostituti tendenzialmente manettari anche grazie alle indagini o fatte male o addirittura non svolte dalla polizia giudiziaria dei CC.

Il dossier di Linea Libera sulla “procura delle nebbie” nella città dei sepolcri imbiancati è stato consegnato ed è entrato a far parte della pila delle numerose procure d’Ita(g)lia afflitte dalla malagiustizia democratica.

Ora che Draghi è (i spuò dire finalmente o è un reato?) al lumicino; e il prossimo autunno potrebbe essere destinatario della ripresa dei diritti civili, sospesi in questo paese dai democratici filo-Biden/bidet, un cambio di politica potrebbe anche arginare la catastrofica situazione della magistratura: che è, e resta, palamarizzata e perciò assolutamente non credibile nelle sue sante azioni di intervento. Anche Pistoia, in questa situazione, ha una sola speranza: che la «gente comune», per la quale Tommaso Coletta si era impegnato a lavorare, non molli e non  si faccia travolgere da certo sconcio potere di privilegiati iperprotetti.

Il prof. Flora ha già spiegato: serve una riforma radicale della giustizia

Chiara la situazione sottintesa dal quadro generale: serve principalmente una riforma radicale della giustizia che elimini la “discrezionalità” dei sostituti procuratori.

Certi solerti aiutanti del pubblico ministero possono disporre impunemente qualunque provvedimento di carattere limitativo della libertà individuale, liberi da ipotesi di sanzione o provvedimento disciplinare: anzi faranno carriera, come ha insegnato il caso Enzo Tortora che non è distante 40 anni, ma è – purtroppo – ancora attuale e dimostrato dalle cronache dei nostri tribunali.

Altro provvedimento indispensabile è quello della “separazione delle carriere in magistratura”, una riforma fondamentale che impedirebbe la perversa relazione che sussiste implicitamente tra magistrati giudicanti e Magistrati inquirenti; condizione in cui i primi sono spesso collegati al rispetto di indirizzi predefiniti di alcuni processi penali, perché compiacenti nei confronti dei secondi, sottoposti a periodiche valutazioni per la progressione della carriera, richiesti anche agli inquirenti, solo formalmente separati dal banco del giudicante.

Un do ut des inevitabile e perverso, come spiegò chiaramente il prof. Giovanni Flora nel convegno sulla giustizia svoltosi a Pistoia e disinvoltamente disertato da giudici e avvocati. Flora, nell’occasione, citò l’episodio del processo catanese a Vittorio Cecchi Gori.

Il collega di Libero Paolo Ferrari – autore dell’inchiesta che ha acceso un riflettore su Tommaso Coletta – avrà il nostro «dossier Pistoia».

Potrà così rendersi conto che certi episodi non sono né circoscritti né spazialmente limitati: fanno parte del dovere della politica e del popolo sovrano di dare finalmente inizio alla “smacchiatura del giaguaro” di bersaniana memoria.

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