ipocrisia a fette. QUANTO COSTANO AL POPOLO LAVORATORE LE FANFALUCHE SULLA PACE, LA COSTITUZIONE, LA TRASPARENZA, LA LEGALITÀ, LA LOTTA ALLE MAFIE E ALTRE SIMILI PANZANE?

Ce lo vedete Piercamillo Davigo a perorare la condanna di una schiamazzatrice folle come un personaggio chiassoso di quelli del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare? Personalmente, io no. Ma tant’è. E la rospa ululona, “ammendata” dalla Gip Martucci, è stata condannata…


Il sostituto Claudio Curreli, qui sopra nella foto, è sempre molto impegnato. Ecco perché forse a volte lascia le sue indagini in mano a vice procuratori onorari come nel caso dei maltrattamenti a quattro disabili della Maic

PRIMA IL DOVER D’UFFICIO: E SOLO DOPO

SEGUIR SI PUOTE E DEVE OGN’ALTRO SCOPO


 

Forse prima di insegnare il dovere alla Montanelli certuni dovrebbero farsi un po’ di seria autocritica e chiedersi se ogni giorno possano andare a dormire con la piena coscienza di averlo fatto davvero

 

Se a Bologna e in Emilia, quando si parla di stupidaggini, si adopera l’espressione «squasso di pugnette», sufficientemente chiara anche ai più tordi profani di dialetti italici; quale espressione usare per indicare il trattamento che le sante istituzioni patrie (per la Gip Patrizia Martucci le «autorità costituite») riservano al popolo, sia bue che lavoratore, per mantenere un apparato indegno di strutture tecnico amministrative che vampirizzano tutto e tutti e dissanguano lo stato con prelievi di lauti emolumenti ricambiati attraverso un’infinita serie di ipocrisie di facciata?

Scherzosamente – ma mantenendo i limiti della continenza – potremmo usare il nesso «ipocrisia a fette» o anche, in ossequio ai procuratori della legge che ci difendono dai reati altrui (e mai dai loro, poiché infallibili), quello di «disegno criminoso», coppia fissa obbligata nella grammatica dei sostituti pistoiesi e di tutta Italia.

Dopo la pubblicazione, il 13 gennaio scorso, di l’ottava meraviglia. pistoia, una città da fare invidia perfino alla capitale del qatar, da un lettore ho ricevuto il seguente messaggio:

Mi piacque molto anzi moltissimo! In merito all’efficienza potrei dire che il lavoro dei produttivi pubblici ministeri pistoiesi viene per lo più svolto dagli ufficiali di polizia giudiziaria dislocati nelle loro stanze che ne sopperiscono le assenze senza beneficiare di buoni pasto, mentre in aula è svolto dai vice procuratori onorari salvo nei casi in cui [i magistrati – n.d.r.] hanno desideri di vendetta ed allora in aula ci vanno i togati biliosi!

Il problema è proprio questo: e ve lo illustro. Nel processo in cui quattro disabili della Maic (Maria Assunta in cielo – don Diego Pancaldo e Luigi Egidio Bardelli, anche padrone di Tvl-Tv Pistoia Libera) vedono una ex loro educatrice accusata di maltrattamenti, inchiesta affidata al sostituto Claudio Curreli: in aula, come vice procuratore onorario, è stata spedita l’avvocata Angela Pasqua, del foro di Prato.

Credo che i maltrattamenti di 4 dico 4 disabili, meriterebbero la dovuta attenzione da parte della procura e di chi ha seguìto le cosiddette indagini.

Non si tratta, infatti, del furto di un cartoccio di frugiate in via degli Orafi in ore serali e notturne. Siamo dinanzi a persone, esseri umani, non solo con una loro ordinaria dignità, ma vieppiù protetti in maniera speciale dalle leggi del nostro ordinamento – che non di rado sembra ignoto al tribunale di Pistoia.

Dunque è vero quello che suggerisce il nostro lettore avvilito, quando scrive che il lavoro dei togati «in aula è svolto dai vice procuratori onorari». E lo possiamo determinare anche con un certo grado di sicurezza, solo andando a rivedere quanti Vpo vengono utilizzati in tutto il viavai di processi penali: alcuni dei quali anche importanti come questo dei disabili.

Evidentemente i 4 elementi fragili e protetti 4 non erano poi così importanti per Curreli che li ha lasciati alle cure di Angela Pasqua.

Resta, ora, da dar dimostrazione di altri eventi che il nostro avvilito lettore indica come «casi in cui [i magistrati – n.d.r.] hanno desideri di vendetta ed allora in aula ci vanno i togati biliosi».

È tuttavia ovvio che, se siamo in grado di darne prova, possiamo farlo con le carte in mano o, come dicono certi ganzoni del diritto, “per tabulas”. Ed èccola la prova.

Estate. Notte, ma non profonda come si è voluto far credere. Una persona avanza in una strada di campagna a Quarrata e urla al telefono per i fatti suoi.

Il processo toccò al Vpo Angela Pasqua

La persona viene presa per un braccio da un tizio che le intima di smetterla (è sulla pubblica via) perché sta svegliando i clienti di un suo agriturismo – di quelli evidentemente nell’occhio destro di qualcuno.

Il giorno successivo scatta una querela per schiamazzi (sai te che cosa grave: a Pistoia c’è perfino chi tromba e mugola nei vicoli intorno al tribunale, svegliando la gente che dorme e non succede niente…) e la faccenda finisce con un decreto penale della Gip Martucci. È un suo modo di agire quasi ordinario e lei commina una ammenda da 150 €.

Quale sarà la gravità del reato, commisurata a tale cifra? Ditelo voi, che siete capaci di spendere di più in una sola serata di aragoste in un ristorante della Guida Michelin.

La persona «ammendata si incazza» – più che giustamente – come una iena. Fa opposizione al decreto-Martucci e si va in camera di consiglio. Il giudice è Alessandro Azzaroli. E il sostituto in aula? Indovinate.

È Giuseppe Grieco, il magistrato degli untouchables. Il vice pubblico ministero facente funzione quando manca il procuratore capo. Scende in aula, Grieco, per una ammenda da 150 €: che lusso e che spreco!

Ce lo vedete Piercamillo Davigo a perorare la condanna della schiamazzatrice folle come un personaggio chiassoso di quelli del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare? Personalmente, io no. Ma tant’è. E la rospa ululona, “ammendata” dalla Gip Martucci, è stata condannata.

In Italia in galera ci finiscono gli umili e gli impotenti: gli altri fanno tutti marameo e magari restano latitanti per 30 anni sotto il naso delle caserme e dei commissariati di quartiere. La giustizia e – stando a questi esempi – i magistrati sono di questa portata.

Pensare che sia Giuseppe Grieco che Claudio Curreli, nel processo politico che hanno cucito addosso sia a me che a Alessandro Romiti, ci davano lezioni di giornalismo montanelliano: proprio loro che non seguono neppure gli argomenti gravi su cui hanno indagato (Curreli), o che scendono in camera di consiglio per una ammenda da 150 euro che – in iperbole – è molto meno della metà della loro lauta paga giornaliera “tirata per il lesso” (citazione da Carducci, capiàmoci!).

Claudio Curreli su Tvl di Luigi Egidio Bardelli. Oltre che capo scout è anche coordinatore della rete Terra Aperta

Chissà cosa aveva da fare quel 12 gennaio il sostituto Curreli, che vediamo sempre sui giornali impegnatissimo e in tutt’altre faccende affaccendato fra Terra Aperta e scout.

E chissà che cosa non aveva da fare, quel giorno, il sostituto Giuseppe Grieco, per scendere in camera di consiglio a convincere il giudice Alessandro Azzaroli a infierire su una persona bollata da una ammenda dalla Gip Martucci: ma soprattutto dietro una querela per fatti cu cui l’accusata-imputata-condannata non è mai stata ascoltata né indagata. Una querela di parte su cui nessuno ha fatto uno straccio di indagine. Cosa ordinaria per la procura pistoiese.

«Così va spesso il mondo, o almeno così va nella procura della repubblica di Pistoia», citazione parodica di Manzoni.

Dunque? Volete prendere a mazzate chi, come me, montanellianamente si esprime nei limiti dei diritti sanciti dell’art. 21 della Costituzione?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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