iscrizioni pompeiane & blimunde. QUANDO IL CESSO DEL FORTEGUERRI ERA “IL GIORNALE PIÙ BELLO DEL MONDO”

Un condensato di supposte, più che di supposizioni. Con scivolone dotto finale

MANGIA CON LE MANI
SE NON SAI ADOPERARE LE POSATE


Straniero, le ossa del tumulo ti pregano di non pisciare sin qui: infatti se vuoi essere ad esso più grato, caca. Vedi, ha un monumento di ortica: allontanati o tu che ti appresti a cacare. Non è sicuro aprire il culo qui [CIL IV, 8899; GraffPomp 00243]

 

PISTOIA-MONTANA. Il 9 dicembre scorso in blimunda’s story 3. come la santa inquisizione rispose picche a baltasar & blimunda e come lui medesimo scrisse al gran ciambellano fragai cercando d’accomodar a dovere le cose sue scrivevo:

La prossima e ultima puntata sarà riservata solo alla Signora Milva Maria Cappellini, a cui devo rispondere sul cesso del Liceo Forteguerri quale “quotidiano più bello del mondo”.
Per il resto la dovremo piantare perché, con la coppia di alto affare (don Ferrante/Nesti e donna Prassede/Milva), sia io che Romiti dovremo rivederci in aula dinanzi al giudice penale, dal momento che Baltasar ci ha generosamente omaggiato di almeno un paio di querele per «lesa maestà» (che paura!).
Ma lui è come Bruto in Shakespeare… è «un uomo d’onore».

Ecco, devo spiegare alla signora Nesti il significato preciso di «cesso del Liceo Forteguerri quale “quotidiano più bello del mondo”», dacché ella ci ha giocato sopra con l’accostamento di quotidiano-LineaLibera-cesso.

E devo tornare a dire che, purtroppo, con questa sua forma di interpretazione in malam partem, cioè poco intelligentemente malevola, mostra – una volta di più – che, per quanto si sforzi di fare battute, le sue sono tali da far cadere le braccia perfino a Boxing Helena, che di braccia – come ricorderete, in un film orribile – non ne aveva.

Eravamo più modesti e molto meno stupidi

L’interpretazione autentica di «cesso del Liceo Forteguerri quale “quotidiano più bello del mondo”» è la seguente: quando non c’era il politically correct e tutto era più normale di questa schizofrenia di sinistra radical; quando non c’era il terrore del bullismo e il dispregio di Salvini; quando non c’erano le sardine, ma solo le acciughe e la pasta d’acciughe Balena nel tubetto da strizzare, tre o quattro docenti del Forteguerri (e non le professoresse allevate e sistemate dalla preside Flamma: gente che sapeva davvero quel che diceva e quel che faceva, che non aveva tempo di fare progetti d’inclusione e che in un trimestre, era capace anche di sentirti 6 volte – dico 6 – a filosofia, come il prof. Giovanni Bertini, il padre del funzionario che ha passato la vita a lavorare in Comune a Agliana) partivano, di tanto in tanto, in missione speciale: salivano i tre scalini del piano rialzato dell’istituto e puntavano direttamente al cesso: la zona franca, la terra di mezzo dell’assoluta libertà.

Che ci andavano a fare? Ci andavano a divertirsi leggendo gli umori della plebe. Il cesso del Forteguerri, gentile signora Blimunda, era un giornale murale alla stessa altezza delle iscrizioni pompeiane (che lei probabilmente ha solo sentito rammentare in quanto letterata moderna) e degli Acta Diurna (da cui giornale) del senato romano.

Quando Egidio tentava la Monaca di Monza facendo argine contro i comunisti. Eppure con la sinistra ha condiviso anche la cella di Giaccherino: ci pensava l’Asl di Rossi…

Il bello era che non c’era rispetto per nessuno che non lo meritasse. Non esistevano né la Boldrini né Fratoianni né la Greta né le «micine» del Betti di Montale; e si diceva pane al pane e vino al vino: che ognuno poi si comportasse – se lo riteneva opportuno – come meglio credeva. Il pudore era un optional, senza tante seghe mentali da catto-bacchetton-comunisti. E in chiesa chi ci andava non ci andava per cantare Bella ciaone come da don Biancalani, anche se i personaggi erano gli stessi di oggi, l’ultimo dei quali (vogliamo dire l’ultimo dei Mohicani?), don Luigi Egidio Bardelli ha fatto, in tutti i decenni che sono passati, più variazioni di colre e sfumature di un caleidoscopio.

Uno dei più grandiosi testi, quasi biblico, pubblicati su quel glorioso muro del pianto che la preside Flamma, trent’anni dopo, faceva “ripittare” a quelli che lo avevano imbrattato, seguendo il principio nazista del «se non si sa chi è stato, pagano tutti» (bello, eh? Eppure era quasi rifondarola e assai gradita al sindaco Bertinelli…), il testo – dicevo – da premio Pulitzer fu uno spettacolare sillogismo aristotelico.

Poiché il preside, Arles Santoro, rompeva e non poco, un Pasquino scrisse la storia del mondo in tre semplici passaggi:

  1. a) I Santi hanno la lingua

  2. b) I Tori hanno la lingua

  3. c) Il Santoro ce lo lecca

Per una cartolina scherzosa, firmata da una trentina di studenti e da 5 o 6 insegnanti, la signora Rita Flamma smosse tutta la procura di Pistoia, fino a rendersi ancor più odiosa di quello che era con la sua cafonica autocrazia: con il terribile Arles Santoro, al contrario, non successe un bel nulla e siamo ancora tutti qua, vivi e vegeti e pronti a rompere i corbelli alla gente.

Così, quando la signora Blimunda sfotte riguardo alla «invidia penis» delle streghe-micine che sono tornate, e desume che quella citazione sia mia e non d’altri, fa come quei censori del cazzo che, non sapendo che altro fare, alla fine per la «patata bollente» della Raggi condannano per sessismo: forse perché non sanno cosa sia il sesso o non lo hanno mai fatto, certo non come quel giudice che, preso a pantaloni ai piedi, per sbarazzarsi di sì grande imbarazzo a Palazzo di Giustizia, fu semplicemente trasferito a Firenze – e magari anche con una pacca sulla spalla, a mo’ di paternalistico sostegno stile: «Coglioncello, la prossima volta, almeno, chiudi la porta della tua stanza a chiave!»

Gonfiava Clinton nella Sala Ovale

Ridicoli o, a Pistoia, redìoli. Tutti quanti. L’essenziale è che niente si veda fra i benpensanti dell’accoglienza: basta che non si dica che qualche bravo scienziato (ad esempio) è stato beccato nel gabinetto di chimica senza mutande e con una gentile compiacente collega che gli ricuciva la pipa del pantaloni né più né meno come la stagista di Clinton, anche lui democratico radical e facente parte della “gente perbene”.

E allora, anche per sfatare un mito, e in onore delle false opinioni della signora Milva Maria, voglio omaggiarla – omaggiandone al contempo anche tutti i nostri lettori – di una geniale antologia, messa insieme da un arguto ex allievo del Forteguerri, di notizie e commenti.

Fra i quali la signora Nesti o Blimunda (a scelta) troverà anche la famosa “invidia penis” con cui – mi perdoni la impegnatissima accogliente inclusiva – non ho alcun rapporto di paternità!

Buon Natale alle donne libere anche dall’ossessione di essere donne intellettuali e superintelligenti!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
I danni subìti da Nesti sono soltanto una partita di giro (e di presa in giro)

Scarica l’Antologia Latrinaria del Forteguerri


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