islamici. ATTUALITÀ, NON IDEOLOGIA D’ANTAN

Battuta di pesca con la lancia nel Mugnone

AGLIANA.  Il recente articolo rivelatorio sulla presenza di una ipotetica “moschea ad Agliana” ha suscitato quasi 400 condivisioni su Fb e oltre 20.000 sfogliature di pagina.

Siamo sorpresi e lusingati: la notizia è molto meno eclatante della vicenda che ha visto la Diocesi di Firenze, concedere un sito per la costruzione di una più esatta e grande moschea musulmana in quel di Sesto Fiorentino.

Agliana non è Firenze, ma evidentemente l’argomento ha un interesse diffuso locale che, probabilmente, trova origine nel “basso profilo” dell’Amministrazione Mangoni, ma anche, per esempio, tenuto dal presbitero di San Piero Don Paolo Tofani, sul (mancato) allestimento degli addobbi natalizi sul sagrato nelle trascorse Ss. Festività 2017.

Torniamo sull’argomento per specificare che la polemica – scoppiata virulentemente come un petardo dei fuochi del San Jacopo – non potrà essere opposta in senso critico nei soli confronti dello scrivente o del giornale: noi, leggiamo la realtà, incrociamo i dati e proponiamo le valutazioni conseguenti alla libera critica dei lettori.

Respingiamo le accuse di enfatizzazione del problema (che non è un problema, ma un fatto semplice) della presenza di una comunità islamica sul territorio di Agliana.

Un evento di celebrazione di una primaria onlus impegnata nell’accoglienza

Abbiamo altre volte, trattato questioni sull’accoglienza in senso certamente critico, per segnalare alla pubblica opinione la pratica diffusa (vi ricordate di “mafia capitale”) dell’uso delle onlus di cooperazione per intercettare flussi finanziari, riciclare politici trombati e remunerare schiere di amministratori – certamente integerrimi e formalmente corretti – con aziende nate come ditte di pulizie generiche, poi passate all’assistenza ai disabili, la formazione e dunque al business dei migranti commerciali.

Un malcostume questo, generalizzato nell’intero paese.

Buzzi, Mafia Capitale e profughi

Abbiamo intervistato giovani eritrei “profughi e richiedenti asilo” per conoscere la loro storia e le effettive persecuzioni date loro da un regime militare pervasivo e criminale, scriminando i migranti commerciali da quelli titolabili del requisito essenziale di rifigiati politici e dunque costituzionalmente protetti.

Rivendichiamo la tutela dell’esercizio della professione di qualsiasi religione, ma prendiamo atto che l’Italia – anche grazie all’inesistenza di una pregressa politica coloniale – non disponga di sodalizi islamici radicati e dunque organizzati – in senso criminogeno – nei decenni precedenti, come è stato in Francia. E questo è un altro fatto.

Il dramma del Bataclàn ha insegnato a tutti quali accadimenti tragici possono avvenire per la conseguenza di “schegge impazzite” che mettono a segno sanguinosi attentati terroristici nel mondo, portando alla ribalta spietate e inenarrabili esecuzioni.

Anche questi sono “fatti” che, insieme allo sterminio dei cristiani di Siria e Iraq, hanno un loro peso socio-politico, sulla politica internazionale, sulla quale non si vuole aggiungere neanche una pagliuzza secca, nel piano locale o provinciale.

In preghiera

Abbiamo forse colpa noi se la società occidentale si sta progressivamente secolarizzando?

Questo è probabilmente il vero paradigma sul quale si incaglia la tanto virulenta polemica sulla cultura islamica (e i talk show in Tv, ne sono la prova concreta, anche senza disturbare Don Massimo Biancalani): l’Islam sembra, ai più, qualcosa di esotico e anacronistico perché in occidente, la religione non è un elemento dominante che scandisce la quotidianità.

Diversamente, nel cuore di ogni Musulmano, la religione è al primo posto e non vi sono barriere tra il mondo secolare e quello sacro, perfettamente sovrapponibili nella vita.

Libro e spada: il simbolo dei  Fratelli Musulmani (movimento politico)

Gli islamici credono che la Shaari’a (legge coranica) debba essere osservata rigorosamente: il che spiega perché le istanze connesse con la religione siano così importanti, assumendosi la teocrazia come radice fondante della comunità dei cittadini uomini (le donne – nei paesi arabi – sono “femmine” e stanno fuori dal gioco), ovvero dello Stato.

Oggi, un nostro lettore ci spedisce una fotografia di una battuta di pesca nel Mugnone a Firenze associata a un commento ironico che recita: …la ricchezza della società multietnica” è anche questa: riscoprire la pesca con le lance. Grazie ne avevamo davvero bisogno!

Pesca al guado sull’Ombrone [2007]
Dubitiamo che la tecnica della pesca con le lance, sia mai stata una tradizione propria dei pescatori d’Arno, ma anche di quelli di Viareggio o di Follonica, però siamo certi che qualcuno la riconoscerà come un “valore aggiunto” proprio di una società multiculturale e – per dirla alla Boldrini – una “ricchezza” magari da preservare con un marchio Dop.

Questa è la realtà: chiamatela come preferite, ma non criticate il nostro giornale che la porta (in modo forse non asettico e ciò, sia chiaro, rientra nell’esercizio della libertà d’opinione) all’attenzione della comunità per una qualificazione genuina dei fatti e delle conseguenti scelte di indirizzo.

Questo è giornalismo, non altro.

[Alessandro Romiti]

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