hitachi. PER LA UILM FARE QUADRATO PER SALVARE PISTOIA

Itachi [da Il Tirreno]
Itachi [da Il Tirreno]
PISTOIA. Eppure ogni volta che si parla di Breda-Hitachi, si ha l’impressione di provare qualcosa di commovente.

Come poco fa al Caffè Marini quando Simona Gigetti, della Uilm, in conferenza stampa, ci spiegava cosa si dovrà fare per salvare Pistoia; e ci invitava a essere presenti all’incontro con Rocco Palombella, segretario nazionale metalmeccanici Uil, giovedì prossimo, 12 novembre, all’auditorium Terzani della biblioteca San Giorgio, alle 16.

Fare squadra, fare gruppo, tutti e senza crepe, per valorizzare le eccellenze di questo nostro territorio: dove è nato il polo ferroviario in cui la Regione Toscana ha investito; questo il messaggio che si voleva far passare, anche in vista di Parigi e del summit sull’ambiente che ci sarà a breve. Il treno, dunque, ha un futuro e un futuro grande.

Tutti significa tutti, sottolineava la dirigente sindacale: operai e dipendenti, indotto ex-Breda, politici, amministratori, autorità religiose. Ma come tenere insieme questa massa eterogenea già di per sé sfasata sul versante sindacale dove la Uil cammina per suo conto di contro a una Fiom-Cgil che ha già presentato la sua “riforma del mondo-Breda” direttamente all’Assoindustriali? Oltretutto la Uil ha perso la propria rappresentanza in seno alla Rsu dell’ex-stabilimento Breda di Pistoia con le ultime elezioni in fabbrica: e ce n’ha per rimontare, ora, tutto quel che ha perso.

Ma soprattutto il problema che si profila a Pistoia in questo preciso momento, già accennato peraltro anche dal Pcl (Partito Comunista dei Lavoratori: vedi), è il fatto che la materia prima, vale a dire la parte con cui contrattare (non diciamo controparte, perché non siamo più dinanzi a un Governo Italiano, mentre l’Italia non è più socia di Ansaldo-Breda), è ormai un padrone puro: quello che spende, che mette gli yen in impresa e che, con gli italiani – parliamoci chiaro – non ha niente a che vedere. Così come stanno le cose, Hitachi giapponese è, giapponese resta e giapponesemente risponde solo alla logica del profitto industrial-finanziario.

HitachiFinché le cose si potevano discutere e far discutere da e tra un Vannino delle Grazie e Saturnana e un suo partito di qui e di Roma, ma sempre Pci-e seguenti, pur con la mossa (del tutto sbagliata, secondo noi) di regalare la Breda a Bassolino e a Napoli, una qualche possibilità di manovra poteva anche esserci: si sarebbero spalmati debiti e impegni sulle spalle dei contribuenti. Ma da quando la sinistra (quale?) numericamente forte d’Italia (leggi Pd o precedenti) ha assunto il ruolo di manovratore da non disturbare, la strada non è neppure più in salita: non c’è proprio più. Fàtevene una ragione.

V’immaginate quanto importerà ai sudditi del mikado sentire lo strillo di Pistoia e le istanze di 700 o poco più dipendenti che comunque rischiano in concreto il posto di lavoro? Credete che Hitachi sia il colosso che è perché unisce e miscela santamente e piamente profitto e etica secondo le visioni di Papa Francesco? Noi non lo crediamo proprio.

Il macello su questa fabbrica che è diventata, piano piano ma inevitabilmente, un macello, lo ha combinato la politica locale (che qui è stata sempre la stessa da 70 anni, pensate un po’) e ora, come dice il figlio di Homer Simpson, non resta che il calzino – e forse (voglia Iddio di no) solo da ciucciare.

Quelli che vengono ora chiamati a far quadrato contro il “sol levante” (ma, fra loro, soprattutto i politici locali e no) sono sempre quelli che 4-5 anni fa, quando noi scrivevamo su Quarrata/news che la Breda sarebbe stata comunque venduta, promettevano e giuravano che ciò non sarebbe mai successo – ma allora c’erano le elezioni… E spingevano i dipendenti di via Ciliegiole a credere (e a dire) che eravamo degli emeriti somari.

Non toccò, la Breda, a General Elettrici né a Bombardier; ma ad altri, come vedete, è andata: secondo la previsione più realistica e credibile di un mercato che non salverà nessuno, altro che le tasche di poche migliaia di persone al mondo capaci di prosciugare perfino il midollo dei lavoratori: e tutto con le bandiere trionfali della sinistra iperliberista sviluppatasi da Mortadella in poi e fino a quel democristiano di Renzi.

Simona Gigetti - Uilm in conferenza stampa
Simona Gigetti – Uilm, in conferenza stampa

Ci rimane quindi difficile credere che qualsiasi manovra italica possa essere ascoltata e discussa dal modo di procedere “chipango” e dalla sua logica radical-samurai. E men che mai ci interessa se, con questa nostra ulteriore opinione, ci renderemo invisi ai più che, all’italiana, avranno ancora “il cuor che pulsa a sinistra” e diranno che noi eravamo e restiamo somari e disfattisti: il nostro compito è sviluppare analisi logica e antitrionfalistica e non false certezze – come quelle che sinora sono state renzianamente “asfaltate”.

E che in tutta l’operazione ci sia pure qualcosa che non va, lo si vede con il riassorbimento degli esuberi pistoiesi (50? 70? O quanti di preciso), orchestrato da Finmeccanica per addossare, come ultimo calcio nel di dietro al popolo lavoratore, con lo scivolo dei 4 anni secondo la legge di quella bella signora dal pianto facile “definita” Fornero – come direbbe De Luca di Crozza.

Saremo, comunque, presenti e parleremo con Palombella. Ma se tanto dà tanto, siamo davvero sicuri che Pistoia non finisca, auspice Hitachi, nel bugliolo della fabbrica di Napoli per poi, al primo scossone, prendere il volo “a volo” verso un’Europa dell’Est in cui la manodopera costa una girata di cappello e i lavoratori non puntano i piedi perché hanno fame?

Facciamo pure quadrato: ma farlo a stalla aperta e buoi scappati, ha un senso e soprattutto una speranza concreta?

E non è questione di gufare o meno: parlare di gufate in questo caso è ragionare secondo i pregiudizi e le superstizioni da Medioevo. Riflettere in questi termini è, al contrario, saper ragionare seguendo, passo passo – o meglio filo filo – le logiche pure del quattrino che ormai ci stanno governando e schiacciando tutti.

Intanto aspettiamo marzo-aprile e il piano industriale Hitachi. Solo allora, forse, potremo vederci più chiaro; anche nelle speranze della generosa Simona Gigetti che ha parlato perfino di espansione e di nuove assunzioni in Hitachi.

E come sempre ripetiamo… speriamo in Dio.

Scarica: Hitachi

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