IUC, LE COSE ASSURDE ALL’ITALIANA

IUC, una nuova 'bastardata'
IUC, una nuova ‘bastardata’

PISTOIA. Gli studenti imparano che nell’ambito del rapporto tributario la Pubblica Amministrazione deve ispirarsi ai principi di chiarezza, semplicità, efficienza ed economicità elaborati nel diciottesimo secolo dall’illustre economista scozzese Adam Smith, mio compianto trisavolo.

In particolare il principio di economicità prevede che l’applicazione di un’imposta non richieda un’organizzazione amministrativa complessa, mentre il principio di semplicità, a sua volta, dice che le imposte devono arrecare il minor disagio possibile al contribuente e limitare allo stretto indispensabile gli adempimenti a suo carico.

Piccola disgressione: di solito, invece, la pubblica amministrazione procede a effettuare dei cambiamenti e questi sono sempre a danno dei cittadini e in particolar modo delle fasce più deboli.

La premessa è necessaria per parlare della vicenda I.U.C. (acronimo di Imposta Comunale Unica), cioè di quell’imposta che è andata a sostituire, per volontà dell’Onorevole Brunetta, la famosa I.M.U.).

Veniamo, dunque, alla I.U.C. che, in questo contesto, potrebbe anche voler dire Italia Ultimo Casino.

Tale imposta è la risultanza (sommatoria e bastarda) di tre imposte: l’IMU, che colpisce le proprietà immobiliari; la T.A.S.I., che copre i servizi locali indivisibili come, per esempio, l’illuminazione pubblica; la T.A.R.I. che colpisce i rifiuti.

Inizialmente era previsto, per quanto riguarda la TASI, che fossero i Comuni a dover inviare i bollettini pre-compilati ai contribuenti (proprietari e conduttori di immobili in forza di contratti di locazione).

Ma nel decreto emanato in questi giorni dal Governo è previsto che i Comuni non siano più obbligati a inviare i bollettini: pertanto saranno i contribuenti a doversi preoccupare dei calcoli.

Non solo, perché altrimenti sarebbe troppo facile per il popolo! In forza del presunto federalismo, è altamente probabile che i Comuni alla fine decidano (per eccesso di democrazia?) un calendario di scadenze (IMU, TARI e TASI) tale che ogni due mesi i cittadini debbano mettersi in fila presso un CAF (Associazioni di Categorie o Professionisti) per pagare il dovuto. E per pagarci per poter pagare.

Tutto questo alla faccia dei princìpi che fin dal 1700 Adam Smith aveva dichiarato – e, aggiungiamolo, dei Governi popolar-destrorsi che, per maggioranza, amano tanto il popolo…

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