j’accuse tra storia & ciance. LETTRE À MONSIEUR COLETT SUR L’UNITÉ DE TEMPS ET DE LIEU DANS LA PROCURE DE LA REPUBLIQUE DU SARCOPHAGE-PISTOIA

Se il procuratore capo, quando si insediò, affermò che non voleva i “processi mediatici” a effetto, ci hanno pensato alcuni suoi sostituti e subordinati a ignorare perfettamente, e non pur una volta, le regole di un ordine di servizio disatteso, compromettendo indagati (fatti passare per colpevoli) e, in maniera poco lusinghiera, l’immagine già fragile della “giustizia pistoiese”

Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta
[e non è Roberto Benigni]

PERCHÉ IL COMUNE DI QUARRATA

HA CONCESSO BENEFICI NON DOVUTI?

 


 

 

QUANDO LA SATIRA offende e viene presa a bastonate come nel mio caso, è evidente che siamo in un regime asfissiogeno e repressivo: il colore non conta, se nero o rosso. Sempre di asfissia si tratta, fatta passare per legalità in termini di sussiegoso moralismo eticistico.

Comunque la si voglia prendere, la mia storia personale e la questione dei miei illeciti (lo ha detto il Tribunale del Riesame) 104 giorni di arresti domiciliari, chiesti dal signor Claudio Curreli e concessi (senza riflettere o con piena avvertenza?) dalla signora Patrizia Martucci, perfino in contraddizione con quanto aveva deciso – errando – in prima battuta, rappresentano un punto fermo non dirò della giustizia che non funziona in Italia, ma senz’altro della giustizia in corso legale nella Procura e nel tribunale di Pistoia.

Dire non ci siamo sarebbe esprimersi per eufemismi da Carmelitane Scalze o meglio, forse, da suorine di Santa Brigida violentate da fraticelli salaci e vivaci come novelli Masetti mutoli da Lamporecchio di boccacciana memoria.

A Pistoia, e non pur una sola volta, siamo andati ben oltre, anche con l’istruzione di una montagna di cazzabùbbole come se il signor Claudio Curreli fosse andato All’inseguimento della pietra verde.

Ha fatto, da buon volenteroso un tantinello ultroneo, come le spazzatrici automatiche delle strade: in un sol colpo ha raccolto ben 16 stupefacenti querele-denunce contro un pericolosissimo delinquente abituale, il Bianchini che, da 25 anni a questa parte, grazie al Comune di Quarrata, ha dovuto, lui, rininciare alla sua vita normale per non offendere cittadini – evidentemente di serie A – a cui il Comune ha voluto donare e concedere regalie e favoritismi non spettanti.

Una di queste deliranti denunce – ma ancora non ho verificato se altre – è andato, il signor Curreli, a prendersela da un suo collega per portasela nei suoi fascicoli e punzonarla con il proprio ©opyright. Permettete: cose mai viste. Roba dell’altro mondo. In battuta verrebbe da dire… abigeato di querele.

Man forte, nel confezionamento dell’iniquo “processo a tesi di colpevolezza in partenza”, gliel’ha data la signora Patrizia Martucci, consentendo a Curreli, pervaso dal “sacro furor della giustizia todo modo”, il sequestro preventivo di quattro computer, un cellulare, un tablet: e lo ha fatto senza nemmeno uno straccio di prova (che non c’era e non ci sarà neppure domani né mai) che io abbia stalkerizzato il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, Ctu del tribunale di Pistoia e perciò impossibilmente ignoto al fin troppo solerte inquisitore di me e di frati violentatori di sante monacelle spose di dio.

Le vedete o no? Le strade vicinali/interpoderali in arancione devono restare aperte anche se fa scomodo al Perrozzi. E se sono chiuse devono essere riaperte. Ma sarete duri tutti quanti? Pm di Pistoia, invece di inquisire me, studiatevi leggi e regolamenti! Fate indagini serie non chiacchiere

Per togliermi il diritto di vivere (negli oggetti sequestrati e tuttora trattenuti da metà novembre 2020, c’è tutta la vita privata e le opere di 50 anni di scrittura e di scrittore; di docenza nella scuola superiore e nell’università italiana; opere di filologia con ricerche a mezzo e interrotte da mesi, e denunce dei redditi, per entrare nelle “cure meschine di ogni giorno”); per togliermi, a suon di accuse infondate, il diritto di vivere, in maniera che non potessi infastidire chi, al contrario, con la sua arroganza ha davvero costretto me, mia figlia (con il suo compagno) e sua madre, a cambiare lo stile di vita e il diritto di vivere come sempre prima di lui e del suo arrivo. Con questo intendo riferirmi al Perrozzi, al distorto Comune di Quarrata e alla mirabile triade Mara Alberti, Sergio Luciano Giuseppe Meoni e Margherita Ferri.

La cosiddetta “giustizia pistoiese” prima mi ha denudato delle mie personali proprietà (i computers etc.) e del diritto di fruirne pienamente e senza limitazione alcuna; poi si è pure inventata un reato che non esiste, lo stalking giornalistico.

Dinanzi a sì grande scienza giuridica, degna di un maestro di diritto stile Cino da Pistoia (ma, mi verrebbe da dire, molto più adatta ad Azzo e chi non ce l’ha non vada a palazzo), cosa fare, se non ringraziare uno stile da Repubblica di Turchia e di quel distinto signore, Recep Tayyip Erdoğan, che arresta i giornalisti che parlano?

Nella procura di Pistoia scrivono e non sanno neppure ciò che scrivono. La signora Martucci mi impose, con le misure restrittive della mia libertà, di non frequentare i luoghi frequentati dal ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, Ctu del tribunale di Pistoia.

Per questo ascoltò solo (con l’orecchio del signor Curreli) le parole dell’avvocata Elena Giunti che – se è figlia dell’ex sindaco di Agliana come mi dicono – è nata in un orto di progressisti e liberal che dei diritti umani se ne catafottono.

Mi impose, Patrizia Martucci, di stare alla larga dal non-dottore a non meno di 300 metri: ma chi è mai andato a cercarlo? E mi vietò, la Gip, di comunicare con lui, la vittima, ma forse solo di se stesso e della sua sostanziale sciocchezza.

Gentile signora Martucci, ma quello lì, chi lo ha mai cercato? Forse la sua avversione nei miei personali confronti (e lui sì, che è stato ed è tuttora un bello stalker) è nata, forse, quando, fregiandosi pomposamente del titolo di dottore, non ha avuto più fiato per spiegarmi in cosa fosse dottore quando gli ho chiesto dove e come si fosse laureato. Domanda alla quale neppure i suoi avvocati hanno potuto e voluto rispondermi – pure la signora Lastraioli che mi ha querelato, a mio avviso, coprendosi di ridicolo. Ci mancava solo che mi facessero querelare dal vescovo Emerito di Prato, monsignor Agostinelli, e poi dal Circo Togni, e la commedia dell’arte, recitata a soggetto, sarebbe stata completa!

Il Tribunale del Riesame ha chiarito che non esiste lo “stalking giornalistico”. Questo non è punto piaciuto al signor Giuseppe Grieco, numero due della Procura di Pistoia. L’ha detto in aula e con aria un po’ infastidita: ma sapesse quanto poco sono piaciuti a me 104 giorni di ingiusta detenzione, sarebbe più cauto nell’esprimere i suoi giudizi affrettati

Lei sa, signora Martucci, cos’è l’afasìa? Il non-dottore si è offeso perché… la sua laurea, quella di cui si faceva grosso, a quanto risulta è una di quelle targate Trota; del tutto simile al titolo accademico che il figlio di Bossi acquistò a Tirana.

Il non-dottore è andato a prendersela altrove: ma il risultato è lo stesso. Per questo difendete pure questi individui, povere vittime del Bianchini, e creerete, proprio voi giudici, dei mostri in piena regola.

Avete creduto ai suoi (del Perrozzi) fasulli certificati medici rilasciati dalla dottoressa Sabrina Sergio Gori, il sindaco più inutile e più dannoso per Quarrata, offeso – secondo il signor Curreli – nell’onore e nel decoro e infilato nel mucchio delle querele strumentali in vendita a corpo e non a misura.

Anzi: quei certificati medici – riservatissimi – e quelle patologie del sindaco Benesperi-Pedrito di Agliana, li avete notificati perfino ad altre vostre conoscenze: parlo del fu comandante Andrea Alessandro Nesti di Agliana (buono scacchista, forse; ma denunciatore anonimo e da voi benevolmente assolto in aula) e della sua gentile signora Blimunda se non anche di chissà quanti altri.

Un’operazione, di (si licet) sputtanamento mediatico generale in violazione di privacy e, insieme, rivelazioni di segreti istruttori e segreti di ufficio: perché quel che esce dalla procura di Pistoia (mi spiace per il dottor Coletta, parte debole di un team ben coeso e cementato) nessuno è capace di saperlo, tante sono le vie e i rivoli di scolo da cui sgrondano le notizie.

Nell’ordinanza restrittiva della mia libertà, la signora Martucci mi intimava – cito testualmente – di non comunicare con il non-dottore. Voglio, perciò, ricordare al Gip che non solo con il non-dottore non ho mai comunicato (al massimo ho risposto ai suoi zelanti avvocati inviando anche a lui le risposte per conoscenza: è un delitto? È stalking? È offesa? È molestia?), ma che, negli articoli successivi all’ordinanza restrittiva Martucci, il non-dottore non è neppure mai stato nominato invano; e dunque non ho mai bestemmiato dio in terra.

Dinanzi al Tribunale del Riesame a Firenze, la metafora dell’uomo e la legge. Da destra: cerchio vuoto (inesistenza felice), cerchio con feto (iniziano i problemi), vita con gli altri (confusione) e… condizione finale del «in ginocchio e zitto, schiavo!»

Ora – e questo lo dico e sottolineo, anche al dottor Tommaso Coletta e al signor Giuseppe Grieco – a casa mia non comunicare con significa una e una sola cosa, rigorosamente in linea con il dettato delle norme espresse nelle Preleggi: vuol dire non mandare lettere o altro al non-dottore. Nessuno ha scritto, da nessuna parte, Bianchini devi smettere di scrivere – anche se ciò, evidentemente, era il pensiero sotteso e l’auspicio di tutti.

Perciò: signor Curreli, signora Martucci, signor Grieco, dottor Coletta, signori tutti della procura, spiegatemi con quale diritto e ineccepibile motivazione mi avete tenuto per 104 giorni agli arresti domiciliari dichiarando che “avevo violato le prescrizioni-Martucci”, se non con un arrogato diritto di abuso e di volontaria afflizione inflìttami al semplice fine di tapparmi la bocca, calpestare i miei diritti umani e civili e produrre un vero e proprio chilling effect, in pratica una sorta di vera e propria intimidazione.

Datemi ragione, e convincetemi senza usare la mazza chiodata, del perché dovrei inchinarmi dinanzi a un tribunale che a fronte di questi miei rilievi, dovrebbe squagliarsi come un pizzico di neve sotto il sole del Sahara.

Dal 5 febbraio non sono più giornalista e non voglio più essere uno di quelli a cui dalla procura stessa – come peraltro ho documentato al dottor Coletta – sono giunte e giungono notizie e imbeccate che infangano la giustizia e ne sottolineano la vergogna della disobbedienza agli ordini impartiti da un superiore gerarchico.

Se ti indagano quancosa devi aver fatto… Sei certamente colpevole

Prima di accusare offendendo la vera dignità e il vero decoro di chi scrive il vero, avreste dovuto scartabellare tra i faldoni del Comune di Quarrata: così il signor Curreli e la signora Martucci avrebbero evitato di fare la figura che hanno fatto dinanzi al Tribunale del Riesame con le loro invenzioni ispirate al ricordo al sopruso.

Nessuno di voi, gentili signori, ha il diritto di rovinare la vita altrui con tanta disinvolta sufficienza. Ed è per questo che mi rifiuto di essere “giudicato” da chi opera e porta al banco dei già condannati in partenza (questa la croce che avete inflitto e non solo a me) senza svolgere nessuna indagine partendo da chi la sporcizia è abituato ad accumularla e a nasconderla istituzionalmente. Per questi motivi ricuso il giudice [in]naturale.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]

 

Libertà?

   Sarà düra…

 

 

A mia insindacabile opinione, il tribunale di Pistoia ha bisogno di essere dissodato e ricostituito dalle fondamenta, dopo essere stato tolto di mano ai poteri occulti di una città che si esprime, non di rado, con operazioni anche vergognosamente trasversali e perfino a lunga gittata.
Se esprimere una libera opinione è prova di reità, allora significa che nelle aule di giustizia ci sono tanti piccoli democratici
Kim Jong-un.
Voglio rammentare a tutti che in Italia, almeno in teoria, non dovrebbero esistere reati di opinione. Ma forse sbaglio…?


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